Sport, 05 maggio 2022

“Crisi profonda nel 2019: avevamo solo due corridori”

Viaggio nel mondo del ciclismo ticinese: il presidente Antonio Jörger ci parla del VC Bellinzona, club piccolo ma attivo

BELLINZONA - Ci sono velo club ticinesi che raramente finiscono sotto i riflettori mediatici. Non tutti hanno raggiunto il livello organizzativo ed economico di un Velo Club Tamaro oppure di un Velo Club Mendrisio. Non tutti hanno ottenuto risultati nazionali e internazionali importanti o lanciato corridori che si sono fatti onore nel professionismo (citiamo a proposito Mauro Gianetti, Marco Vitali, Felice Puttini, Patrick Calcagni o Rocco Cattaneo). No, ma non per questo sono stati tagliati fuori dalla storia del nostro ciclismo, anzi: lavorando in modo serio e soprattutto appassionato hanno aiutato tanti giovani a crescere e ad amare questo sport. Tanto che a dispetto di un percorso ultracentenario, sono ancora in auge e guardano al futuro con la stessa dedizione che ci avevano messi i soci fondatori nei primi anni di vita della società.


Prendiamo ad esempio il Velo Club Bellinzona, nato nientemeno che 130 anni fa! Oltre un secolo di vita, chi l’avrebbe mai detto. Non sono molte in Ticino le società che hanno raggiunto un età così...veneranda. E oggi come allora il velo club della Capitale svolge un determinante ruolo formativo. Sin dai primi anni ha infatti cresciuto molti giovani ciclisti su strada e in epoche più recenti ha allargato le sue attività al trial e alla mountain bike, con ragazzi e ragazze (dai 6-7 anni fino ai 22 anni) che si allenano e gareggiano in Ticino e Oltre Gottardo.


Come si legge sul sito del club, tutto questo è possibile “grazie all’impegno costante e molto oneroso dei volontari che hanno fatto del VC Bellinzona il loro secondo lavoro. Di anno in anno la società riesce a proporre molte attività per i nostri giovani, per il movimento del ciclismo ticinese e per la promozione della bicicletta in generale. Il nostro velo club è sempre più attivo”. Di questo e di altro abbiamo parlato con Antonio Jörger, che dal primo gennaio scorso è il presidente del Velo Club bellinzonese.


Meccanico di professione, si occupa del servizio tecnico per una grande azienda svizzera, Antonio non ha dei trascorsi da ciclista attivo: “Non ho mai gareggiato, se questo che intende: no, ho praticato e pratico questo sport per puro divertimento. Sono comunque uno sportivo: da giovane ho fatto atletica leggera e poi sono entrato nel mondo del pattinaggio di velocità che, sotto certi aspetti, è paragonabile al ciclismo”, chiosa.


Presidente Jörger: il vostro club ha ormai 130 anni. Una storia lunghissima. Eppure recentemente avete rischiato di chiudere. 
Proprio quest’anno cade il 130esimo del nostro club, che in Ticino è uno dei più longevi se non il più longevo. Stiamo puntando sulle giovani leve con un solo obiettivo: farli crescere ed amare questo sport bellissimo. Per rispondere alla sua domanda: gli ultimi due anni sono stati critici un po’ per tutti ma siamo comunque riusciti a mantenere una decina di corridori tra alti e bassi. Alla fine, ci siamo ancora, anche se non è stato facile e i tempi inducono alla prudenza. 


Lei, con il precedente presidente Maggini, siete riusciti a rilanciarlo. 
Non è stato facile ma dando una ventata di aria fresca nel comitato con nuove idee, siamo riusciti a rilanciare il club, grazie anche ai membri di comitato molto attivi quali Reto Ambrosini, Bettina Ambrosini, Ernesto Di Ninno, Paola Orsega- Testa e Mirko Capri. Tutta gente che merita di essere citata. In particolare il responsabile tecnico Reto Ambrosini che si occupa di organizzare gli allenamenti e l’accompagnamento alle gare degli atleti. 


Nel 2019 quando è arrivato nel club la situazione non era rosea. Mancavano corridori.
Quando sono arrivato, il club era diretto da Andrea Maggini ed il sottoscritto fungeva da vice-presidente. Avevamo solo due corridori Under 17! Qualcuno parlò di chiusura ma in realtà la situazione, pur essendo molto critica, si poteva ancora raddrizzare.


Come avete fatto a ricostruire la società? 
Non si può parlare di una vera e propria ricostruzione perché la società era comunque in ottime mani anche prima che noi entrassimo nel club. La voglia di rimettersi in gioco da parte del comitato e l’entusiasmo ci ha comunque permesso di riavvicinare ragazzi e genitori alla disciplina della bicicletta. E così, grazie al passaparola, abbiamo cominciato a reclutare giovani ciclisti per la società. 


Al contrario di tanti altri velo club ticinesi, che hanno aperto alla mountain bike, voi puntate soprattutto sulla strada.
La nostra specialità attualmente è la strada ma ben vengano le ruote grosse nel nostro club! Nulla è precluso. Del resto questa disciplina negli ultimi anni ha fatto proseliti un po’ ovunque.


Organizzate delle corse?
Quest’anno siamo affiliati alla società Valbianca di Airolo che sta organizzando una gara di enduro che fa parte del campionato Svizzero proprio ad Airolo: ma il nostro obiettivo è quello di poter allestire una gara tutta nostra. La competizione è fondamentale. In Ticino purtroppo siamo carenti rispetto al passato. È necessario correre ai ripari, onde evitare una crisi.


A proposito di collaborazione.
Come dicevo prima, lavoriamo fianco a fianco con Valbianca per la gara di campionato svizzero di Enduro (SES). È l’ultima di campionato che si svolgerà il 27 e il 28 agosto prossimo ad Airolo. È una prima ticinese e siamo molto entusiasti, soprattutto grazie a Valbianca che ci hanno coinvolti attivamente. Ma non solo : collaboriamo con un po’ con tutti i club ticinesi. La nostra realtà è piccola e se possiamo fare qualcosa di costruttivo per i giovani ben venga qualsiasi forma di sinergia. Non ci tiriamo di certo indietro. 


Come si diceva prima altri velo club ticinesi hanno permesso ad alcuni corridori di arrivare in realtà prestigiose del professionismo. 
Nel nostro piccolo abbiamo avuto Luca Frasa, arrivato in una squadra Continental.

MDD

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