Sport, 28 maggio 2023

“Il vero GP di Monaco è al sabato pomeriggio...”

Il giornalista ex Gazzetta Pino Allievi e la corsa monegasca, in programma oggi

LUGANO - Pino Allievi (nella foto), già prima firma di automobilismo della Gazzetta dello Sport, ha visto il suo primo Gran Premio di Monaco nel 1978. Da allora ne ha perso soltanto un paio. Il giornalista italiano, spesso ospite del Mattino della Domenica, ha scritto di memorabili battaglie, corse noiose, incidenti, prove da sballo e grandi trionfi di grandi campioni. Conosce il circuito - uno dei più difficili della formula 1 come le sue tasche e più volte, per cercare di capirne i segreti, lo ha percorso a piedi assieme ad alcuni colleghi.


“Ricordo che con Cristiano Chiavegato, inviato della Stampa, era diventato un appuntamento fisso. Al venerdì, dopo le prove libere, ci recavamo in pista e sentivamo l’odocre acre dei pneumatici consumati e potevamo scorgere le strisce delle frenate delle macchine nei punti più caldi del tracciato”.


Pino Allievi è in pensione da alcuni anni ma segue sempre la formula 1, dispensando competenze e conoscenze su alcuni canali privati e sul sito FormulaPassion. Anche oggi sarà presente a Montecarlo per il Gran Premio di Monaco, tema della nostra chiacchierata con il giornalista comasco. 



Pino: si torna a Montecarlo, si torna sul circuito probabilmente più anacronistico della formula 1 e della storia del motor sport.
Da anni si dice che il Mondiale prima o poi lascerà le strade del Principato. Però, alla fine, non cambia nulla. Certo, questo circuito non è in linea con i tempi, soprattutto perché superare è quasi impossibile. Oggi più di prima, vista la stazza delle monoposto. Si assiste quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, a Gran Premi noiosi e monotematici. Chi parte davanti, salvo problemi meccanici o incidenti, vince. È sempre successo così.


E allora perché continuare a correre sulle stradine del Principato?
In primo luogo perché gli investimenti non sono bazzeccole ma tanta roba. E poi perché ai dirigenti della FIA Monaco piace. Per il glamour, per lo stile hollywoodiano delle serate pre, durante e dopo corsa, e per gli incontri dei business man. Insomma: la formula 1 non è la sola protagonista.


Sembra che la noia sia una componente ormai accettata da tutti.
Se si riferisce alla gara, è proprio così. In fondo, e questa è la mia opinione, il vero Gran Premio si disputa il sabato con le qualifiche, quando i piloti, che corrono senza la pressione del corpo a corpo con i rivali, hanno spazio per dare spettacolo fra i muri che sfiorano ripetutamente. Il giro secco per la
pole position è il GP! Non il contrario.


Lei segue il GP di Monaco dal 1978.
Feci il mio esordio da inviato sul circuito monegasco. Proprio in occasione del primo successo in carriera di Patrick Depailler, che vinse la gara davanti a Lauda (Brabham) e Scheckter (Wolf). Fu proprio dopo questa gara che Mauro Forghieri incontrò il sudafricano per proporgli di correre per la scuderia di Maranello. Cosa che avvenne l’anno dopo, per la soddisfazione di entrambi.


Qual è stata la gara più bella alla quale ha assistito a Montecarlo?
Dal punto di vista emotivo direi il Gran Premio del 1981, in cui si impose dopo una corsa combattuta Gilles Villeneuve. Il canadese sapeva sempre regalare grosse emozioni. Mi ricordo che lo intervistati nel dopo-gara e mi apparve felice ma stanchissimo: guidare sul quel tracciato è snervante e faticoso. Ma non dimentico nemmeno la vittoria di Mark Webber nel 2010, al termine di una gara pazzesca.


Secondo lei chi è stato il re di Montecarlo?
Ayrton Senna, e non solo perché ha vinto sei volte. No, per la sua grande capacità di tenersi sempre sotto pressione e di battere i rivali su un terreno che richiede intelligenza e grinta. Ma ricordo anche Graham Hill, davvero bravo ad interpretare alla grande questo circuito. E non dimenticherei nemmeno Michael Schumacher, abile a leggere la corsa e, se del caso, a dominare la concorrenza.


Un Gran Premio, per altro, molto pericoloso.
La sicurezza è comunque migliorata nel corso degli ultimi decenni. Anche per merito degli ingegneri, che hanno costruito delle vetture solide, forti e a prova di incidente. Lorenzo Baldini non sarebbe morto con le monoposti attuali.

M.A.

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