Mondo, 18 luglio 2021

Al G20 di Venezia la finanza mondiale torna a guardare al futuro

Lo scorso fine settimana si è concluso a Venezia il G20 della finanza, un incontro che ha visto convergere presso la città lagunare i direttori delle banche centrali e dei ministeri delle finanze delle maggiori economie mondiali; presenti anche Ueli Maurer, responsabile del Dipartimento Federale delle Finanze, Thomas Jordan, Presidente della BNS, i responsabili UE, e di altre entità sovranazionali attive in campo finanziario.

Per comprendere la importanza di questo appuntamento basta considerarne il valore aggregato: circa i 4/5 della produzione industriale e del commercio mondiale, cioè il destino economico di sei abitanti su dieci dell’intero pianeta.

A concludere la serie degli incontri annuali di G20 edizione 2021 ci sarà un vertice finale a Roma, il prossimo ottobre, alla presenza dei capi di governo di tutte le nazioni interessate.
Toccherà a questo incontro conclusivo tirare le somme di mesi di discussioni, e passare dal dire al fare, oppure prendere atto della situazione e diplomaticamente rinviare tutto alla prossima occasione.

Questa premessa è necessaria per esaminare i risultati del summit veneziano e selezionare tra gli argomenti in agenda, tutti meritevoli di citazione, quelli che in concreto possono toccare le tasche del consumatore.

Quest’ultimo da un lato si trova esasperato anche economicamente da una epidemia che nessuno ha voluto e di cui tutti si rimpallano le cause, ma parimenti si vede sollecitato a tornare alla normalità.

Ovvero a contribuire alla ripartenza del ciclo produttivo e quindi generare profitti fiscali per rimpinguare le casse delle pubbliche amministrazioni che lo hanno sussidiato nei lunghi periodi della pandemia.

Facile a dirsi, in teoria: perché in pratica gli ultimi quindici travagliati mesi che abbiamo vissuto hanno portato a galla tutta una serie di problemi, ben noti ai partecipanti al G20, che sono proprio quelli che hanno animato il dibattito veneziano.

Prima fra tutti la minimum tax del 15% concordata fra 132 paesi. Questa nuova imposizione si focalizza sui profitti delle multinazionali del settore informatico, campioni delle vendite digitali esplose proprio grazie al confinamento sociale.

Altro tema caldo è la inflazione, che nei giorni del meeting di Venezia la Banca Centrale Europea ha annunciato d’ora in poi seguirà simmetricamente, ovvero di non più anticipare, ma agendo a cose fatte e
parallelamente alla loro evoluzione, e prevedibile ascesa.

Come in natura, anche in economia nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, affinché il desiderio di stabilità economica rincorso dalla ultima crisi finanziaria del 2007-2008, ed ancora in lenta risoluzione prima del Covid-19, oggi possa finalmente realizzarsi.
E qui i rappresentati del G20 hanno puntato il dito non sui risparmi dei consumatori, ma su come questi sono investiti, rischi compresi. Dal comunicato finale emerge una volontà dei governi internazionali a procedere con moneta digitale emessa da loro, prospettando spazio anche per le stablecoins, cioè le valute digitali che valgono la somma del denaro di uno stato sovrano che hanno nella loro cassaforte.

La Cina ha già pronta la evoluzione digitale della sua moneta, mentre le banche centrali delle maggiori nazioni sono ancora in fase di avanzamento lavori.
Intanto, il G20 prende atto, le autorità dispongono, ed infine i media informano.
Ad esempio, giovedì 15 luglio la BCE ha annunciato di “avere avviato uno studio per il lancio di un euro digitale, accessibile a tutti nella euro-area”.

Contemporaneamente, e forse non per caso, nello medesimo giorno la Commissione nazionale per le società e la Borsa-Consob, vietando anche in Italia le attività di Binance, la principale piattaforma mondiale per la contrattazione di criptovalute, ha invitato gli investitori “a prestare massima cautela nelle operazioni correlate a cripto-attività, che possono comportare una perdita integrale di denaro e raccomandando di accettare contratti solo quando comprensibili ed assistiti da chiare informazioni sulla identità del prestatore di un servizio”.

Quindi, per le criptovalute i tempi stanno per cambiare: come, lo capiremo nei prossimi mesi. Concludendo, gli elementi del nostro futuro economico sembrano già definiti.
Oltre a considerare le emergenze sanitarie, le incertezze vaccinali, la digitalizzazione dei sistemi produttivi, le questioni climatiche, i governanti saranno chiamati anche e soprattutto ad un difficile equilibrio fra risanamento delle casse statali ed investimenti per il recupero delle attività produttive, il tutto nella aspettativa che la soluzione di questa difficilissima equazione si traduca in un coordinamento anche delle nuove forme di impiego e finalmente di recupero di gettito fiscale.

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