Sport, 24 luglio 2022

Cornaredo vuoto. Cercasi tifosi disperatamente

LUGANO - Il pubblico, il tifo, il calore della gente, il sostegno e la solidarietà quando le cose vanno male - sono l’essenza del calcio e se ben guardiamo di tutti gli sport. Da quando esiste la competizione, da quando si gioca nelle arene o negli stadi (era così anche ai tempi dei romani), il giocatore ha bisogno di sentirsi spronato e spinto: per dare il massimo, per buttare il cuore oltre l’ostacolo e magari mitigare il divario tecnico con un avversario più forte. “Il pubblico mantiene l’opera viva”, disse una certa volta la famosa soprano italiana Katia Ricciarelli. Come non darle ragione? Senza gli spettatori che incitano, gridano e urlano, lo spettacolo non è più uno spettacolo, è un po' come andare in bicicletta con le gomme a terra. Senza il pubblico, o un buon pubblico, diventa tutto più complicato: e allora i 2737 di domenica scorso contro il Sion e i 1150 abbonati per la nuova stagione annunciati da Martin Blaser appaiono decisamente pochi per il Lugano.


Stupiscono perciò le parole del CEO bianconero a proposito di questi deludenti numeri: “Mi spiace ma questo tema non è la nostra priorità”. Ma come? Dopo il trionfo di Coppa Svizzera ed un ottimo quanto inatteso quarto posto non era lecito attendersi qualcosa di più? Qualcuno dirà: a Lugano è sempre stato così, la gente va allo stadio solo quando arrivano le vittorie. Un argomento, quello dello scarso pubblico, vecchio come i datteri. Questa teoria, tuttavia, non tiene, visto che nel mese di maggio scorso i bianconeri avevano riportato la Coppa Svizzera in Ticino dopo 29 anni. Ma allora qual è il male oscuro che impedisce che Cornaredo torni ad avere un affluenza degna di nota? Abbiamo provato a dare qualche risposta o avanzare delle ipotesi, senza avere la pretesa di impartire lezioni o dare consigli a Blaser, che comunque, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non è certo contento di questa situazione.


CONCORRENZA: l’indimenticabile Tullio Calloni diceva di nutrire invidia nei confronti dell’ hockey ticinese, che aveva (ed ha) numeri importanti a livello di pubblico. Secondo l’ex presidente bianconero uno dei motivi della scarsa affluenza a Cornaredo era da ricercare nella concorrenza fra i due grandi club di Lugano. Può darsi, anche se dalle parti della Corner Arena, un po’ in controtendenza a quanto disse Calloni, non si fanno certo salti di gioia. La campagna abbonamenti non viaggia a gonfie vele (3 mila ad oggi). Per un tifoso bianconero di hockey e di calcio pagare due abbonamenti non è decisamente scontato. E allora bisogna fare delle scelte. Ci aspettavamo che la vittoria di Coppa desse nuovi impulsi al versante calcistico.


AMBRÌ PIOTTA: un dato statistico diremmo esaltante ci arriva dalla Leventina, dove nei giorni scorsi il presidente Lombardi, conducator di lunga data, ha annunciato che la campagna abbonamenti procede a ritmo spedito e viaggia verso un nuovo record: 4 mila! La nuova pista ha certamente un’incidenza. E poi esiste un aspetto che non va assolutamente sottovalutato. Ne parliamo al prossimo punto.


AFFETTO E SIMPATIA: può piacere o meno, dipende da che parte lo si guarda, ma c'è un punto che non
va certamente dimenticato. La società biancoblù è circondata da un affetto popolare che in Ticino ha pochi eguali. Lo stesso HCL, che da anni è la società più titolata e gloriosa del Cantone, non ha il seguito dell’HCAP, anche se ci sono state stagioni in cui alla Resega si facevano medie spettacolari. Affetto e simpatia, insomma: ci viene in mente che forse a livello di comunicazione e di promozione a Lugano, in questo caso l’invito è rivolto soprattutto a Martin Blaser, qualcosa andrebbe fatto. 



TELEVISIONE: non è certo una novita: le pay Tv sono un pugno nello stomaco per le società nostrane. Tifosi del calcio internazionale, soprattutto quelli di Inter, Milan e Juventus, preferiscono starsene sul divano a guardare le partite delle loro beneamate piuttosto che recarsi in uno stadio ticinese, nel caso specifico luganese. Molti, addirittura, se vanno direttamente sul posto. Per buona pace del cassiere FCL.


IDENTITÀ: neanche la tanto sbandierata ed auspicata identità locale ha smosso il torpore di certi sedicenti tifosi, non è infatti bastato avere in squadra un coach (Mattia Croci Torti) e un giocatore di grande talento (Mattia Bottani) ticinesissimi. Lo stadio, infatti, è quasi sempre semideserto. Lo scorso anno il Lugano ha chiuso desolatamente in ultima posizione nella classifica del pubblico, come si può leggere nel riquadrato a parte.


LA PASSIONE: come coltivarla? Si comincia dai giovani e dai bambini. A Berna se ne sono visti molti in tribuna. Ma è sul territorio che va sfruttato questo potenziale. Con iniziative, con manifstazioni ricreative, con ritrovi in cui la gente si possa identificare con i propri idoli. Un esempio: negli Anni Ottanta i tifosi HCL si ritrovavano al bar Johnny di Via Maggio, molti anni prima quelli del calcio erano soliti incontrarsi al bar della Posta in centro). Oggi questi catalizzatori di tifo non esistono più.


CONCLUSIONE: il tifo e l’entusiasmo non si creano certo dall’oggi al domani. Soprattutto in una piazza complicata come quella luganese. Il nuovo stadio aiuterà? Tutti ne sono convinti. Ma la sfida più suggestiva è, secondo noi, un’altra: ritrovare simpatia e popolarità, che i 10 mila di Berna hanno riproposto (ma per un solo giorno). Un’ eccezione che conferma la regola. Coraggio, caro Blaser!

RED.

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