Svizzera, 16 settembre 2021

La ripresa economica continua, ma per il momento perde un po’ di slancio

La ripresa della congiuntura dovrebbe proseguire il suo corso, anche se per il momento si profila meno dinamismo rispetto a quanto pronosticato finora. Per il 2021 il gruppo di esperti abbassa la sua previsione di crescita al 3,2 % (al netto degli eventi sportivi). Stando a queste cifre, l’economia svizzera crescerebbe nettamente al di sopra della media. Nel 2022 la crescita dovrebbe accelerare al 3,4 %*.

Dopo le misure di allentamento di inizio marzo, l’economia nazionale si è ripresa, come previsto, dai contraccolpi dei mesi invernali. Quest’estate l’attività economica dovrebbe aver superato i livelli pre-crisi. Sul piano mondiale però la ripresa a breve termine dovrebbe risultare leggermente meno vigorosa. Le carenze di capacità stanno limitando per il momento la crescita della produzione industriale globale, con conseguenti aumenti dei prezzi; in alcuni Paesi il settore terziario soffre per l’inasprimento delle misure anti-COVID.

Il gruppo di esperti si aspetta pertanto che la ripresa proseguirà il suo corso anche in Svizzera, anche se a breve termine sarà un po’ meno dinamica. In particolare i settori più esposti, come il turismo internazionale, potrebbero uscire più lentamente dalla crisi. Tuttavia, finché nel prossimo periodo non verranno introdotte forti misure restrittive (come la chiusura di aziende), la ripresa congiunturale non subirà interruzioni.

Sostenuta in particolare da effetti di recupero nel consumo privato e negli investimenti, ma anche da una significativa crescita delle esportazioni, nei prossimi trimestri l’economia svizzera dovrebbe crescere a un ritmo molto più sostenuto della media storica. Il gruppo di esperti prevede per l’intero 2021 una crescita del PIL del 3,2 %, al netto degli eventi sportivi. La revisione al ribasso rispetto alla previsione di giugno (+3,6 %) è dovuta anche al fatto che, secondo i dati più recenti, il crollo economico del 2020 non è stato oltremodo grave, per cui anche il potenziale di recupero economico risulta, nel complesso, inferiore.

Nel prossimo anno l’economia globale dovrebbe riprendere slancio ulteriormente. I problemi riguardanti la disponibilità di prodotti
preliminari e le capacità di trasporto dovrebbero attenuarsi. La situazione pandemica, dal canto suo, dovrebbe continuare a normalizzarsi. Questo amplierebbe la ripresa economica e includerebbe sempre più il commercio internazionale di servizi, come il turismo. Di conseguenza, si aspettano forti impulsi sia dalla domanda interna che dal commercio estero. Nel complesso il gruppo di esperti prevede per il 2022 una crescita del PIL, al netto degli eventi sportivi, del 3,4 % (previsione di giugno: +3,3 %).

La ripresa in atto ha notevoli ripercussioni sul mercato del lavoro: il ricorso all’indennità di lavoro ridotto dovrebbe gradualmente diminuire e la disoccupazione dovrebbe continuare a scendere. Per il 2021 si prevede un tasso di disoccupazione medio annuo del 3,0 %, per il 2022 un ulteriore calo al 2,7 % in media annua. L’inflazione dovrebbe essere di poco superiore a quella ipotizzata in giugno (2021: +0,5 %, 2022: +0,8 %).

Rischi congiunturali

Non è escluso che si verifichino battute d’arresto legate allo sviluppo della pandemia. Misure sanitarie particolarmente restrittive peserebbero molto sulla ripresa, per esempio nel caso della diffusione di eventuali varianti del virus e di un’efficacia molto ridotta dei vaccini.

Si attendono effetti frenanti sulla ripresa economica anche qualora dovessero persistere le attuali strozzature di capacità e i recenti aumenti dell’inflazione portassero a una costante pressione sui prezzi con conseguente innalzamento dei tassi di interesse a lungo termine. Gli attuali rischi connessi all’indebitamento degli Stati e delle imprese e alle correzioni dei mercati finanziari si intensificherebbero notevolmente nel caso in cui si avverasse un simile scenario. Ad accentuarsi sarebbero inoltre anche i rischi del settore immobiliare nazionale.

Al contrario, la ripresa potrebbe risultare più intensa di quella ipotizzata nelle previsioni del gruppo di esperti, sia a livello nazionale che in altre economie avanzate. Dalla primavera del 2020 alcune famiglie hanno accumulato notevoli risparmi supplementari a fronte delle limitate possibilità di spendere: una parte di queste risorse potrebbe essere utilizzata per i consumi privati.

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