Sport, 20 giugno 2022

Le sudamericane in palla, la svogliata Francia arranca

Come stanno le “grandi” a cinque mesi dall’inizio dei Mondiali del Qatar?

Mancano ancora cinque mesi all’inizio dei Mondiali del Qatar. Gli ultimi a 32 squadre, visto che dal 2026 (ahinoi) la rassegna iridata contemplerà 48 finaliste. Roba da pazzi. Roba da FIFA, vien voglia di dire. Ma ormai siamo abituati a questi stravolgimenti epocali: il tutto naturalmente nel segno del business. Se poi il livello del torneo, di per sé già adesso non eccezionale (eufemismo), scadrà, beh, quelli saranno poi affari di Gianni Infantino e dei suoi portaborse. Ma intanto la fase di avvicinamento al primo Mondiale autunnale della storia, strappato dagli ex beduini qatarioti a suon di mazzette, è iniziata.


In Europa è in corso la prima fase della Nations League mentre negli altri continenti sono in programma diverse amichevoli. Nel torneo voluto dall’UEFA ci sono state parecchie sorprese ed alcuni clamorosi tonfi (vedi Inghilterra e Italia) mentre la nazionale rossocrociata ha salvato, modo di dire, il proprio bilancio battendo domenica scorsa il Portogallo privo di Cristiano Ronaldo. Murat Yakin ha ora parecchi mesi di tempo per recuperare i suoi uomini migliori e formare un gruppo che possa ben figurare anche ai Mondiali, anche se Brasile, Serbia e pure Camerun incutono paura. Vedremo.


Tornando alle grandi del pianeta: come stanno in questo momento? Se analizziamo risultati, stato di forma e motivazioni, ci accorgiamo che le due potenze sudamericane (Argentina e Brasile) godono di ottima salute mentre la Spagna, la Germania e l’Inghilterra vanno a corrente alternata. 


Discorso a parte merita la Francia che nelle recenti uscite in Nations League non ha fatto onore al titolo di campione del mondo in carica, rimediando sconfitte e brutte figure dal punto di vista del gioco. E allora vediamole le sei favorite al titolo iridato (con tanto di pagella).

 
Brasile, l’enigma è Neymar 
Come ha detto in una intervista al nostro giornale due settimane fa, l’ex tecnico del Lugano Abel Braga, che di calcio brasiliano se ne intende, la nazionale gialloverde ha una rosa di grande qualità, forgiata con il duro lavoro e la disciplina dal CT Tite.I risultati delle qualificazioni sudamericane ai Mondiali, del resto, lo attestano. Il Brasile non ha perso una sola delle 17 partite giocate, segnando 40 reti e incassandone solo 5: la fantasia dei giocatoriunita al pragmatismo di un allenatore che cerca di far tesoro dell’esperienza dei Mondiali russi, quandola squadra sudamericana venne eliminata ai quartidi finale dal Belgio. Tite ha però un problema e si chiama Neymar. Se l’attaccante del PSG giocheràper la squadra e abbandonerà il suo fastidioso individualismo (evitando anche gli atteggiamenti strafottenti) allora le possibilità di arrivare in fondo saranno grandi. Altrimenti sarà dura. In generale è un Brasile da 5 (voto svizzero).


Argentina, nel segno di Scaloni 
Lionel Scaloni è l’uomo in più dell’Argentina che prova a vincere un titolo a 36 anni dalla sua ultima conquista (Messico 1986, c’era ancora un certo Diego Armando Maradona). Sostituto di Sanpaolidopo il disastro del 2018, il tecnico nato come Messia Rosario, ha preso in mano le redini dellaAlbiceleste nel 2019 e le ha restituito una precisaidentità calcistica. Non più Messi dipendente mauna vera squadra: solida, bene organizzata e abile a sfruttare le qualità del suo numero 1 (Messiappunto) ma anche di attaccanti quali LautaroMartinez. E i risultati delle eliminatorie sono tutti lì da vedere. Non solo: nel 2021 Scaloni e i suoi sono andati a vincere a Rio de Janeiro la Copa America! Ora però viene il bello e l’Argentina dovrà dimostrare che anche fuori dal Continente sudamericano è in grado di fare grandi cose. A Buenos Aires e...dintorni si spera: Messi sa che questa è la sua ultima occasione per vincere finalmente un Mondiale. Voto: 5.


Francia,presuntosa e fannullona 
Didier Deschamps ha probabilmente fatto il suo tempo. Alla guida del team francese da ormai un decennio, nel quale ha vinto il Mondiale del 2018 e la Nations League del 2021, l’ex giocatore campionedel mondo nel 1998, fa sempre più fatica a tenere in mano una rosa composta da star e super star. I risultati della recentissima Nations League sono lì a confermarlo: in un girone non certamente terribile,contro Croazia, Danimarca e Austria, ha racimolatosoltanto due pareggi, a fronte di due sconfitte. I giocatori sembrano svuotati, per non dire svogliati o fannulloni; il gioco è un optional e ormai ha perso il fascino e la dirompenza di un tempo. Lo schema è sempre il solito: palla lunga a cercare gli spunti e i guizzi del fenomeno Mbappé. Non è certo unperiodo brillante per la Francia e il suo commissario
tecnico. Anche se, va detto, il potenziale resta enorme. Delle squadre europee sulla carta sembra la migliore per contrastare Brasile e Argentina. Voto: 3.


Germania, generazione da scoprire
Quindici anni con Joachim Löw potevano bastare.Che comunque ha messo in bacheca il trofeo piùimportante del calcio: il Mondiale (Brasile 2014). Il tecnico un tempo giocatore dello Sciaffusa per sua stessa ammissione era giunto al capolinea. Giusto perciò cambiare. E così la scelta è caduta su un allenatore giovane, Hans Dieter Flick che, come il suo collega spagnolo Luis Enrique, ha messo mano nella rosa ed ha lanciato parecchi giovaniinteressanti senza tuttavia compiere una rivoluzione copernicana. Elementi quali Neuer (il miglior portiere al mondo), Müller e Kroos sono sempre i pilastri della Mannschaft. Al loro fianco negli ultimi tempi si sono messi in mostra Rüdiger, Werner, Havertz. Kehrer, Süle e Musiala, tutta gente che ha i numeri per riportare la Germania ai fasti del 2014. La delusione degli ultimi Mondiali ed Europei è ancora grande. A Flick spetta comunque un compito difficile. Il 5-2 inflitto alla nazionale azzurra di Mönchengladbach è un buon viatico. Voto: 4.


Spagna, giovani e possesso palla 
La nazionale spagnola merita un discorso a parte,perché il CT Luis Enrique è l’unico tecnico che cerca di costruire qualcosa a livello di gioco. Fedele alla sua filosofia sta forgiando la sua nazionale su due concetti fondamentali: largo ai giovani e possessopalla. Non a caso in questi tre anni, da quando hapreso in mano la Roja, l’ex giocatore del Barcellonaha fatto delle scelte dolorose e clamorose,rinunciando ad elementi di peso e carisma, nonimportandosi di lasciare a casa i giocatori del Real Madrid quando lo riteneva necessario. La squadra ora si affida ad elementi giovani quali il portier e Unai Simon, Koke, Pedri, Gavi, Rodri e Ferran Torres. Ma Luis Enrique non ha dimenticato Jordi Alba e Busquets, giocatori che possono dare molta esperienza al gruppo allestito in questi ultimi anni. O lo stesso Morata, che il CT ha sempre difeso a spada tratta, anche quando la stampa iberica lo bersagliava di critiche. Spagna Olè, insomma. Voto: 4.


Inghilterra, Soutghate nel mirino 
Non è certamente un bel momento per il calcio inglese. Dopo la sconfitta del Liverpool nella finalissima di Champions League, adesso anche la nazionale fa cilecca. Clamorosa e vergognosa è infatti la sconfitta interna incassata martedì scorso control'Ungheria di Marco Rossi in Nations League (0-4!).Questo risultato rischia di far cadere la squadra di Soutghate nella Serie B del torneo. Ma non solo: ha scatenato i tifosi e naturalmente la stampa che hanno messo sulla graticola il commissario tecnico Gareth Soutghate, già inviso per aver perso lo scorso anno la finale degli Europei contro l'Italia a Wembley. Alcuni tabloid ne hanno chiesto addiritturale dimissioni. Il momento è difficile, insomma, ma questa squadra ha comunque molto talento e diverse soluzioni tecnico-tattiche. Motivo per cui non bisogna darla per spacciata. Se riuscirà a riprendersi da questa scoppola, ai Mondiali sarà un brutto cliente per tutti. Occhio. Voto: 3.

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