Sport, 22 novembre 2021

Cinque mondiali di fila! Da Kuhn a Murat Yakin

Dal 2006 la nazionale rossocrociata non fallisce la qualificazione

Dal 2006 ad oggi, da Köbi Kuhn a Murat Yakin, la nazionale rossocrociata non ha mai fallito la qualificazione a un campionato del mondo. Presenti in Germania nel 2006 (dopo un tremendo spareggio contro i turchi), presenti in Sudafrica nel 2010, pure in Brasile nel 2014 e in Russia nel 2018, ci saremo anche il prossimo anno nell’improbabile e impresentabile Qatar. A proposito: continua il vergognoso silenzio di tutti i paesi affiliati alla FIFA sui cinquemila operai che hanno sacrificato la loro vita per costruire gli stadi nel deserto e far felici gli emiri, che di calcio non hanno mai capito nulla ma che hanno soldi che gli escono dalle orecchie.


Tornando in argomento: se dal 1966 al 1994 la nostra massima rappresentativa è stata a guardare i mondiali con il binocolo o sul divano (modo di dire), dal 1994 in poi ha mancato l'appuntamento soltanto nel 1998 e nel 2002. Bene. Ma adesso viene il difficile (e ne parleremo diffusamente nei prossimi mesi): riuscirà la Nati a superare il fatidico scoglio degli ottavi di finale contro cui è andata a sbattere nel 2006 (avversaria l’Ucraina), nel 2014 (Argentina) e nel 2018 (Svezia)? Fra un anno ne sapremo di più. Ma intanto oggi ripercorriamo il cammino degli elvetici nelle quattro vittoriose eliminatorie dal 2006 al 2018. L’ultima ce l’abbiamo ancora negli occhi e nei giorni scorsi è stata raccontata in tutte le salse.



2006, Turchia ai nostri piedi. Siamo inseriti nel gruppo 4.Allora come oggi, passa la prima e la seconda spareggia. Il sorteggio non ci è molto favorevole: becchiamo la Francia di Zidane, Henry e Ribery, nazionale che vuole riscattarsi dal deludente e chiacchierato mondiale sudafricano. Sulla carta, stando agli osservatori, ci giocheremo la seconda piazza (la prima sembra riservata) con l'Eire. Israele, Cipro e Far Oer non ci fanno paura. E alla fine i risultati danno ragione ai pronostici: Francia qualificata direttamente, Svizzera seconda a due lunghezze. Ma contro i futuri finalisti del 2006 riusciamo a non perdere: 0-0 a Parigi, 1-1 a Berna. Chiudiamo anche con un bilancio positivo: 4 vittorie e 6 pareggi (comunque troppi, ci costeranno il primo posto). L' 1-1 casalingo contro Israele alla fine ci penalizza. Così andiamo agli spareggi, dove ci tocca un avversario che più rognoso non si può: la Turchia. Il 12 novembre 2005 va in scena il primo atto del melodramma: a Berna i nostri vincono 20 (grazie alle reti dei ventenni Senderos e Behrami). In campo anche l' attuale CT Murat Yakin. Per lui è una sfida dal sapore speciale viste le sue origini turche. Sugli spalti ci sono almeno cinquemila tifosi ospiti. Cinque giorni dopo a Istanbul si gioca il ritorno. Che il clima e l'ambiente siano infuocatissimi lo si capisce all' aeroporto Ataturk, quando i nostri giocatori vengono provocati dai funzionari doganali. La partita è tesa ma i nostri riescono a contenere le sfuriate e le provocazioni locali. Anche se sconfitti per 4-2, la Svizzera passa grazie ai gol segnati in trasferta. Poi succede il finimondo: alcuni giocatori elvetici vengono aggrediti nel sottopassaggio, due reporter addirittura picchiati. Ma intanto Istanbul è ai nostri piedi!


2010, inizio catastrofico. Decisamente abbordabile il cammino per i primi mondiali africani della storia, che si svolgeranno in Sudafrica nel 2010. L’apartheid non esiste più e la passione per il calcio convince la FIFA a scommettere su questo paese. La Svizzera è fortunata: disputerà le eliminatorie contro la Grecia, la squadra sulla carta più difficile, Lettonia, Israele (ancora), Moldavia e Lussemburgo. Ellenici a parte, nessuno di questi avversari è nei primi 50 del ranking. Eppure l’inizio è da incubo, o quasi. In Israele gettiamo alle ortiche una vittoria che sembrava in cassaforte: in vantaggio per 2-0 la Svizzera viene raggiunta nel finale (2-2). Ma il peggio avviene a Zurigo quando il tremebondo Lussemburgo ci batte (doppio sigh!) per 2-1. Vergogna, scrissero la maggioranza dei quotidiani. Othmar Hitzfeld, il neo CT, è sulla graticola. Si parla di un possibile cambiamento sulla panchina rossocrociata. In realtà, poi, la bufera si placa e la Svizzera comincia ad inanellare tutta una serie di risultati utili:cinque vittorie di fila e un pareggio (in Lettonia). Alla fine chiude con un punto di vantaggio sulla Grecia. Lo 0-0 finale dei nostri contro Israele a Berna è sufficiente. Si va ai Mondiali, con merito. Con una squadra più matura rispetto a quella di Kuhn ma che ne ha conservato la concretezza e il rigore tattico. In questo contesto spazio anche a Marco Padalino, ex direttore sportivo del Lugano. Per Hitzfeld una bella soddisfazione: da villano, dopo due sole partite, a eroe.


2014, quasi una passeggiata. Il sorteggio ancora una volta ci è favorevole. Nel gruppo E ci troviamo di fronte a squadre che non ci fanno venire di certo il mal di testa Tutte di medio livello, dunque abbordabilissime. Sono Norvegia, Slovenia, Islanda, Albania e Cipro: se i rossocrociati non si qualificano, devono andare a nascondersi (assieme al loro CT Hitzfeld, che inizia il suo ultimo mandato). Non è davvero il caso: con un bilancio del tutto lusinghiero (7 vittorie, 3 pareggi e nessuna sconfitta) la Svizzera va ai Mondiali brasiliani come una lettera alla posta. Una volta si diceva così...oggi forse no. Comunque: il torneo si apre con una doppia fondamentale vittoria contro Slovenia e Albania. Il match contro quest'ultima squadra è una sorta di derby: la Svizzera schiera infatti alcuni giocatori nati nel Kossovo e cresciuti nel nostro paese. Shaqiri, Behrami e Xhaka. Il cammino dei rossocrociati è semplicemente travolgente e nessuno riesce a batterci. Ogni tanto stentiamo più del previsto ma alla fine i veri valori escono a galla. Clamoroso il 4-4 casalingo contro la nazionale islandese: in uno stillicidio di emozioni, conduciamo a lungo la partita ma nei secondi di recupero veniamo raggiunti da Gudmundsson. Un match incredibile, divertente per tutti. Un po' meno per i due allenatori. La squadra elvetica si conferma duttile, sorniona e letale. Vince il girone con 24 punti, ben 7 in più della sorprendente Islanda, che va agli spareggi beffando le più accreditate Norvegia e Slovenia.


2018, un nuovo spareggio. Reduce da un Europeo tutto sommato positivo (fuori comunque ai soliti ottavi di finale, stavolta ai rigori contro la Polonia), la Svizzera si presenta alle qualificazioni per i Mondiali russi del 2018 con Vladimir Petkovic in panchina. Da due anni sostituisce Othmar Hitzfeld. Il suo non è un gioco scintillante ma è estremamente concreto. Siamo inseriti nel gruppo con il Portogallo del bomber più forte al mondo, Cristiano Ronaldo, ma anche con avversarie decisamente più fragili come Lettonia, Ungheria, Andorra e Far Oer. Portogallo primo, Svizzera seconda: questo è il pronostico della vigilia, i magiari non sono più quelli di una volta, le altre sono decisamente inferiori ai rossocrociati. E il nostro cammino è piuttosto brillante: 9 vittorie e 1 sconfitta. Contro i lusitani il bilancio è buono: vittoria in esordio a Basilea (2-0), sconfitta nell'ultima giornata a Lisbona (sempre 2-0). Da notare che CR7 mette a segno ben 17 delle 32 reti segnate dalla sua squadra. Portogallo e Svizzera chiudono alla pari il girone ma i nostri avversari hanno una differenza-reti migliore: +28 contro +16. Loro vanno direttamente in Russia mentre i beniamini di Petkovic dovranno disputare per la seconda volta in 12 anni lo spareggio. Dopo la Turchia, ci tocca l'Irlanda del Nord. E mentre gli azzurri di Ventura crollano contro la Svezia e restano a casa, la Svizzera passa ma con il minimo degli scarti. 1-0 a Belfast (rigore decisivo di Rodriguez), 0-0 a Basilea. Ma quanti rischi inutili. Per Petkovic è festa: parteciperà al suo primo Mondiale. Qualche dubbio e qualche perplessità sul gioco però dividono la critica. Il tecnico di origine balcaniche non se ne preoccupa. Lui è abituato a tirare dritto.

TIM CARLETTI

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