Sport, 08 luglio 2022

Simbolo del doping ma ancora nel ciclismo

L’ex corridore Alexandre Vinokourov, oggi dirigente dell’Astana, non molla la presa

LUGANO - Alexandre Vinokourov nasce in un paesino dell’allora Repubblica socialista sovietica del Kazakistan. Famiglia povera, che si arrabatta come può in un contesto difficile. La nazione è legata a doppia mandata a Mosca e ne subisce l’influenza. Perciò quando il comunismo crolla nel 1991 il popolo kazako, di etnia asiatica, festeggia. Mal gliene incolse, perché c’è appena il tempo di sognare la democrazia che al potere sale il presidente Nazarbaev, che con il tempo diventa il padrone assoluto della situazione. Dittatore o uomo forte, fate voi, quest’ultimo ha il merito, l’unico, di trasformare un paese arretrato in una nazione un po' più moderna. E ciò grazie al petrolio.


Alexandre, nel frattempo, è diventato qualcuno. E lo deve all’allenatore francese Vincent Lavenu, che lo forma al ciclocross, sport nel quale primeggia. Ma a lui piace soprattutto la strada e nel 1998 diventa professionista. Timido, introverso, il biondino nato a Petropavlovsk 49 anni fa, si fa notare per la sua determinazione: vince subito un Delfinato e una Vuelta Valencia con i colori della Casinò, diretta proprio da Lavenu. Poi passa alla Deutsche Telekom, al fianco di Jan Ullrich. Lì ottiene ottimi risultati: la Parigi-Nizza (2002), l’Amstel Gold Race (2003) e il Giro di Svizzera (sempre nel 2003). Arriva terzo al Tour de France. Nel 2005 ecco il primo (dei due) trionfi alla Liegi-Bastogne-Liegi. 


Le cose sembrano funzionare al meglio ma nel 2006 si trasferisce alla Liberty Seguros e proprio quell’anno la squadra spagnola viene coinvolta nello scandalo denominato Operacion Puerto. Fra i corridori in odore di doping c’è anche Alejandro Valverde. Eufemiano Fuentes e Manolo Saiz sono i grandi burattinai del doping. La vicenda però non tocca direttamente il kazako tanto che nello stesso anno vince la Vuelta con tre successi di tappa. L’anno dopo però arriva la prima squalifica. Prende parte da favorito alla Grande Boucle, Armstrong e Ferrari non ci sono più, ma una caduta, il 12 luglio, lo costringe a stringere i denti sulle Alpi (quindici punti di sutura sulle due ginocchia). Sembra riprendersi nella tredicesima tappa, la cronometro di Albi, vincendola e rientrando così in classifica. Ma poi a Plateau de Beille va in crisi e becca quasi mezz’ora dai primi. Non è finita, il giorno dopo vince a Loudenvielle, dopo una lunga fuga. Anche i cronisti della RAI parteggiano per lui. Auro Bulbarelli disse fra le altre cose: “Questo corridore è un esempio per i giovani”. Il 24 luglio però il quotidiano sportivo francese Equipe annuncia la sua positività all'antidoping: sono rilevati due tipi diversi di globuli rossi, una dimostrazione dell’avvenuta trasfusione, una pratica vietata. L’Astana, la sua squadra, si ritira in blocco, sospendendo il corridore. Squalifica inevitabile: un anno. A fine stagione Vinokourov annuncia il suo addio alle corse. Ma nel 2009 decide di tornare, dopo aver scontato la sanzione. Ai Mondiali di Mendrisio prova la fuga all’ultimo giro, per altro senza successo.


Il 28 luglio 2012 si presenta ai nastri di partenza della gara olimpica a Londra. Non è fra i favoriti ma a sorpresa piazza la botta vincente a 8 chilometri dall'arrivo quando parte all’attacco con il colombiano Rigoberto Uran. I due fanno il vuoto e allo sprint il kazako vince senza problemi. Campione olimpico! Intanto, durante le indagini sull’atleta italiano Alex Schwazer il procuratore pubblico Benedetto Roberti scopre alcune mail sospette tra Vinokurov e Kolobnev, nelle quali risulterebbe una frode sportiva da parte del campione olimpico che avrebbe promesso oltre 100 mila euro al compagno di fuga della Liegi-Bastogne- Liegi 2010 per poter vincere. Siccome il fatto è avvenuto fuori dall’Italia il magistrato passa il dossier alle autorità di competenza (procura belga e UCI). Dall’inchiesta non emergerà nulla. Storia chiusa. Poi nel 2021, dopo alcune peripezie, Alexandre torna in sella come dirigente dell’Astana. Speriamo in bene.


JACK PRAN

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