Sport, 31 agosto 2021

“Tokyo mi ha maturato. Penso già a Parigi 2024”

Scherma: reduce dai Giochi olimpici il nostro Michele Niggeler guarda al futuro

Michele Niggeler, 29 anni (è nato a Desenzano del Garda il 10 marzo del 1992) è spadista della nazionale rossocrociata reduce dalle Olimpiadi di Tokyo, invero sotto tono dopo l’ottavo posto nel concorso a squadre (su nove compagini) ed il trentaduesimo nella prova individuale. Non ingannino troppo questi risultati perché Michele è l’autentico perno della nostra selezione nella specialità, appunto, della spada: non dimentichiamo infatti che ai Mondiali a squadre disputati a Lipsia nel 2017, a Wixiu (Cina) nel 2018 e a Budapest nel 2019 ha conquistato un argento, rispettivamente un oro ed un bronzo.


Gli manca tuttavia di compiere il salto di qualità nell’individuale. Michele ne è perfettamente consapevole ed è per questa ragione che in questi ultimi tempi sta provando a colmare questo gap allenandosi intensamente a Milano, città dove risiede anche perché proprio nel capoluogo lombardo ha ultimato gli studi per diventare ingegnere.


Michele ha il doppio passaporto: gareggia come detto per i colori rossocrociati per via di suo padre Alejandro, che è appunto di nazionalità elvetica (anche se è nato in Spagna, prima di trasferirsi a Samedan nei Grigioni), mentre sua madre Francesca è italiana. Entrambi attualmente vivono a Bergamo. Niggeler ha pure un forte legame sportivo con la società Scherma Lugano (che ha fusionato con il CircoloScherma SAL Lugano), ma la maggior parte delle gare le disputa in Italia, mettendosi in mostra anche contro i migliori azzurri (che nella scherma sono sempre protagonisti a livello mondiale).
Abbiamo dunque a che fare con un atleta di valore ma soprattutto con una persona brillante e disponibile.


Lo abbiamo avvicinato per conoscere meglio la sua storia e per sapere quali sono i suoi progetti futuri, non dimenticando che fra tre anni ci saranno i Giochi olimpici di Parigi: “Un appuntamento indubbiamente importante perché ho una gran voglia di riscattarmi dopo le controprestazioni giapponesi” ha raccontato Michele.


Partiamo da lontano, da quando ha iniziato con la scherma.
È stata una scelta personale, anche se, parallelamente, ho praticato pure il calcio, sport di cui sono sempre affascinato visto che sono un accanito tifoso dell’Atalanta. Da piccolo nella scherma specialità fioretto, ho gareggiato un po’ in Italia ed un po’ anche in Svizzera.


Verso i 13 anni ecco il primo importante passo con la convocazione nella nazionale svizzera di categoria. Lei aveva l’opportunità di far parte della squadra azzurra, come mai ha preferito essere rossocrociato?
C’è chi mi ha consigliato di farlo, giustificando questa scelta col fatto che con la maglia elvetica avrei avuto più possibilità di emergere visto che la selezione per diventare tricolore è sempre durissima, visto il livello dei competitori azzurri...


L’Italia è comunque ben presente nella sua vita, qualcuno potrebbe anche chiedersi se lei si senta veramente svizzero quando gareggia… 
Nel modo più assoluto, è sempre un onore rappresentare il proprio paese, tanto più se i tornei sono mondiali o olimpici. Mi sento orgoglioso di far parte di questo paese!


La sua base resta comunque Milano.
Anche se, tanto per darvi un’idea, negli ultimi due anni, per qualifcarmi per le Olimpiadi ho passato almeno una decina di giorni al mese per ambientarmi al meglio con il resto della nostra squadra È chiaro che per il resto degli allenamenti, la mia base rimane Milano dove sono guidato da vicino da esperti allenatori.


Come mai ha scelto il club Scherma Lugano?
Perché è il mio club di riferimento, quando ero più giovane ogni tanto venivo sulle rive del Ceresio ad allenarmi.


Quando si arriva ad un certo livello, per allenarsi con i migliori o si va oltre San Gottardo o, come lei ha scelto, resta in Italia a Milano dove la spada è molto praticata.
Non nascondo che è così, anche se a Lugano tutti mi hanno trattato sempre molto bene ed a loro devo comunque un grande ringraziamento.


Ogni sportivo di livello ha sempre dei “maestri” importanti, veri punti di riferimento...
Da ormai dieci anni il mio coach dal quale ho imparato a compiere tangibili passi avanti nella gerarchia internazionale è Andrea Candiani di Milano, lui aveva capito il mio talento e quindi mi ha preso sotto la sua ala protettrice per plasmarmi ulteriormente e farmi arrivare dove sono ora. Diciamo che è il mio mentore.


Capitolo Giochi: com’è stato gareggiare senza l’apporto del pubblico?
Una strana sensazione. Da una parte c`era grande felicità visto che partecipavo a questa prestigiosa competizione per la prima volta ma dall’altra un certo imbarazzo per il grande silenzio sugli spalti. Poi abbiamo dovuto vivere in una bolla: in un certo senso è stata come una vita da reclusi visto che dopo le gare dovevamo spostarci subito nelle nostre residenze. Alla fine, risultati a parte, la felicità è stata parecchia, perché ho visto coronati tutti i miei sacrifici. Essere al fianco dei più grandi campioni è stata una emozione incredibile. Gareggiare avendo come riferimento… visivo i cinque cerchi è stato eccezionale e forse questo mi ha creato una certa tensione che ha un po’ condizionato il mio rendimento personale.


Il suo valore è comunque certificato dai tre Mondiali disputati in un recente passato.
Senza dimenticare gli ottimi piazzamenti ottenuti nelle gare valide per la Coppa del Mondo, corroborate anche da altre medaglie. Posso insomma ritenermi soddisfatto per quanto riguarda gli appuntamenti internazionali.


Ora si tratta di superare l’ultimo ostacolo per arrivare ad emergere anche nelle prove individuali.
Ebbene sì, ecco perché mi sto preparando intensamente anche da questo punto di vista. Sento che ce la posso fare. Con la squadra, sai di avere l’appoggio di tutti i compagni; nell’individuale sei tu solo che devi battere l’avversario. Anche dal punto di vista psicologico devo capire che non ci sono differenze quando si sale sulla pedana.


A 29 anni si sente completamente maturato?
La vera maturazione nella spada è dai 32 ai 34 anni, eppoi ci sono anche atleti di 38-39 anni che gareggiano ancora . Rispetto agli altri attrezzi, la spada è un’arma più tattica, dove a prevalere è anche e soprattutto l’esperienza più che la resistenza fisica. Il mio compagno di squadra Steffen è in pedana ancora a 39 anni, quindi… 


I suoi prossimi obiettivi?
Devo cercare di organizzarmi anche al di fuori della pedana. Negli ultimi due anni sono stato un atleta professionista a tutti gli effetti e questo non sempre è stato facile da gestire; ora vorrei lavorare visto che sono laureato in ingegneria. Mi sto guardando in giro e potrei anche venire a cercare un posto in Svizzera.


Della sua già brillante carriera conserva degli aneddoti o dei ricordi particolari?
Al di là dei risultati, i ricordi più belli li ho avuti conoscendo avversari di tutto il mondo, con i quali ho stretto delle belle amicizie . È stato come vivere in altri mondi. A livello giovanile poi ci si divertiva tantissimo...


Sogno nel cassetto?
Per la verità sono due, vincere una medaglia in una prova individuale e conquistare un oro alle prossime Olimpiadi nel concorso a squadre. Spero di poter dare ancora molte soddisfazioni al mio paese e a tutti i miei sostenitori. Sono convinto di avere le carte in regola per continuare a fare ancora bene a tutti i livelli.

GIANNI MARCHETTI
 

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