Sport, 13 luglio 2021

Francesco Tramacera il pendolare della pallanuoto

Il nuovo estremo difensore del Lugano fa “avanti e indietro” da Brindisi in aereo

LUGANO - Francesco Tramacera (40 anni), una grande passione per lo sport. È diventato numero uno della pallanuoto ma il suo avvicinamento a questa disciplina è stato non poco laborioso. Ha infatti iniziato a praticare la ginnastica artistica, poi ha proseguito con la danza (sì, avete capito bene). Improvvisamente, spinto anche dall’ex portiere Fusco, ha finalmente iniziato a giocare a pallanuoto. In porta, mica semplice, e dimostrando di avere grandi doti, al punto che in Italia è stato addocchiato da società quali Bari, Salerno e soprattutto il Posillipo. Ma essendo ancora giovane ha rifiutato le offerte delle società che andavano per la maggiore (il Posillipo appunto) accettando di andare a Bari. Le lusinghe di altre squadre non lo hanno ingolosito: ha proseguito gli studi laureandosi in giurisprudenza. Infine, come un fulmine a ciel sereno, ecco arrivare l’offerta del Kreuzlingen, che lo ha tesserato come svizzero per via del doppio passaporto (la madre, di origine austriaca, ha vissuto tanti anni in Appenzello).


Tre stagioni nel canton Turgovia e poi l’arrivo a Lugano, accettando la proposta di coach Salvati. Nei giorni scorsi, alla vigilia del playoff, lo abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua storia.
Come si diceva in apertura, prima della pallanuoto lei ha praticato altri sport: ginnastica artistica e danza.
La ginnastica l’ho praticata per una decina d’anni. Tuttavia continuavo a crescere e ciò non andava bene perché in questo sport prevalgono gli atleti di statura più bassa. Ma avevo delle buone basi di nuoto e quando ho provato a giocare a pallanuoto (in porta, ndr) mi sono accorto che reggevo perfettamente il ruolo. Dopo un provino, l’allenatore Sergio Fusco era sicuro di ingaggiarmi come portiere ed invece io ho rifiutato entrando nella danza. Un giorno lo stesso tecnico, dopo aver assistito ad un allenamento di danza a cui partecipavo, mi ha rimproverato ad alta voce davanti a miei compagni, dicendomi che la danza era per il gentil sesso e non per me. Le sue parole mi colsero di sorpresa e mi hanno pure scosso. Da quel giorno ho iniziato a giocare regolarmente a pallanuoto.


La sua crescita è avvenuta a Brindisi.
I progressi tecnici sono arrivati come logica conseguenza di un grande lavoro. Successivamente da Brindisi mi sono spostato a Bari grazie ad un intervento del dirigente pugliese Enzo Lotito. Una buona offerta, vitto e alloggio pagato e l’esperienza in una squadra dove ho giocato in serie B e in A2. Ho ricevuto in seguito delle offerte importanti, come quella del Posillipo, ma ho preferito maturare in Puglia.


Terminata l’esperienza in Italia è arrivata la Svizzera.
Ad un certo punto a Bari è arrivato tale Fabio Stancarone, già giocatore del Kreuzlingen. Abbiamo parlato e lui mi ha chiesto se ero interessato ad una nuova esperienza all’estero. La cosa mi ha incuriosito e, dopo un anno svolto in uno studio fiduciario a Brindisi, successivamente ho detto sì al Kreuzlingen è stato subito un successo con due titoli ed una coppa. Tre anni bellissimi, l’ultima nel 2019.


Come mai lei ha poi lasciato Kreuzlingen?
Il tecnico Benjamin Redder era un mio grandissimo amico. Con lui il feeling era perfetto. Un giorno per disaccordi tra lui e la società ed i giocatori che non lo volevano come allenatore, lui non è stato confermato e perciò non ho più voluto restare.


Il Lugano allora si è fatto sotto.
Coach Salvati l’ho sempre ritenuto un grande tecnico, la sua corte mi ha davvero fatto piacere; in Italia ha fatto cose grandi e che con il Lugano ha conquistato titoli e coppe a valanga. Una buona scelta, la
mia: oltre alla bellezza della città, mi trovo benissimo anche nel club.


Lei comunque vive a Brindisi ed ogni volta prende l’aereo per raggiungere la squadra alla vigilia delle partite di campionato.
È l’amore per lo sport, come mi ha sempre insegnato la mia famiglia. Sono un serio professionista che non ha paura di fronte agli ostacoli. Una volta ero immaturo, ora sono cresciuto e so capire quali sono i reali valori sportivi. La pallanuoto è uno sport nobile, che necessita di tanti sacrifici. Da quando mi sono laureato, da almeno una ventina d’anni mi preparo da solo. Lavorando anche in banca, la fatica raddoppia, ma sono ugualmente felice. Durante il campionato elvetico almeno una volta alla settimana mi sposto in aereo dalla Puglia alla Svizzera.


Questi continui spostamenti, soprattutto da Brindisi a Lugano, implicano delle spese… 
Ringrazio il Lugano che mi ha sempre assistito – con i giocatori addirittura ad offrirsi per farmi dormire a casa loro – e pure la BBC Ostuni Banca e il Credito Cooperativo che mi è pure stata vicina assicurandomi un importante apporto.


Insomma, lei si allena poco con la squadra, eppure il feeling con i suoi compagni è buono.
Nei playoff potrò usufruire di un “bonus” vacanze, e restare fino al 28 luglio in Ticino. E questo è sicuramnente un grande vantaggio.


Obiettivo il titolo, non ci sono discussioni.
Assolutamente sì, il Lugano è attrezzato per vincere e sono convinto che possiamo farcela, malgrado l’agguerritissima concorrenza, con almeno 3-4 squadre che possono lottare per la finale.


Lei ha avuto un mentore nella pallanuoto...
Si chiama Mladen Klikovac (montenegrino), per anni allenatore in Italia ed ora tecnico della nazionale cinese. Malgrado lui giri il mondo - da oltre vent’anni - giornalmente mi invia la tabella di marcia per la mia preparazione quando sono a Brindisi. Mi conosceva quando ero ancora universitario. Tra noi c’è grande amicizia, anzi per lui sono quasi un figlio. Gli devo tanto.


Chi si sente di ringraziare?
Mio padre Giuseppe e mia madre Andrea, che mi sono sempre stati vicini. Tornando alla danza, mio sport ... perduto: la nostra famiglia è ben rappresentata da mia figlia Giulia, 12 anni, già convocato nella nazionale giovanile italiana.

GIANNI MARCHETTI

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