Sport, 25 luglio 2021

I sei moschettieri all’assalto del Giappone

Mai così tanto Ticino ai Giochi olimpici

TOKYO (Giappone) - Ce l’avevano giurato gli addetti ai lavori: nell’atletica leggera è sempre più difficile che qualcuno ricorra alle farmacie o ai praticoni del doping. I controlli sono rigidi e spietati, la mentalità è cambiata. A poche ore da questa “dichiarazione ”, strappata a microfoni e taccuini spenti alla presentazione del Galà dei Castelli del prossimo settembre e della quale abbiamo preso nota entusiastici, ecco che sul mondo dello sport elvetico e dei Giochi cade una brutta (e fastidiosa) tegola.


In un controllo effettuato sul nostro Kariem Hussein ai recenti campionati svizzeri di Langenthal, dove aveva ottenuto il limite per andare a Tokyo, è stata evidenziata la presenza di nicetamide e del metabolita N-etilnicotinamide, sostanza proibita e che di regola viene punita con 9 mesi di squalifica. Una brutta botta, insomma, che ha lasciato sotto choc la nostra rappresentanza, per la quale è certamente un danno a livello di immagine. Anche se, come ha detto il nostro Filippo Colombo ai microfoni di Teleticino, il fattaccio deve “indurre il mondo sportivo a prendere coscienza che il doping può soltanto fare del male agli atleti e a tutti coloro che cercano di ottenere dei risultati onestamente”.


Voltiamo pagina e cambiamo argomento. Dopo la doverosa introduzione, puntiamo i nostri riflettori su un dato straordinario: alle Olimpiadi iniziate venerdì scorso nel Sol Levante ci sono ben sei ticinesi.Una cosa mai vista in passato e che forse non tutti, a livello di massmedia, ha sottolineato a sufficienza. In fondo c’è anche una valenzaculturale in tutto questo: siamo un paese di artisti e di sportivi. Bravi,talentuosi, ricchi di fantasia; magari un po' indisciplinati e a volte anche permalosi. Ma alla fine, siamo sempre in grado di produrre atleti di assoluto livello.


E allora, viva i nostri sei moschettieri, viva Noé Ponti, Maria Ugolkova (ticinese adottata), Ajla Del Ponte, Ricky Petrucciani, Michele Niggeler e naturalmente Filippo Colombo, tornato alle competizioni dopo un lungo infortunio. Li immaginiamo là, nel misterioso ed affascinante Oriente, a gestire il tempo e, pure, la noia: sì, perché a Tokyo gli oltre 15 mila partecipanti sono chiusi in “bolla”. Albergo, pista (o campo); pista (o campo), albergo. Non il massimo. In attesa di qualche exploit – Petrucciani, Ponti e Del Ponte sembrano i più attrezzati della pattuglia – facciamo a loro i migliori auguri. Li tiferemo, incondizionatamente. Che i sacrifici e le rinunce degli ultimi anni e degli ultimi mesi (soprattutto quelli passati in lock down) non siano stati invani.


Anche se poi, come ben diceva il barone Pierre De Coubertin, inventore
dei Giochi, “l’importante è partecipare”. Nei giorni scorsi li abbiamo sentiti per cercare di capire il loro stato di forma e psicologico. Abbiamo riassunto il tutto con alcune frasi significative:

NOE PONTI: 
“Per me questo è l’inizio di una grande avventura. Non solo perché ci sono i Giochi olimpici ma ancheperchè dal prossimo settembreandrò a studiare e a praticare il nuoto ad alti livelli alla North Carolina University, negli Stati Uniti. Spero di essere all’altezza in entrambi i casi”.

RICKY PETRUCCIANI: 
“Obiettivo semifinale. Ci mancherebbe. Vado ai Giochi per essere protagonista; sono tranquillo e consapevole dei miei mezzi. Non èda tutti andare alle Olimpiadi. Sono contento di esserci. E se sono a Tokyo è grazie anche a mio papà Maurizio, che ha sempre creduto in me”.

MARIA UGOLKOVA: 
“Non posso certo affermare dire che il posticipo di un anno delle Olimpiadi non abbia cambiato nullaa livello mentale e fisico, ma tutti abbiamo lavorato bene e sono quindi molto curiosa di vedere qualitraguardi possiamo raggiungere.Voglio godermi questa esperienza al meglio e in ogni momento”.

FILIPPO COLOMBO: 
“Dopo l’infortunio avevo quasi perso le speranze di andare a Tokyo. L’esserci riuscito è quasi un miracolo. Il mio obiettivo? Sarebbebello finire fra i primi dieci. Medaglie? Sono molto realista e so perfettamente che la concorrenza èfortissima. Comunque: mai dire mai…”.

AJLA DEL PONTE: 
“Gareggiare senza pubblico non è certamente il massimo, ma dovremo fare di necessità virtù. I Giochi sono iGiochi e non possiamo certamente sminuirne la portata solo perché mancheranno gli spettatori. Sono motivatissima, non vedo l’ora di cominciare”.

MICHELE NIGGELER: 
“A questo appuntamento gli atleti dedicano tutta una vita. E siccome non si sa cosa potrebbe succederein futuro, ecco che essere presenti è importantissimo. I Giochi sono un evento fondamentale, che tuttisognano da bambino. C’è pressione certo ma non ossessione”.

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