Ticino, 27 marzo 2022

Per il P$, gli svizzeri non devono potersi difendere

*Articolo dal Mattino della Domenica. Di Lorenzo Quadri

I $inistrati, con al seguito ampie fette del cosiddetto “centro” PLR-PPD (ormai sistematicamente accodato) nonché la solita stampa di regime farcita di giornalai ro$$overdi, hanno toppato integralmente la politica di sicurezza. Costoro hanno passato decenni a fare il lavaggio del cervello al popolazzo con il mantra farlocco della “guerra impossibile in Europa”: un mantra finalizzato allo smantellamento dell’esercito svizzero.
 

Da oltre un mese, con l’invasione russa dell’Ucraina, è dimostrato che i kompagnuzzi hanno cannato su tutta la linea. Perfino la Germania a guida ro$$overde ha deciso in quattro e quattr’otto il raddoppio della spesa militare, che passerà dagli attuali 52 miliardi di euro annuali a 100 miliardi. Ma i $inistrati elvetici, invece di scusarsi con i cittadini per le proprie cappellate e di cospargersi il capo di cenere, continuano a starnazzare i soliti slogan. Del resto, da un partito ai cui vertici (?) si trovano studenti a vita dalla nazionalità plurima, non è che ci si potesse aspettare faville.
 

Cavolate a raffica

Sicché adesso il Consiglio del Partito $ocialista (?) sentenzia che in nessun caso bisogna potenziare il budget dell’esercito: non sia mai. Occorre invece firmare accordicchi internazionali-ciofeca (che per la Svizzera comportano solo perdite di sovranità e nessun vantaggio), aumentare le sanzioni alla Russia e (questa non poteva mancare) accelerare la cosiddetta “svolta energetica verde” con il pretesto dell’immorale dipendenza dal gas russo che deve terminare al più presto. Per cumulare così tante cavolate tutte assieme ci vuole un certo talento. E’ indecoroso che i $inistrati approfittino perfino di una guerra con tragedia umanitaria annessa per promuovere a suon di ricatti morali le loro politichette energetiche campate in aria, per le quali vorrebbero mungere miliardi ai cittadini, così da creare dei tesoretti pubblici in cui i compagni di merende del business “green” potranno “tettar dentro” alla grande: piatto ricco, mi ci ficco!
 

Quanto al rifiuto ideologico di aumentare il budget dell’esercito: lo sapevano già gli antichi romani che, se si vuole la pace, bisogna essere pronti alla guerra (si vis pacem, para bellum).
 

Se politiche militari dell’Ucraina fossero state quelle che i $inistrati vorrebbero per noi, Putin il Paese l’avrebbe davvero preso in poche ore! Per i ro$$i, gli ucraini hanno il diritto di difendersi, ma gli svizzeri no!
 

“Esercito obsoleto”

Sull’ultimo numero della Sonntags-Zeitung Albert Stahel, professore di strategia militare all’Università di Zurigo, ha dichiarato che l’esercito svizzero è obsoleto e, in caso di guerra, verrebbe sconfitto

in pochi giorni. Molti dei mezzi in sua dotazione sono vetusti: negli altri paesi vengono esposti nei musei militari.
 

Ma naturalmente, secondo la $inistra ed i suoi pennivendoli di servizio, aumentare il budget militare è tabù. I kompagni - a dimostrazione di quanto siano scollegati dalla realtà ed imbevuti di ideologia - addirittura rifiutano di ritirare l’iniziativa farlocca contro l’acquisto dei nuovi caccia F-35 A. E’ il colmo: il popolo svizzero ha già votato a favore dei nuovi aerei militari; tutti i paesi adesso vogliono proprio quel modello, e un qualche motivo ci sarà; ma i politichetti ro$$overdi - che di aeronautica militare non capiscono una fava - pretendono di far credere che si vogliano acquistare delle cloache alate.
 

La fissa delle sanzioni
 

Quanto alle ciance sulle sanzioni alla Russia da intensificare: le sanzioni sono contrarie alla neutralità, che è uno dei principi fondanti della Svizzera moderna. Ma i vertici $ocialisti dei principi fondanti del nostro Paese se ne fregano: del resto, nemmeno sono svizzeri. Il co-presidente del P$$ ha due passaporti, ed i suoi principali obiettivi politici (?) sono l’introduzione dello ius soli e la promozione dell’albanese e del serbo-croato a lingue nazionali.
 

Commesse all’Italia?

Con gli F-35 A c’è però un problemino, già evidenziato dalla Lega tramite atto parlamentare a Berna di chi scrive. Nei giorni scorsi è infatti arrivata la conferma che almeno 24 dei 36 aviogetti che la Confederella intende acquistare saranno assemblati nel Belpaese, e più precisamente nell’impianto italiano di Cameri.

Frena, Ugo! Qui siamo davanti ad una commessa miliardaria che andrà a beneficio della vicina Penisola (indotti, posti di lavoro, eccetera). Quindi, col fischio che la si concede senza un plissé, e soprattutto senza richiedere una contropartita!
 

Se l’Italia vuole cuccarsi le palanche degli svizzerotti, come minimo comincia con l’accordare agli operatori finanziari elvetici l’accesso alla sua piazza finanziaria. Accesso che come noto è previsto dalla famosa roadmap del 2015; ma naturalmente al di là della ramina se ne impipano degli impegni che loro stessi hanno sottoscritto. Sicché il governicchio federale cominci a chiarire le cose con Roma e, a titolo cautelativo, ricerchi siti di produzione alternativi per gli aerei. Tanto gli F-35 A mica devono andare in produzione domani.
 

Certo che se il governicchio federale, adesso che è tornata la guerra in Europa, ancora insiste nel vendere ai privati la fabbrica di armamenti RUAG Ammotec, vuol dire che a Berna qualcuno non ha proprio capito da che parte sorge il sole. Vero ministra della Difesa uregiatta Viola Amherd (Viola chi?)?

*Edizione del 27 marzo 2022

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