Sport, 27 giugno 2022

“Il Tour de Suisse in Ticino: garanzia di successo”

Il presidente del comitato organizzatore delle tappe di Ambrì Fabrizio Cieslakiewicz

AMBRÌ - La Tre Giorni ticinese del Tour de Suisse è stata una successo. Ma questa, in fondo, non è una sorpresa. No, perché al Sud delle Alpi, in cui hockey e calcio si dividono l’interesse dei mass media, il ciclismo è senz’ormbra di dubbio uno degli sport più amati, che va oltre gli steccati e le faziosità. Seguitissimo da vecchie e da giovani generazioni. Un dato basta e avanza: alle due partenze di Ambrì e sulle strade della tappa di Novazzano c’era tantissima gente. E a proposito sono eloquenti le parole del direttore sportivo della massima corsa nazionale David Loosli, ex corridore: “Abbiamo visto tanti, tanti e spettatori dopo due anni senza ciclismo. Quindi questo è un gran successo per noi e credo anche per tutto il Ticino”. Malgrado il ritorno del coronavirus che ha costretto alcuni team a lasciare, il Tour è stato emozionante sino all’ultima frazione a cronometro disputata nel Liechtenstein. Un altro punto a favore degli organizzatori, che hanno allestito un percorso variato, con tappe intense e chilometraggio più abbordabile per i partecipanti. Intanto in Ticino si fanno i primi bilanci di questa esperienza. Non solo a livello sportivo ma anche economico: le “ricadute” per il paese potrebbero essere interessanti. Di tutto questo abbiamo parlato con il presidente del comitato organizzatore delle tappe di Ambrì Fabrizio Cieslakiewicz.
 
 
Presidente. Un bel giro, combattuto sino all’ultimo e vinto da un corridore assolutamente degno (Thomas)?
Direi un bellissimo Tour combattuto e con la presenza di corridori di altissima classe. Peccato per le defezioni da Covid che hanno reso il tutto meno spettacolare. Una nota di merito a tutto il Canton Ticino che ha risposto presente alle tre partenze (due volte Ambrì e Locarno) ed all’arrivo a Novazzano.
 
 
Peccato per il Covid, che ha un po’ scombussolato il Tour e tolto dei protagonisti possibili (vedi Vlasov)
Sì, è stato veramente un peccato perché la corsa era lanciata ed i pretendenti alla vittoria finale erano parecchi. È vero che il Tour de Suisse è una sorta di preparazione per il Tour de France e vista l’importanza finanziaria nessuno vuol rinunciarvi. Comunque questo virus ci condizionerà ancora per i prossimi anni.
 
 
Un avversario, il coronavirus, che ha ridotto i partenti: quali misure sono state adottate?
Le misure sono state prese subito dall’inizio della corsa. Ogni squadra era tenuta a testare i propri corridori tutti i giorni. In seguito alla presenza dei primi casi in tutta l’area riservata ai corridori la mascherina era d’obbligo.
 
 
Il coronavirus potrebbe creare problemi anche al Tour de France. Si naviga a vista insomma.
Sicuramente anche la Grande Boucle dovrà fare i conti con il Covid. Molto più in generale si può dire che ogni manifestazione sportiva, culturale o ricreativa dovrà fare i conti con l’ennesima variante di questo virus.  
 
 
Torniamo all’abbraccio ideale del Ticino al Tour de Suisse. Com’è andata a livello organizzativo?
Il Ticino ha dimostrato ancora una volta che è la vera terra della bicicletta. A Novazzano l’abbraccio è stato dei più calorosi e tutto il Mendrisiotto ha risposto presente trasformando l’evento in una festa popolare.
 
 
Tanta gente sulle strade. Il ciclismo attira sempre, vero?
Il ciclismo da sempre attrae una miriade di gente che si posiziona sulle strade ed al passaggio dei corridori applaude indipendentemente dal colore della maglia o dalla nazionalità. Proprio questo aspetto è la vera forza del ciclismo, un evento popolare che viene vissuto come una vera festa dello sport, senza controlli di sicurezza o peggio interventi di polizia per separare le fazioni di tifosi.
 
 
Per quanto riguarda le tappe di Ambrì: in generale com’è andata? La partenza dalla Gottardo Arena è stata una bella idea.
Direi molto bene. Una partenza è meno interessante di un arrivo ma comunque la popolazione ha risposto presente e naturalmente la partenza dalla Gottardo Arena ha reso l’interesse ancora maggiore. Gli stessi corridori sono stati affascinati dalla pista e certi si sono fatti i classici selfie.
 
 
Con gli organizzatori del Tour si è confermato un bel feeling, vero?
Molto buono. Ormai ci conosciamo da anni e sanno che possono contare su un’ottima organizzazione. Questo ci fa molto piacere ed a questo proposito vorrei ringraziare tutti i colleghi del comitato di organizzazione per l’ottimo lavoro svolto.
 
 
Il Tour porta benefici anche l’economia.
La nostra gara nazionale più importante è vista in molti paesi esteri e naturalmente le riprese televisive mostrano le bellezze del nostro territorio. Questo è sinonimo di promozione, con l’obiettivo di portare turismo e di riflesso delle ricadute economiche.
 
 
Olivier Senn ha detto che in futuro le porte del Tour saranno sempre aperte al Ticino.
Questo fa piacere vuol dire che nel nostro Cantone si lavora bene e soprattutto la popolazione accoglie il Tour in modo intenso. Che Senn apprezzi il Ticino comunque per me non è una novità e sono convinto che in futuro darà al nostro Cantone il giusto spazio.
 
 
Lei auspica una tappa del Tour tutta leventinese con un arrivo in quota...
Le idee sono tante, comunque il mio sogno è di riuscire ad organizzare una tappa tutta leventinese. Per riuscire a portarla in porto vi sono per però molte componenti; quelle legate alla sicurezza, alle finanze, al volontariato, e via dicendo. Nelle prossime settimane ci vedremo con gli organizzatori del Tour de Suisse e vedremo se le nostre idee potranno trasformarsi in realtà.
 
Qualche aneddoto personale su questo Tour?
Gli aneddoti sono sempre tanti: questa volta posso dirle che avere la Gottardo Arena a disposizione ci ha permesso di risolvere una miriade di problematiche tecniche che in passato erano presenti. Comunque è sempre emozionante riuscire a portare vita al proprio Comune e Regione
 
M.A.

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