Sport, 25 luglio 2021

“Il campionato più difficile dal ritorno in Super League”

Oggi il Lugano debutta in casa contro lo Zurigo. Nostra intervista a Angelo Renzetti

LUGANO - Angelo Renzetti ha vissuto un’estate fra le più calde della sua storia presidenziale. Dalla vendita alla controversa cordata italobrasiliana all’arrivo sulla panchina bianconera di un guru del calcio sudamericano, Abel Braga. Ancora una volta, il dirigente locarnese ha saputo tenere duro e dopo essersi riapproppriato del club che ha rilanciato nel corso di questi ultimi 10 anni, è pronto all’ennesima battaglia. Lo abbiamo incontrato alla vigilia della partita d’esordio contro lo Zurigo (oggi a Cornaredo, calcio d’inizio ore 14.15). 


Presidente: oggi inizia il campionato. Con quali sentimenti affronta questa stagione? 
Sentimenti contrastanti. Ci sono come sempre la curiosità di vedere a che punto siamo, l’emozione del confronto agonistico ma pure la consapevolezza delle difficoltà che stagione dopo stagione si fanno quasi insormontabili. Il campionato a dieci squadre è mostruosamente complicato e mette a durissima prova tutte le partecipanti, figurarsi i club con budget più ridotti. A livello personale poi la stanchezza degli scorsi mesi si è acuita e le vicissitudini societarie ci hanno segnato moltissimo sul piano tecnico e finanziario. Non a caso ho parlato di una montagna ardua da scalare. 


Partiamo allora dagli orari: ma le sembra normale giocare alle 14.15 durante i mesi estivi? Non è pura follia? 
Ormai in tutto il mondo sono le televisioni a dettare i calendari. Semmai l’aspetto beffardo è che altrove gli introiti garantiti dalle pay tv costituiscono una parte molto importante dei bilanci, da noi non è così.


Scongiurato il rischio che il Lugano finisse in mani tutt’altro che affidabii, lei riparte nuovamente alla testa del club. Ma come è stato possibile che avvenisse un simile pasticcio?
Non desidero rivangare una pagina dolorosa e costosa dell’esistenza della società e mia personale. Posso solo ribadire che ho affidato trattative e contratti a studi legali di primo piano e che l’azionista di minoranza, che sarebbe rimasto in società, ha garantito per i nuovi venuti. C’era poi in ultima analisi la rete di protezione della SFL che indaga a fondo sui nuovi azionisti e che in effetti non ha dato il via liberafinale.


Lei di solito è attento…
Ripeto quanto detto in precedenza. Tutti i potenziali interessati con i quali stavo trattando chiedevano di acquistare il 100 per cento della società, cosa non possibile senza l’accordo dell’azionista di minoranza.


Cosa le ha insegnato questa storia?
Nulla che già non sapessi e cioè che il mondo del calcio è popolato da opportunisti, faccendieri, collezionisti di figurine e fauna varia. Muoversi in questo ambiente diventa complicatissimo e le fregature sono dietro l’angolo. Aggiungete il fatto che chi è “costretto” a vendere si trova di per sé in situazione di debolezza.


E allora giriamo pagina e parliamo di Abel Braga. Contento di lui, vero? 
All’inizio è stato uno choc venire a sapere che gli aspiranti acquirenti avevano sottoscritto contratti molto onerosi e con personalità quali il nuovo tecnico. Poi ci siamo incontrati a quattr’occhi e ho avuto subito l’impressione di una persona in gamba desiderosa di mettersi in gioco. E con la quale abbiamo trovato un compromesso. In queste prime settimane di lavoro Braga si è fatto apprezzare da tutti.


Si è cambiato tipo di gioco. In fondo Braga predilige quello che lei ha sempre paventato. 
Sì, anche se un conto è prefigurare un certo modulo e atteggiamento in campo e un altro è poterli applicare veramente considerati i giocatori a disposizione, gli avversari, i rincalzi, e via dicendo.


La squadra non è ancora completa. Quali sono le difficoltà a fare mercato?
Non è mai stato facile cedere o ingaggiare elementi di qualità ma adesso, con il Covid-19 che ha messo in ginocchio la maggior parte società, è diventata una missionequasi impossibile. Tutti parlano ma nessuno è disposto a sganciare un franco. Il problema è che i contrattiin essere sono molto onerosi e i bilanci ne risentono, visto anche che di entrate non ce ne sono state(salvo i prestiti da restituire). Al di là
della congiuntura economica c’è poi lo strapotere di agenti e procuratori. Anche in Svizzera poche persone condizionano l’intero mercato e si muovono spesso con logiche che hanno più a che vedere con il guadagno personale che non con il tasso tecnico dei giocatori o con le esigenze dei club. 


Qualcuno partirà, qualche altro arriverà. Cosa si immagina per fine agosto? Sarebbe peccato dovesse partire Lovric… 
Se già le grandi squadre dei maggiori campionati devono rinunciare a qualche “top” per ragioni di bilancio, figurarsi se il Lugano possa fare lo schizzinoso. E’ evidente che gli unici elementi che possono avere mercato sono i migliori e che cederli fa male. Ma l’unica alternativa è che qualcuno mi aiuti nella gestione del club iniettando qualche milione oppure restare senza risorse con le conseguenze che ne derivano!


La rosa è ancora ristretta e Demba Ba non è ancora pronto.
Ci presentiamo al via praticamente con la squadra dello scorso anno, con il giovane Muci al posto di Gerndt e Hajrizi che rimpiazza Kesckes. Quanto ai nuovi acquisti bisognerà avere pazienza: nessuno per il momento è in grado di sostenere 90 minuti al ritmo di Super League. Non dimentichiamo mai che quello svizzero è uno dei campionatinei quali si corre maggiormente.


Potrebbe essere la stagione di Mattia Bottani, quella che inizia oggi contro lo Zurigo. 
Nell’ultimo anno e mezzo Mattia è maturato moltissimo come uomo e come giocatore. In campo è più tranquillo e regolare e sta mostrando tutto il suo valore. Per tasso tecnico è tra i tre migliori svizzeri di Super League e l’ha dimostrato lo scorso campionato e anche nell’amichevole con l’Inter. Torno al discorso fatto in precedenza sul mercato: se non ci fossero interessi extra-calcistici preponderanti Bottani sarebbe stato un giocatore da YB o Basilea, per non dire da campionato italiano, francese o spagnolo. 


Presidente: l’obiettivo è la salvezza?
Con le premesse fatte in precedenza la salvezza deve essere forzatamente il nostro obiettivo. Sarà il campionato più difficile da quando siamo tornati in Super League. Mantenere il posto sarebbe come arrivare in Europa. 


Lanci un messaggio ai tifosi: dovrebbe tornare allo stadio, ora. Almeno si spera.
Chi mi conosce sa che non sono tipo da appelli. Ritengo che quanto fatto dal Lugano e dal sottoscritto in questi anni parlino da soli. Se tutte le persone che nelle scorse settimane mi hanno picchiato pacche sulle spalle o scritto messaggi di incoraggiamento sottoscrivessero l’abbonamento, avremmo lo stadio esaurito. 

Infine: si muove qualcosa per la vendita del club?
Di trattative, per acquistare l’intero pacchetto azionario, ce ne sono. Ma le difficoltà le ho enunciate all’inizio. Una sola cosa posso aggiungere: in queste condizioni non posso proseguire a lungo, ne va della mia salute, e non solo.

MAURO ANTONINI

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