Sport, 13 febbraio 2024

Un desiderio irrefrenabile di onnipotenza…

I casi di Dani Alves, Horner e Formenton: lo sport d’elite sotto accusa

LUGANO -  Lo sport d’elite mondiale è sotto choc. Da un lato il processo al giocatore brasiliano Dani Alves, accusato di stupro ai danni di una ragazza in una discoteca, dall’altro l’inchiesta interna della Red Bull, plurititolato team di formula 1, per accertare se il boss Chris Horner abbia avuto comportamenti inappropriati (con tanto di abuso di potere) nei confronti di una dipendente. E, dulcis in fundo, si potrebbe anche aggiungere la vicenda di Alex Formenton, il giocatore dell’Ambrì Piotta finito nel mirino della giustizia canadese per un presunto stupro di gruppo. 



A livello internazionale, i primi due casi sono decisamente ai vertici degli interessi mediatici, anche se quello dell’attaccante biancoblù e dei suoi compagni non è certamente di meno per importanza e gravità. Per tutti e tre i personaggi sotto accusa vale ovviamente la presunzione d’innocenza. È evidente però, ma non è certo una novità, che la classe degli sportivi d’elite abbia in grembo qualcosa di perverso e inaccettabile, che per fortuna tocca una minoranza. E quel qualcosa di perverso si chiama delirio di onnipotenza e tocca quelle persone che pensano di avere uno status elevato, un autentica ossessione per il potere e la ricchezza, e si considerano più importanti dei loro simili. Su questo fenomeno tempo fa al nostro giornale la psicologa e psicoterapeuta Elena Giulia Montorsi, docente universitaria a Milano e Roma, ebbe a dichiarare che “la violenza di genere è presente e non possiamo negarla esattamente come lo è sempre stata in passato. Ad oggi le campagne di sensibilizzazione hanno portato sempre più partner a denunciare gli abusatori, anche gli sportivi famosi, e questo perché la cultura del victim blaming, per quanto estremamente presente nel tessuto sociale, si sta iniziando a incrinare, ma c’è ancora moltissimo lavoro da fare ...”. 


I casi di violenza sessuale nello sport d’elite devono comunque far riflettere soprattutto chi opera nel settore: le società in primis, che dovrebbero darsi dei codici di comportamento. Per evitare il peggio, per evitare di finire del fango.

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