Sport, 27 maggio 2022

David Purley, eroe vero in una formula 1 di codardi

1973, a Zandvoort tentò di salvare dalle fiamme (ma invano) il collega Roger Williamson

David Purley è stato protagonista di una delle più grandi tragedie automobilistiche di tutti i tempi. Lui che ha sempre vissuto al limite, che ha rischiato la propria vita almeno una mezza dozzina di volte, e che non volle essere chiamato eroe quando provò ad estrarre dalle fiamme Roger Williamson, correndo un grave pericolo, durante il Gran Premio l’Olanda del 1973.


David era sempre stato un generoso, uno a cui piaceva aiutare gli altri. E che avesse la tempra del combattente lo si capì subito, quando decise di arruolarsi nell’esercito di Sua Maestà. Venne inviato nello Yemen del Sud con un reparto di paracadutisti e durante una missione fu l’unico a sopravvivere allo schianto dell’aereo sui cui si trovava. Amava le corse e fu grazie a Derek Bell, altro pilota inglese dell’epoca, che debuttò in formula 3 nel 1970. Sponsor la ditta di frigoriferi del padre, una delle più rinomate del Regno Unito. Si mise in evidenza nel Gran Premio des Frontiéres sul circuito stradale di Chimay, in Belgio, sette chilometri di adrenalina pura, con curvoni veloci e tornanti mozzafiato: vinceva solo chi aveva talento. Per ben tre edizioni di fila s’impose Purley.


“La cosa migliore è urlare sino a sfondarti i polmoni. E via… quando corro su quella pista, mi capita di urlare spesso nel casco” dirà poi. David che non era uno qualsiasi. Nel 1973 il passaggio alla formula 1. Anno che segnerà per sempre la sua carriera e la sua vita.


Sul circuito di Zandvoort, Purley si presenta con una March di una scuderia privata mentre Williamson partecipa con la vettura ufficiale. I due sono considerati fra i giovani più interessanti del lotto. Al settimo giro avviene la tragedia: Roger finisce contro il guard rail ad alta velocità; secondo le prime ricostruzioni dell’incidente probabilmente a causa di una foratura. La sua vettura si ribalta e prende fuoco. Il primo a prestargli soccorso è David Purley, che ferma la sua March cercando con tutti gli sforzi possibili di salvarlo. Vista la lentezza degli impauriti commissari dinanzi alle fiamme, toglie ad uno di loro un estintore tentando di spegnere l’incendio; poi prova ad estrarre il collega intrappolato dentro la vettura. Il calore emanato però è troppo forte, David è costretto a fermarsi. Intanto sul posto i soccorsi sembrano non arrivare e i due commissari presenti restano impassibili, incapaci di intervenire. E ciò mentre la gara continua come se nulla fosse successo.


Alcuni spettatori si accorgono che Purley
è in difficoltà e allora provano ad entrare in pista, incuranti del passaggio delle vetture per aiutare il pilota. La polizia però li blocca. Il tentativo di Purley è dunque inutile: Williamson muore bruciato all’interno della sua March. Le immagini della televisione mostrano una delle pagine più terribili e vergognose della Formula 1, in cui si intrecciano coraggio e codardia. L’opinione pubblica insorge contro gli organizzatori, contro la federazione automobilistica e contro i piloti, che continuano la gara malgrado la tragedia che ha colpito un loro collega.


Purley, provatissimo da quella terribile esperienza,corre poi a Silverstone. Ma nell’affrontare la curva Beckett, la sua March ha un imprevisto e il britannico non può evitare l’urto contro le barriere. David riesce a sopravvivere ma si procura 30 fratture tra gambe, bacino, costole, più un trauma cranico e ben sei arresti cardiaci prima del suo trasporto in ospedale. La sua carriera é praticamente finita. È costretto a parecchi interventni chirurgici e ad una lunga riabilitazione: una gamba era rimasta più corta dell’altra di 5 centimetri a causa dell’incidente. 


“A volte sei lì, la sera, d’inverno, e ti chiedi perché esisti. Rispondo da pilota e non da filosofo. Guardo le mie mani e dico: ho sfiorato la morte, ma sono vivo e ne conosco il perché. Sono stato bravo, ho puntato tutto su di me e ce l’ho fatta”, dirà qualche mese dopo Silverstone alla BBC. Fu quello il suo ultimo Gran Premio di Formula 1. Dopo qualche gara nelle formule minori, confrontato con comprensibili problemi fisici, decide di ritirarsi e lavorare nell’azienda di famiglia. Poi inizia a pilotare aerei acrobatici. Una passione che aveva sempre coltivato già ai tempi della guerra nello Yemen. Ma nel 1985 un tragico destino è in agguato: mentre è alla guida di un aereo precipita e muore sulle scogliere di Bognor Regis, la città in cui era nato e vissuto.


Ancora oggi, nel museo del circuito di Donington è esposto il rottame della March con cui Purley andò a sbattere a a Silverstone. Il museo è di proprietà di Tom Wheatcroft, ex manager di Roger Williamson, il pilota che David tentò di salvare nel 1973 in Olanda. Aveva solo 40 anni. Un eroe, Purley, che per quel gesto fu decorato dalla Regina Elisabetta II con la Croce di Re Giorgio, il più alto riconoscimento della Corona.

JACK PRAN

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