Sport, 20 settembre 2022

“Van Art e Van der Poel i grandi favoriti al titolo”

Ciclismo: parla Alessandro Ballan, ultimo italiano a vincere il Mondiale (nel 2008)

LUGANO - Alessandro Ballan non ha vinto molto in carriera, anche se bastano un Giro delle Fiandre (2007) ed un Mondiale (2008) a farne uno dei corridori italiani contemporanei più famosi e in fondo titolati. Il ciclista di Castelfranco Veneto non ha tuttavia avuto un percorso professionale impeccabile: in due circostanze è stato infatti sospeso per doping. Come dire: brutte storie che hanno gettato parecchie ombre sulla sua onorabilità di sportivo. Ma tant’è. Nel 2014, in seguito anche ad un brutto incidente avvenuto in Spagna durante una seduta di allenamento, ha poi deciso di ritirarsi dalle competizioni. Oggi il veneto (è di Castelfranco) organizza gare regionali e si occupa anche di rappresentanza.


“Purtroppo sono fuori dal grande ciclismo – ci ha detto nei giorni scorsi nell’intervista per lanciare i Mondiali su strada iniziati domenica in Australia –Sino allo scorso anno facevo anche l’opinionista per la Rai ma poi, con il cambio alla direzione dei servizi sportivi, hanno preferito tenere Alessandro Petacchi e lasciare a casa il sottoscritto. Nulla di grave, ci mancherebbe, però mi divertivo commentare i grandi giri, le classiche e i campionati del mondo”.


Alessandro, a proposito di campionati del mondo: l’Italia non vince più dal 2008. E guarda caso con Alessandro Ballan (ride, ndr). 
Sì, non vinciamo più nulla da 14 anni, dalla rassegna di Varese. Quel giorno fu un trionfo per tutta la nostra squadra, che piazzo tre corridori ai primi quattro posti: Cunego secondo e Rebellin quarto. Ma l’uomo su cui si puntava era Paolo Bettini, che aveva vinto le edizioni del 2006 e del 2007. Ci ritrovammo in fuga una dozzina di corridori ed io capii immediatamente che se avessi voluto diventare campione del mondo avrei dovuto partire nelle fasi finali. In volata non avrei avuto nessuna possibilità. Fu così che a due chilometri dal traguardo ci provai. Andò benissimo, anche perché dietro i miei compagni ruppero i cambi ed impedirono agli altri di tornare sotto.


Da allora, a livello di mondiale, il ciclismo italiano è scomparso anche dagli albi d’oro se si eccettua il secondo posto di Matteo Trentin nel 2009. Cosa succede?
Aggiungo di più: negli ultimi due anni abbiamo vinto solo due classiche. Con Bettiol al Giro delle Fiandre (2019) e Colbrelli alla Parigi-Roubaix (2021), due successi estemporanei, due grosse sorprese, assolutamente non previste. E inoltre: cosa sarebbe stato del nostro ciclismo se negli ultimi 10 anni Vincenzo Nibali non ci avesse messo
una pezza? È una crisi ormai conclamata: mancano ricambi, si lavora male nei settori giovanili e di riflesso non ci sono più squadre UCI World Tour. Quando correvo io ce n’erano almeno 6/7, adesso è buio pesto.


Domenica sono scattati i Mondiali: difficile che la tendenza s’inverta. Vero?
Temo di sì. Bettiol e Trentin a parte – con poche chances per altro di lottare per la vittoria – non vedo nessuno in grado di stare con i primi. Ci sono un paio di giovani da tenere d’occhio, parlo di Bagioli e Battistella, ma non credo abbiano la personalità per arrivare lontano. Le sensazioni non sono dunque positive. Il nuovo commissario tecnico Daniele Bennati ha fra le mani una patata bollente. Gli faccio tantissimi auguri!


Torniamo alla gara degli Elite di domenica prossima. Due parole sul percorso. Duro o non duro? Facile, difficile…Cosa si aspetta?
Stando a quanto ho potuto vedere sui siti o in TV, leggendo anche i commenti degli esperti, mi sono fatto una certa idea. Nel senso che questo percorso non è affatto semplice o adatto ai velocisti come qualcuno ha voluto far credere. Sarà di certo una gara combattuta. E come non potrebbe esserla con quasi 4 mila metri di dislivello? E poi nel finale di gara c’è uno strappo che potrebbe essere decisivo. Non è da escludere un attacco proprio nelle ultime fasi. A giocarsi il titolo saranno al massimo sei-sette corridori.


Chi sono i favoriti (o il favorito) di Alessandro Ballan?
Van Art e Van der Poel in primis, poi Evenepoel, la meglio gioventù presente alla corsa. Sono loro i corridori sui quali scommetterei. Del resto, risultati alla mano, hanno caratterizzato questa stagione. Il percorso si addice loro: Van Art è molto potente, Van der Poel sa dinamitare le gare come pochi, Evenepoel ha una classe immensa. Vedremo poi se la nazionale belga saprà gestire al meglio la presenza in squadra di due galletti quali Wout e Remco. Attenzione però… 


Prego?
Non sottovaluterei l’idolo di casa Michael Matthews. È un corridore che sa correre anche quando la strada s’inerpica. Non è solo un buon sprinter. E poi gareggia nella sua terra e vorrà perciò regalare ai propri tifosi la gioia di un titolo mondiale. Il secondo, se non sbaglio.


Esatto, Ballan non si sbaglia: il primo lo vinse nel 2009 a Mendrisio Cadel Evans, l’australiano di Stabio.

MAURO ANTONINI

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