Sport, 15 giugno 2021

“Non fasciamoci la testa e guardiamo in avanti”

A colloquio con Patrick Fischer dopo la delusione dei Mondiali di Riga

LUGANO - Un Mondiale che non si è fatto mancare nulla e che alla fine ha premiato una squadra, il Canada, che ha saputo gettare sul ghiaccio una mentalità agonistica fuori dal comune. Un successo, quello dei nordamericani, nato da lontano. Sull’orlo del baratro, massacrata dai mass media del suo Paese, la nazionale della foglia d’acero, ha evitato la prematura eliminazione dal girone di qualifica e, aiutata anche dalla dea bendata (ossia una combinazione di risultati favorevoli delle altre partite), nel momento in cui la competizione iridata è entrata nel vivo ha riscoperto l’antico ardore e a partire dai quarti di finale è letteralmente esplosa.


La finale contro la Finlandia, poi, è stata un concentrato incredibile di emozioni e i canadesi si sono letteralmente aggrappati alla loro proverbiale grinta per ribaltare gli scandinavi. Ma è stato anche il Mondiale della rabbia e della delusione rossocrociata: dopo aver mostrato per lunghi tratti di essere in grado di arrivare sino in fondo, i nostri si sono fatti beffare dalla solida Germania. Uno smacco, che ha naturalmente scatenato i detrattori di Patrick Fischer (anche quelli che non vedono mai le partite… ), coach finito quasi inevitabilmente sotto processo. “Non fasciamoci la testa e guardiamo avanti” ha detto. Lo abbiamo sentito di ritorno dalla Lettonia.


Allora Patrick, che ne pensa del Canada?
Il Canada ha mostrato grande compattezza ed ha sempre creduto nelle sue possibilità, anche quando ad un certo punto sembrava spacciato. I nordamericani non hanno mai mollato e contro la Finlandia nello specifico, hanno mostrato tutto il loro carattere. In questo sport non è sufficiente giocar meglio, occorre anche essere presenti nei momenti che contano e loro lo hanno ampiamente dimostrato, trasformando in… oro colato l’occasione più ghiotta nell’overtime, dopo aver segnato il 2-2 nel terzo tempo. Un punto, questo, che ha lanciato (psicologicamente) in orbita Mangiapane e compagni.


Vittoria meritata?
Penso di sì, anche se durante le qualifiche il Canada è stato un po’ aiutato dalla fortuna. Con dieci punti al suo attivo dopo la fase a gironi, la formazione neo campione poteva anche restare fuori dai giochi. Ma nello sport mai dire mai...Alla Finlandia non è bastato il rigore difensivo perché la rappresentativa nordamericana non ha mai mollato; il carattere è stato alla base del suo successo. I valori in campo a volte si annullano quando emerge il giusto tasso agonistico e mentale.


All’inizio dei Mondiali, non si dava molto credito al Canada.
Era un pensiero piuttosto ricorrente, tuttavia nella rosa della squadra figuravano almeno una quindicina di giocatori che hanno militato o che militano tutt’ora nella NHL. È vero che non c’erano i “big”, tuttavia il Canada ha mostrato di avere i giusti argomenti per conquistare il titolo.


Solitamente, in simili contesti, parlare dei singoli è delicato, ma Mangiapane - l’MVP del Canada - merita una eccezione.
Un giocatore esemplare, ha saputo dare, con Brown, i giusti impulsi e la necessaria energia per lanciare la squadra verso la finale e poi alla conquista del 27° titolo della storia di questa squadra.


La delusione di questi Mondiali lettoni?
Direi la Svezia, la sua eliminazione è stata davvero una sorpresa negativa. Il pessimo inizio nelle qualifiche ha condizionato la squadra che, probabilmente, anche dopo la netta vittoria ottenuta contro di noi, si è persa per strada. Del resto i Mondiali sono stati tutti una sorpresa, ad un certo punto almeno la metà delle grandi squadre è stata ad un passo dall’eliminazione. Il fatto che gran parte delle migliori formazioni non abbiano potuto contare su alcuni giocatori di grido, ha un po’ inciso. Tutavia questo è capitato a tutte, di conseguenza partivano alla pari. Parlo in particolare di USA, Russia, Finlandia e Canada appunto, tutti paesi che possono godere di un bacino di giocatori davvero notevole.


Veniamo, ahinoi, alla Svizzera. L’uscita ai quarti di finale è stata cocente, l’abbiamo capito guardando il suo volto alla fine della gara persa ai rigori contro la Germania.
Ammetto che la delusione è stata fortissima. Sul 2-0 eravamo convinti di essere sulla buona strada, fino a quel momento abbiamo saputo controllare la Germania. Negli ultimi dieci minuti tuttavia la mia squadra è diventata troppo passiva e si è lasciata schiacciare dalla Germania che, a 40 secondi dalla fine, ha pareggiato rinviando il tutto all’overtime. I rigori sono poi una lotteria. Abbiamo mancato di freddezza sotto porta. Ci dispiace tanto perché in tutto il torneo abbiamo giocato davvero bene. I ragazzi dovranno far tesoro di questa esperienza per imparare a gestire questi momenti e controllare la pressione.


Non è la prima volta che ciò accade.
A questi livelli ogni errore può costar caro e la Germania ha saputo sfruttare quel momento di panico dei rossocrociati nella parte finale del terzo tempo. Non è la prima volta che perdiamo certi equilibri nel finale, ma occorre essere realisti ed andare avanti per fare meglio.


Tutto è dipeso da un fattore mentale?
Non credo proprio. Occorreva più aggressività difensiva per liberare il nostro terzo . Sono sicuro che in futuro la nostra nazionale saprà acquistare la necessaria continuità per decidere finalmente le partite..


Cosa è mancato alla Svizzera per fare il colpo?
Oltre a qualche disattenzione difensiva, un certo cinismo in attacco. Inoltre dovremo continuare ad esercitare una grande pressione anche quando conduciamo nel punteggio; altrimenti si dà la possibilità all’avversario di replicare e colpire. Se proprio vogliamo parlare dell’episodio determinante, segnando il 3-1 avremmo chiuso la contesa con la Germania.


Lei era veramente convinto che la Svizzera avrebbe potuto agguantare la finale?
Logicamente credevo nella forza dei miei ragazzi, ero convinto che la nazionale svizzera avesse le carte in regola per andare lontano. Del resto nel girone eliminatorio abbiamo dimostrato il nostro valore. Nel Mondiale purtroppo non c’è nulla di scontato e in un attimo puoi passare dalla euforia alla depressione. Contro la Germania dovevamo essere non solo belli nel gioco ma anche concreti in attacco.


Il suo rammarico maggiore?
Al di là di alcuni errori non ho nulla da recriminare ai ragazzi. Hanno lottato, si sono dimostrati tra i migliori e poi per la terza volta siamo approdati ai quarti di finale, il che non è sempre scontato a questi livelli.
Si sa che la pandemia ha condizionato diversi campionati. Nell’hockey tante squadre hanno giocato una miriade di partite concentrate in un lasso di tempo piuttosto breve, senza calcolare le quarantene.


Non è che alla fine questo fatto abbia condizionato l’aspetto fisico?
No, la squadra si è presentata bene ed ha lottato con grande energia. I giocatori sapevano quello che dovevano fare e quindi si sono preparati adeguatamente.


Il prossimo appuntamento internazionale sono le Olimpiadi di Pechino nel febbraio del 2022.
Non nascondo che affronteremo questo evento pure con delle ambizioni, se sapremo mostrare certi progressi, allora potremo anche puntare al podio. C’è comunque tanto lavoro da fare .


Il pubblico è purtroppo mancato in Lettonia.
Spero che nella prossima edizione iridata in Finlandia, si possa avere anche la gente sugli spalti perché giocare nel silenzio - a parte quella cinquantina di tifosi presenti - è davvero brutto.

GIANNI MARCHETTI

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