Sport, 06 luglio 2021

“Iniziai con 1500 abbonati. Nel 2019 erano in 5000! ”

Hockey: i 10 anni di Vicky Mantegazza alla presidenza dell’Hockey Club Lugano

LUGANO - Sono trascorsi più di 10 anni da quando ha rilevato da Silvio Laurenti la presidenza dell' HC Lugano, il club piu glorioso e titolato del Cantone. In questo periodo Vicky Mantegazza ha dovuto affrontare diverse sfide: vincere la disaffezione del pubblico bianconero, ricreare uno staff tecnico-amministrativo in grado di far fronte ai continui cambiamenti in atto nel mondo dell'hockey su ghiaccio e dello sport in generale ed abbattere i pregiudizi di genere. Avete visto mai una donna presidente? Ma non solo: Vicky ha dovuto caricarsi sulle spalle il pesante fardello di essere figlia del dirigente che ha rivoluzionato l' hockey svizzero e che ha portato tante vittorie sul Ceresio, Geo Mantegazza.

A non dubitarne, se l’è cavata piuttosto bene, anche se è mancata, almeno sinora, la ciliegina sulla torta, quel titolo svizzero che sfugge ormai dal 2006. Nei giorni scorsi l'abbiamo sentita per tracciare un bilancio dei suoi primi 10 anni di presidenza e per parlare del futuro.


Il 22 giugno 2011 lei diventò presidente del club. Oggi lo rifarebbe?
Assolutamente si. Amo il Lugano e tutto quello che rappresenta. Se potessi tornare indietro, sarei diventato presidente qualche anno prima...


Uno dei suoi primi dichiarati obiettivi fu quello di riportare il pubblico e l’entusiasmo di un tempo alla Resega (ora Corner Arena). Possiamo dire obiettivo raggiunto?
L’ultima stagione prima della pandemia abbiamo raggiunto il record di 5000 abbonati. Posso quindi dire di avere ampiamente raggiunto il primo obiettivo.


Qual è il suo bilancio di 10 anni di presidenza?
Sono stati 10 anni intensi, in cui non mi sono fatta mancare nulla. Sicuramente mi hanno resa una persona migliore e mi hanno fatta crescere parecchio. Quando ho assunto la presidenza, il club stava passando un periodo un po’ complicato. Superavamo di poco i 1500 tesserati, c’era poco entusiasmo e poca identificazione. Nei primi anni ho costruito quello che era la mia idea societaria, cercando persone che potessero aiutarmi a colmare le mie lacune. Ho insistito per far tornare l’italiano la lingua più parlata dello spogliatoio e ho fatto di tutto per portare il Lugano il più in alto possibile.


Lei un giorno disse di voler regalare a suo padre Geo la gioia di un nuovo titolo. Ci è andata vicinissima per due volte. Ci ripensa ancora alle finali perse contro Berna e Zurigo?
Sono una che guarda sempre avanti ma dal passato cerco di imparare il più possibile. Ora sono concentrata sul futuro e il mio desiderio non è assolutamente cambiato.


Quale di quelle due finali perse le ha fatto più male?
Quella col Berna, perché nella finale contro lo Zurigo non potevo chiedere niente di più ai miei ragazzi.


Il ricordo più bello di questi 10 anni?
La finale contro lo Zurigo, gara-7 e i giorni che l’hanno preceduta. A Lugano si respirava un’aria di entusiasmo fuori dal comune ed essere riusciti a regalare ai nostri tifosi e alla nostra città tante emozioni mi ha resa fiera e felice.


In questi anni ha avuto la possibilità di conoscere tanta gente: qual è la persona con la quale ha legato maggiormente? E quella che l’ha invece delusa?
Nel mio ruolo ho la fortuna di incontrare ogni giorno persone, fare nomi non sarebbe giusto. Lo sport mi ha regalato tanti
amici veri e sinceri che fanno parte della mia vita. Delusioni ne ho avute anch’io ma cerco comunque di annullarle con qualcosa di positivo.


Il rapporto fra i tifosi e il club, anche con la scomparsa dei Ragazzi della Nord, sembra essersi un po’ incrinato. Cosa farete per recuperarlo?
Io non sento questa rottura. Una parte di tifosi ha fatto la sua scelta com’è nei loro diritti, ma è una piccola fetta. Quando i Ragazzi della Nord sono usciti con il loro comunicato, siamo stati contattati da diversi altri tifosi pronti a sostenere e a rianimare la Curva. Poi c’è stata la pandemia. Ora non vediamo l’ora di ritornare in pista e sentire tutti i tifosi attorno al nostro club. Sono sicura che sapranno fare qualcosa di buono. Quello che conta sono i colori ed il logo che ognuno di noi rappresenta.


Il disco su ghiaccio è cambiato molto da quando ha cominciato?
Vero, negli ultimi anni è cambiato parecchio. Le società sportive sono sempre più simili ad aziende e danno lavoro a centinaia di persone. In questo contesto, trovare giocatori che s’identificano a lungo con un club è sempre più difficile. Per questo quest’anno siamo contenti di aver firmato contratti a lungo termine con alcuni giocatori che rappresentano il nostro presente e il nostro futuro.


Smith, Huras, Fischer, Shedden, Ireland, Pelletier, Kapanen: tanti gli allenatori passati sotto la sua gestione e che, in modi diversi, hanno lasciato il Lugano. Qualche rimpianto per un rapporto di lavoro interrotto?
Nessun rimpianto e di ognuno di loro ho un ottimo ricordo.


Roland Habisreutinger è stato per anni un bersaglio preferito dei tifosi e della stampa. Come giudica il suo operato? Ha mantenuto ancora rapporti di amicizia?
Roland fa parte anche lui del passato e, come con gli allenatori, ho mantenuto un ottimo rapporto. Ora lavoro molto bene con Hnat, lui è il nostro presente e spero anche il nostro futuro.


Il suo undicesimo anno si apre con l’era Mc Sorley.
Chris è un uomo che porta un sacco di entusiasmo e ovviamente lo sento anch’io. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura. Tutti dobbiamo mantenere i piedi ben saldi per terra e lavorare duramente. Ci saranno momenti buoni ma ci saranno anche momenti difficili. Lo sport moderno non è facile. Sarà importante stare uniti e non farci prendere dal panico. Credo molto in questa nostra scelta.


In tanti si chiedono: quando tornerà campione l’HCL?
Mi piacerebbe poter avere la bacchetta magica per poterti rispondere ma purtroppo non è così. Vincere è diventato difficile ma quello che posso sicuramente promettere è che ci proveremo e che ogni giorno ci alzeremo tutti con un unico obiettivo… lavorare duro per portare il Lugano il più in alto possibile.


Nella sua ultima intervista rilasciata al Mattino lei disse: “Spero un giorno di svegliarmi e di sapere che il coronavirus è finito”.
Penso che questo sia il sogno più grande di un mondo intero. Purtroppo, non è ancora così. È importante non abbassare la guardia. Tutti noi siamo stufi e vogliamo tornare alla normalità ma dobbiamo sempre avere rispetto per non ricadere ancora una volta.

MAURO ANTONINI

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