Svizzera, 24 gennaio 2022

Aiuti finanziari per una stampa che censura?

Lanciata la quinta edizione dello “Swiss Stop Islamization Award”, un Premio nazionale sempre boicottato dalla stampa mainstream ticinese, che ora, in vista della votazione del 13 febbraio sul pacchetto di aiuti finanziari a sostegno dei media, auspica un voto favorevole in nome del pluralismo mediatico e della libertà di opinione…

In vista della votazione del 13 febbraio sul pacchetto di aiuti finanziari a sostegno dei media, anche la stampa mainstream ticinese sembra essersi accorta dell’importanza del pluralismo mediatico e della libertà di opinione, auspicando un voto favorevole. Peccato che poi questa stessa stampa non sempre mette in pratica questi democratici principi…

Le censure della stampa ticinese

Un esempio? Dal 2018 il movimento del Guastafeste organizza annualmente un premio nazionale ( aperto anche ai Paesi limitrofi) , denominato “Swiss Stop Islamization Award”, e il cui scopo è quello di attribuire ogni anno un riconoscimento morale e finanziario (2'000 franchi) a tre persone o associazioni che si sono distinte per la loro coraggiosa attività di critica, di denuncia e di informazione contro la strisciante islamizzazione culturale e sociale del nostro Paese ( e dell’Europa ). Ma i media mainstream ticinesi, senza alcuna giustificazione, hanno sempre boicottato in blocco questa iniziativa: altro che pluralismo! Probabilmente ai loro occhi essa è considerata politicamente scorretta e inutilmente provocatoria, ignorando che da parte dell’OCI (l’Organizzazione della Cooperazione islamica che raggruppa 57 paesi musulmani) e delle varie correnti fondamentaliste islamiche, vi è una precisa strategia mirante a conquistare l’Europa trasformando il flusso di immigrati in “preponderanza demografica” (citazione da una delibera adottata dall’OCI nel 1974 a Lahore) : ciò che in pratica significa “colonizzazione islamica” o, se preferite, “islamizzazione”.

E allora, perché i giornalisti rifiutano di riferire su un premio destinato a far conoscere e ricompensare quei rari coraggiosi che si oppongono a questa islamizzazione che rappresenta un pericolo mortale per l’Europa? Perché continuano ad assecondare acriticamente le menzogne di chi sostiene che l’islam è una “religione di pace e di tolleranza” che non ha nulla a che vedere con il terrorismo? Per ignoranza della materia? Per paura di passare per dei razzisti? Per paura di subire ritorsioni? Oppure semplicemente perché l’80% di loro è di area rosso-verde e quindi favorevole per motivi ideologici a un’immigrazione senza limiti in provenienza prevalentemente da quei Paesi islamici che in passato erano stati colonizzati dagli europei?

Non tutti i media censurano il premio

Gli unici media che negli ultimi quattro anni in Ticino hanno puntualmente informato sull’esistenza di questo premio sono stati il Mattino della domenica, Il Paese e il Mattinonline, cioè proprio quegli organi di informazione che per un motivo o per l’altro sarebbero esclusi dagli aiuti finanziari (1 miliardo sull’arco di sette anni!) in votazione il 13 febbraio. Aiuti che in prevalenza sarebbero destinati a finanziare i media di sinistra: quelli che ci propinano tutti i giorni la propaganda rossoverde su temi come i cambiamenti climatici, le minoranze LGBT, il femminismo, la “cancel culture”, il wokismo, il colonialismo, l’immigrazione e così via.

Si può anche capire che per motivi politici e ideologici il premio “Stop Islamization” non attiri molte simpatie negli ambienti giornalistici. Ma il compito principale dei giornalisti resta pur sempre quello di informare. Perciò, e lo dico da ex-giornalista, trovo scandalosa la censura messa in atto dalla stampa ticinese. Tanto più che la stampa d’oltre Gottardo (fra cui Blick, Tages Anzeiger, Basler Zeitung, Le Matin, Zentralschweiz am Sonntag, LesObservateurs.ch ecc.) ha già dedicato ampi articoli a questa iniziativa. E allora a maggior ragione non si giustifica il silenzio in Ticino verso un premio di portata nazionale nato proprio in Ticino ad opera di quel Guastafeste che in materia di islam si è guadagnato sul campo una certa considerazione, avendo già fatto scuola a livello nazionale nella storica battaglia contro il velo integrale islamico.

Il Rapporto sull’islamofobia in Europa

Di recente il premio ha riscosso una risonanza internazionale grazie a una lunga intervista al suo promotore apparsa il 13 gennaio scorso sul sito online francese Riposte laïque ( cliccare su : Zemmour parmi les nominés du « Swiss Stop Islamization Award 2022 – Riposte Laique) . Ma anche grazie a una fondazione turca (la SETA), vicina al presidente islamista Erdogan, che dal 2015 stampa un voluminoso “Rapporto sull’islamofobia in Europa” (circa 900 pagine) , e che al premio ha dedicato un capitoletto nell’edizione del 2019 e in quella del 2020 uscita pochi giorni fa. Se si pensa che fra gli “islamofobi” della Svizzera è stata inserita a più riprese anche la musulmana Saïda Keller-Messahli, fondatrice e presidente del Forum per un islam progressista e vincitrice nel 2016 del Premio svizzero per i diritti umani , si può capire perché sono onorato di essere stato inserito ( assieme ai vari vincitori del premio, fra cui il consigliere nazionale Lorenzo Quadri) in quella che ha tutta l’aria di essere una sorta di “lista nera” intimidatoria….Un giorno o l’altro qualcuno dovrebbe stampare a futura memoria un “Rapporto sull’islamofilia in Europa”, dedicato agli utili idioti e ai collaborazionisti dell’islam che ora dominano in politica e nelle redazioni dei media…

Per inciso la signora Saida Keller-Messahli si era battuta a favore dell’iniziativa contro la dissimulazione del volto in pubblico, e le viene rimproverato pure di aver pubblicato nel 2017 un libro nel quale denunciava la crescente diffusione dell’islamismo nelle moschee svizzere e accusava la classe politica di aver non solo sottovalutato ma anche deliberatamente ignorato lo sviluppo dell’islamismo. Insomma, chiunque a torto o a ragione critica l’islam, l’islamizzazione e gli islamisti vien esposto al pubblico ludibrio come un islamofobo (termine inventato dagli islamisti, con significato di “razzista”, per delegittimare i loro avversari).

Il silenzio favorisce il fanatismo religioso

Chissà se in vista della votazione del 13 febbraio, il cui esito sembra molto tirato, i media mainstream ticinesi informeranno finalmente i loro lettori sull’esistenza dello “Swiss Stop islamization Award”, la cui quinta edizione è stata lanciata proprio in questi giorni? Dopotutto la critica delle religioni fa parte della libertà d’opinione, e ci mancherebbe che si consideri inopportuna la critica di una religione che nel ventunesimo secolo non separa ancora il potere spirituale da quello temporale e persegue mire di conquista basate su un’ideologia totalitaria, fascista, razzista, misogina e omofoba. Criticare una religione non significa criticare o stigmatizzare tutti i musulmani, molti dei quali in Europa sono laici o atei. Con il pretesto di non voler offendere i musulmani la stampa evita di dar voce ai critici dell’islam, ma questo silenzio non consente un dibattito serio su delle questioni di vitale importanza per la nostra civiltà, e in definitiva fa il gioco di quei movimenti islamisti che operano contro l’integrazione dei musulmani nella nostra società e a favore della loro radicalizzazione.

Ecco i candidati del Premio per il 2022

I “nominati” del Premio per il 2022 sono 14. Per la regione linguistica italiana sono in lizza (in ordine alfabetico) : Boris Bignasca, Iris Canonica, Piero Marchesi e l’italo-marocchina Souad Sbai (Italia) ; per quella di lingua francese : Pierre Cassen (Francia) , Alexandre Del Valle (Francia), Zineb el Rhazoui (Francia), il dr. Dominique Schwander (Vallese), Hamid Zanaz (Francia), Éric Zemmour (Francia, candidato alle presidenziali di aprile) e Alain Wagner (Francia) ; e per quella di lingua tedesca : Hamed Abdel-Samad (Germania), la Fondazione Futur CH (Canton Zurigo) e Thilo Sarrazin (Germania) .

Altre informazioni sul premio si trovano sul blog della giornalista ginevrina Mireille Vallette (https://boulevarddelislamisme.blog.tdg.ch) e sul sito romando www.lesobservateurs.ch.

Chi desidera sostenere questa iniziativa può farlo versando un contributo al seguente indirizzo: Movimento Politico “Il Guastafeste” - 6616 Losone – ccp 65-67871-6 – IBAN: CH62 0900 0000 6506 7871 6) con la menzione “Premio SSIA”.

Giorgio Ghiringhelli

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