Ticino, 13 febbraio 2022

Marijuana, bullismo e sesso con il professore. “Altro che A o B"

Dal Mattino della Domenica

Qualche settimana fa abbiamo assistito all’affossamento del progetto del DECS che voleva togliere i livelli A e B alle scuole medie. Per alcuni un passo indietro, per altri problemi grassi. Infatti, come ci spiega un professore liceale “le carenze nella scuola ticinese sono altre: i ragazzi sono fuori controllo”. Infatti, le sedi scolastiche sono un microcosmo che viaggia parallelo al mondo che le circonda. “Ci troviamo confrontati con piccoli spacciatori, con picchiatori (oserei dire) seriali e allieve “fidanzate” con il proprio prof… così non va. Non sono un bigotto, anzi. Ma rispetto il mio lavoro che vedo ogni giorno sempre più infilato nel tunnel del menefreghismo. Per fortuna non tutti i ragazzi sono così. Ma è proprio per tutelare quelli che si impegnano veramente che mi arrabbio se vedo certe cose”. I temi sono molteplici. Scegliamo di trattarne tre, in maniera leggera, anche se certe cose fanno male all’animo.

Il baby spacciatore
Grazie al nostro interlocutore, riusciamo a interagire con alcuni ragazzi. Il primo che ci si para davanti è G. (nome noto alla redazione, ndr.) con piglio sicuro. Segni particolari: nessuno. “Io ho cominciato a vendere un po’ d’erba ai compagni di scuola perché mio fratello più grande la coltiva. Gliene “stucco” (rubo)sempre qualche grammo ogni tanto per potermi comperare quello che voglio: dai videogiochi alle scarpe, dalle magliette a un pranzo al MC”. Ma non vuole sentirsi dire che è uno spacciatore: “Io non mi sento di esserlo. Alla fine porto un prodotto ai miei amici e loro mi pagano. È commercio. Pensate che io addirittura non fumo, nemmeno le sigarette”.
Allora, ci chiediamo: conosce i “rischi” del fumo e della sua, chiamiamola come dice lui, vendita? “In effetti non ci ho mai pensato seriamente. Nel senso che per me se i miei compagni vogliono utilizzare sostanze stupefacenti è solo una loro scelta. Non li obbligo di certo. Per quanto riguarda le punizioni o pene da parte delle autorità… sono minorenne. Non ho paura di questo. Poi, di solito, porto con me solo 4-5 canne alla volta… o la quantità è quella insomma. C’è di peggio alle medie, ve lo assicuro”.


Il bullo e la bulla… sbullonati
Già, nel sottobosco dei meandri scolastici si trovano anche dei personaggi che possono rovinare gli anni migliori di un ragazzo. Parliamo dei bulli. Ragazzi che si esprimono solo con la violenza, fisica e verbale, nei confronti dei propri compagni più fragili. “Io mi definisco esuberante – afferma V. (nome noto alla redazione) –. Poi se alcuni miei compagni mi percepiscono come violento, sono fatti loro”. Noi sappiamo bene che è stato spesso chiamato in direzione per avere messo le mani addosso ai propri compagni. “Non posso negarlo. Ma è l’unico modo che ho per farli stare zitti. Non sono bravo a parole e a casa l’unico linguaggio che ho imparato è quello delle sberle. E penso che tutto questo odio derivi anche dal fatto che io non ho le stesse possibilità economiche di certi miei compagni di classe. Mi trovo a disagio e questo mi fa provare una rabbia immensa”. Ciò non giustifica affatto il comportamento. Ma, si sa, chi si assomiglia si piglia. “Peggio siamo noi ragazze – afferma orgogliosa la fidanzatina del nostro “bullino” –. Con alcune amiche abbiamopreso di mira delle compagne: ci facciamo dare una sorta di paghetta, oppure ci facciamo pagare i panini a mezzogiorno”. Un gruppetto di principesse insomma. “E se non ci danno quello che chiediamo ci diamo dentro con le botte: tirate di capelli, sberle… siamo veramente dei maschiacci”. Rabbrividiamo. Sperando che i nostri figli avranno un destino migliore di questi ragazzi che possiamo definire borderline… ma sempre molto presenti sul territorio scolastico.

T’amo pio… prof!
L’amore, si sa, non ha età. Ci dovrebbe però essere un limite. Ma al peggio, purtroppo, non c’è mai fine. Ne avevamo scritto anche su queste pagine, di un professore trasferito da una sede all’altra perché aveva iniziato una relazione con una sua allieva. Non sta a noi giudicare. Ma al di là della solita retorica, un uomo che sta in cattedra non dovrebbe reprimere alcuni suoi istinti puoi animaleschi? Come si fa poi a giudicare un’allieva se la sera prima ha condiviso il talamo con te? Per E.(nome noto alla redazione) non c’è nulla di sbagliato, tra lei e il suo professore d’italiano. Si vede che leggere il Decameron ha aperto la mente della giovane. “È scattata la scintilla quando io avevo 15 anni. Poi un anno e mezzo dopo abbiamo cominciato a frequentaci veramente. Le mie amiche lo sanno e anche i miei compagni. Io non ci vedo nulla di male. Siamo due persone che hanno deciso di amarsi”. E cosa ne pensano i genitori? “Non lo sanno, siete pazzi, mi ucciderebbero! Lui poi è più grande di me e mio padre lo andrebbe a prendere a calci in aula. Voglio evitare queste figuracce”. Dunque, tutti lo sanno (tranne i genitori, di lei), forse anche i genitori dei suoi compagni… ma la scuola o Scuola (con la esse maiuscola) cosa fa? Possibile che noi siamo a conoscenza di certi metodi d’insegnamento coperti (o sotto le coperte) da tutti? Se parliamo poi di favoritismi… “Be’, alcune volte so quale sarà il tema di un espe… ma nulla di grave, io studio lo stesso. O no?”.Sarà, ma a noi qualcosa puzza. Non è il primo caso e non sarà l’ultimo per carità… ma dovrebbe esserci un regolamento o quella cosa che in molti chiamano etica. Parola forse ormai dimenticata da alcuni cerebri.

BO.MA.

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