Sport, 05 ottobre 2023

Dal Brasile con un sogno: “Arrivare più in alto possibile”

Al Lido abbiamo incontrato Rafinha, centrocampista paulista del Locarno

LOCARNO - La faccia è quella del ragazzo sognante, ma l’espressione dice che ci troviamo davanti ad un uomo che ha le idee in chiaro e la testa sulle spalle. Di certo il coraggio non manca a Rafael Baldini Massola, 23 anni, da San Paolo. Come tutti i brasiliani ha un soprannome, che peraltro è abbastanza prevedibile: Rafinha, Rafi per ulteriore comodità. È in una fresca serata di metà settembre che lo incontriamo al termine della facile e larga vittoria del suo Locarno sullo Zofingen, un 5-1 al quale il paulista ha partecipato attivamente soprattutto dopo che è stato messo a giocare da regista dietro alle punte. “È quella la sua posizione, deve toccare molti palloni. Ha dei bei numeri e il suo potenziale lo sfrutta appieno solo se è al centro della manovra”, afferma Rémy Frigomosca, che guarda nervosamente da bordo il suo piccolo gioiello. Il Mister valmaggese deve tapparsi la bocca, perché non può dirigere i suoi, visto che è squalificato, ma ogni tanto incrocia lo sguardo di Rafi, che lo cerca cercando di carpire consigli che il tecnico non può purtroppo dargli. “Non ha ancora i novanta minuti nelle gambe, ha fatto bene il mio vice a sostituirlo dopo il 60’. Non è facile per lui, è arrivato da solo. Anche questo ha il suo peso. Ma stiamo facendo di tutto per integrarlo”. 



Rafi, è davvero così? Sta incontrando delle difficoltà ad ambientarsi?
Credo sia normale, ma più passa il tempo meglio vanno le cose. Sono stato accolto benissimo, ci sono alcuni compagni di squadra che parlano lo spagnolo, uno è portoghese e per fortuna l’italiano è una lingua che si avvicina a quella lusitana. Devo dire che qualche parola la mastico già, in un mese ho imparato a costruire le prime frasi. Penso che stia soprattutto a me fare dei passi verso i compagni e vedo che apprezzano i miei sforzi. So che c’è una numerosa e attiva comunità portoghese in città, ma la contatterò fra qualche po’. Prima devo imparare a conoscere gli usi e costumi locali. È doveroso. 


E come è arrivato a Locarno? Non era evidente scovare una realtà così piccola… 
Devo essere sincero, non so come abbiano fatto ma mi hanno contattato loro. All’inizio sono rimasto sorpreso, poi però non ho esitato un attimo a rispondere affermativamente alla chiamata di Emanuele Di Zenzo (il direttore sportivo del Locarno, ndr) e del suo staff, che mi hanno esposto il progetto che si estende su più anni e che è già in stato avanzato. Ho sempre pensato di espatriare e questa mi è parsa un’occasione da non perdere. In poco tempo mi sono organizzato, ho detto "ciao" alla mia famiglia e ho lasciato il Brasile per la Svizzera.


Dove vive?
In un appartamento messo a disposizione dalla società e vicino al centro ma anche non lontano dallo stadio. Una soluzione ottima, che mi aiuta ulteriormente a trovare dei punti di riferimento ai quali affidarmi. È tutto nuovo qui e non è per nulla evidente. Ma davvero, tutti mi stanno aiutando e presto mi sentirò completamente a mio agio, ne sono sicuro. 


E il primo impatto con il Ticino com’è stato? 
È totalmente un altro mondo rispetto a San Paolo e al Brasile in generale. Mi ha colpito molto la qualità di vita che c’è qua, molto superiore a quella a cui ero abituato. La gente è più pacata, tutto è organizzatissimo e pulitissimo. Poi è davvero bello; appena avrò un po’più di tempo scoprirò meglio il territorio, magari usando i mezzi di trasporti pubblici, che sono davvero efficienti. Se penso a quelli brasiliani, mi viene da sorridere. Prendere un treno o un bus è un’avventura… 


Ma sta dicendo che il Ticino è più bello che San Paolo? 
No, non sto dicendo questo. Sono semplicemente non confrontabili, perché totalmente diversi. San Paolo è una città immensa, con tutti i problemi che si porta dietro una realtà del genere. Ci sono angoli meravigliosi, come ce ne sono anche qui. È casa mia e quindi parla anche il cuore. Ma ripeto, ognuna con il suo fascino, entrambe sono molto belle. Chiaro, conosco di più la mia città, ma mi sono già accorto di quanto sia carino il posto in cui vivo attualmente.


E con il clima come va?
Mamma mia, stasera faceva davvero freddo (c’erano 17 gradi! ndr). Ma quando lo dico i miei compagni di squadra mi prendono in giro. Mi hanno spiegato che questo è solo l’inizio è che in inverno spesso nevica. Io la neve non l’ho mai vista, sarà anche questa un’esperienza (ride). Mi ero illuso, quando sono arrivato c’era un caldo che mi aveva sorpreso… 


Passiamo ora all’aspetto agonistico: quali sono le differenze con il calcio brasiliano? 
A livello di ritmo qui si va molto più veloce, quindi bisogna pensare in fretta e agire ancora più rapidamente. Non bisogna cincischiare, perché sennò il pallone è subito perso. È questa la maggiore difficoltà che ho riscontrato. Ma mi sto adattando e cominciando a conoscere il calcio svizzero e i compagni. Non potrò che migliorare. I minuti di campo che mi vengono concessi dimostrano che in me c’è fiducia e io cerco di ripagarla dando il mio meglio. E se potrò aiutare il Locarno a conquistare un’altra promozione avrò raggiunto il mio obiettivo per questo primo anno in Europa. 


L’Europa e il suo calcio sono il sogno di molti ragazzini che vogliono aiutare le proprie famiglie a uscire dalla povertà. È anche il suo caso? 
Grazie a Dio alla mia famiglia non manca niente e non abbiamo mai dovuto soffrire la fame. Ma ho parecchi amici nel mondo del calcio che non hanno avuto la mia fortuna e che vogliono a tutti costi diventare professionisti per poter guadagnare dei soldi per aiutare i propri parenti a uscire dall’indigenza. Per loro è dura, ma quando ce la fanno è una doppia vittoria… 


Alla sua età si deve sognare: dove vorresti arrivare? 
Mi piacerebbe giocare un giorno in una grande squadra come il Milan, il Manchester United, il Real o il Barcellona. Per ora però devo tenere i piedi per terra e dare il mio massimo per il Locarno, la società che mi ha dato questa bella possibilità. Contro lo Zofingen ho fatto il mio, speriamo di riuscirci altre volte. Sono cosciente delle ambizioni del comitato e so che stanno facendo di tutto per salire il più possibile. È un club piccolo ma molto organizzato, con persone molto appassionate. Non manca nulla per fare bene, insomma. 


Proprio mentre terminiamo l’intervista le luci dello stadio si spengono Rafi saluta il sottoscritto e un conoscente improvvisatosi traduttore. Prende il borsone e sparisce nel buio, il futuro è tutto davanti a lui. Nel capace sacco porta non solo i panni da lavare, ma anche tanta speranza. La speranza di un giorno calcare i terreni da gioco più prestigiosi del mondo. Ma per ora gli avversari si chiamano Collina d’Oro, Buochs o Gambarogno. E la maggioranza degli impianti sportivi sono lontani anni luce dagli sfarzi dei moderni impianti dotati magari di seggiolini riscaldati. Per ora c’è solo il legno delle panchine del Lido. Ma a Rafi va bene così.

OMAR RAVANI

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