Sport, 23 giugno 2022

“La formula 1 in Svizzera? Al momento sono scettico”

Alex Fontana e l’abrogazione della legge che proibisce le corse in circuito nel nostro Paese

LUGANO - L’abrogazione di una legge ormai ultra datata (dal 1955) e la possibilità che in Svizzera si possa tornare a correre in circuito potrebbe aprire nuovi scenari nel motorsport elvetico? Qualcuno sogna addirittura la costruzione di una pista e un gran premio di Formula 1. Piani, progetti, visioni. Intanto gli ecologisti sono già sul chi vive. Di ciò abbiamo parlato con il nostro pilota nonché opinionista TV Alex Fontana. 


Il divieto di correre in pista in Svizzera è stato abrogato: cosa ne pensa? Quali scenari si aprono? Apprezzo il fatto che sia stata presa una decisione a riguardo, specialmente dopo aver già visto disputare la Formula E su suolo elvetico. La legge era stata promulgata quasi settanta anni fa e si basava su un incidente avvenuto in un’altra nazione: aveva davvero poco senso. 


Vede dei problemi nell’applicazione di questa nuova legge? 
Ritengo che qualsiasi evento, circuito cittadino o progetto verrebbe comunque visionato e giudicato singolarmente. La legge con un’apertura maggiore verso tale possibilità fa piacere, ma alla fine dipenderebbe sempre tutto da caso per caso. 


Presto avremo un gran premio di Formula 1? 
Su questo rimango molto scettico. Sebbene vi siano grosse sponsorizzazioni elvetiche e vi siano numerosi appassionati, a livello logistico la F1 richiede uno sforzo enorme: strade bloccate, grossi trasporti, investimenti strutturali e logistici, tutte cose che purtroppo trovano spesso e volentieri un po’ di resistenza alle nostre latitudini. Anche la Formula E, versione in linea teorica più “green” e quindi che dovrebbe venir meglio recepita dalla popolazione media, ha avuto vita breve. 



Ci sono le condizioni per costruire un circuito? 
Circuito permanente? Non penso. Sebbene qualche vasto terreno ci sia ancora, si scontrerebbe con la questione del paesaggio e del rumore per i centri abitati vicini, non disponendo di moltissimo spazio. Io stesso, da appassionato, ci penserei due volte a gettare chilometri di cemento in mezzo alle nostre bellissime vallate. Piuttosto opterei per circuiti di kart più piccoli e pratici, per favorire l’avvicinamento al nostro sport, e agevolerei l’organizzazione di circuiti cittadini o semi-cittadini per portare grandi eventi nella nostra nazione, da sempre patria di appassionati e bravi piloti in diverse discipline. Un piccolo circuito automobilistico, magari non adatto a Formula 1 o grossi eventi, ma utile per prove e auto stradali, potrebbe però venire accolto bene per molteplici usi.


Possibile che si punti a correre su circuiti cittadini?
La Formula E, elettrica che sia, è comunque un’ auto da corsa vera e propria. E ha già gareggiato da noi: ergo, abbiamo già prove in circuito, dobbiamo solo aprire i nostri orizzonti e, come in qualsiasi altro evento mirato al pubblico, cercare di agevolarne l’organizzazione. Senza entrare in un buco nero di burocrazie e di proteste. Sono felice di aver potuto gareggiare nello storico Gran Premio Kart di Lugano, svoltosi lungo il fiume per moltissimi anni, ultima vera competizione agonistica su quattro ruote nel nostro cantone. Chissà se ne vedremo un’altra, prima o poi! 


Di certo, la sicurezza è di molto migliorata negli ultimi decenni. Sia per i piloti, che per il pubblico… 
La legge fu istituita appunto per un incidente che coinvolse il pubblico, settant’anni fa. Sarebbe come fermare i viaggi aerei dopo il primo velivolo schiantato al suolo. Non ha senso. Viviamo in un’epoca diversa, dove la sicurezza ha cambiato tutto. Le auto da corsa rimangono uno sport estremo, possiamo farci male, e la sicurezza non è mai troppa, ma le piste di oggi non sono quelle di allora, sia per i piloti che per il pubblico. Stiamo confrontando un muro di contenimento fatto di una fila di guard rail stradali e rotoli di paglia, con cemento armato, tek-pro e recinzioni in metallo alte dieci metri.


L’abrogazione della legge avviene proprio nel momento in cui si parla molto di protezione del clima e di riduzione dei rumori. 
Siamo in un’era in cui tutto da fastidio e ognuno ha un’opinione su qualcosa, dove se non si segue una particolare disciplina non si può andare semplicemente avanti con la propria vita ma bisogna per forza contestarla. Ci si lamenta del turismo sempre precario ma gli Harley Days danno fastidio, però “beh da noi non si ferma nessuno e vanno sempre tutti in Italia!” Io non seguo il ciclismo, lo rispetto ma non lo trovo avvincente per gusti personali, ma se mi chiudono la strada davanti a casa per un’oretta per far passare un Giro importante mica mando avanti polemiche per mesi. Benvenga che ci siano grandi eventi, a qualcuno piacerà e io posso organizzarmi. Le auto da corsa, che peraltro nella maggioranza dei casi usano ora benzine per gran parte sintetiche, non sono che una minuscola parte dell’inquinamento globale. Anzi, praticamente non contano nulla. L’altro giorno ho fatto una bella giornata di prove, veramente utile per il set up e quant’altro: erano 36 giri totali, di un circuito di 4.5 km. Inquinano di più i camion che portano le F1, che le F1 nel week-end di gara, quindi di che cosa stiamo parlando?


Ecologisti sul chi vive, insomma.
E non sono affatto insensibile al riguardo. Certo mi piacciono le auto americane, vintage e rumorose. La mia unica vettura d’epoca, una Corvette, la uso per 2’000 km all’anno. Io condivido il pensiero che di pianeta ve ne sia solo uno, e che qualcosa non stia andando per il verso giusto ed il cambiamento climatico va preso seriamente, ma proprio perché va preso seriamente non è la gara di F1 o il Rally del Ticino il problema, nemmeno la signora con la vecchia Volvo del ‘96. Le stesse persone che hanno problemi con l’automobilismo per la questione dell’inquinamento, sono le stesse che apprezzano la Formula E ma non sanno che nel paddock le batterie vengono ricaricate con motori a diesel.

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