Svizzera, 28 maggio 2021

Ecco i tre vincitori dello “Swiss Stop Islamization Award 2021”

Lo scopo dello Swiss Stop Islamization Award, un premio nazionale organizzato dal 2018 dal movimento politico “Il Guastafeste” di Giorgio Ghiringhelli di ricompensare ogni anno tre rispettabili persone o benemerite associazioni – di regola una per la Svizzera italiana, una per la Svizzera francese e una per la Svizzera tedesca (o nei Paesi confinanti con la Svizzera) – che si sono distinte per la loro coraggiosa e seria attività di critici e “lanciatori d’allarme” contro l’islam politico (un’ideologia totalitaria, razzista, fascista, violenta, misogina e omofoba), contro l’islamizzazione della Svizzera (e dell’Europa) e contro la preoccupante diffusione del radicalismo islamico, senza tuttavia prendere di mira indistintamente i musulmani come persone, che, specialmente se laici, atei o progressisti, sono le prime vittime dell’islam politico e dei fanatici islamisti. A ognuno dei tre vincitori è stato assegnato negli scorsi giorni un premio di 2'000 franchi.

Ecco i 3 vincitori della quarta edizione:

Eros Mellini (Lugano) ( direttore de “Il Paese”)

Nato nel 1947, direttore del bimensile “Il Paese”, un giornale vicino all’UDC che da anni dà spazio senza censure ad articoli molto critici verso l’Islam (creando anche un’apposita rubrica intitolata “All’ombra dei minareti”) e verso la politica dell’immigrazione e dell‘asilo: un giornale non allineato alla stampa “mainstream” e all’ideologia del politicamente corretto. A suo tempo Mellini si era battuto con il Comitato di Egerkingen a favore dell’iniziativa popolare federale contro la costruzione di minareti, approvata nel novembre del 2009 dal 57,5% dei votanti. Ha inoltre fatto parte del comitato ticinese che ha sostenuto l’iniziativa popolare lanciata nel 2016 dal Comitato di Egerkingen, la quale chiedeva di introdurre nella Costituzione federale il divieto di dissimulare il volto negli spazi pubblici in tutta la Svizzera, e che lo scorso 7 marzo è stata approvata dal 51,2% dei votanti (il Ticino si è classificato al secondo posto dopo il Giura, con il 60,5%) e dalla stragrande maggioranza dei Cantoni (20 su 26).

Association Suisse Vigilance Islam (ASVI) (Ginevra)

Fondata il 20 giugno del 2015 a Ginevra, l’Association Suisse Vigilance islam (ASVI) è l’unica associazione del nostro Paese che fra i suoi scopi ha dichiaratamente quello di “proteggere la Svizzera dall’islamizzazione”. L’ASVI è un’associazione apolitica e neutrale dal punto di vista confessionale, che difende i valori di una società pluralista e democratica e considera che l’espansione dell’islam costituisce la minaccia più grave per la democrazia e la libertà nel nostro Paese. L’ASVI intende favorire la libera espressione sull’islam e ritiene che debba essere possibile criticare l’islam e i suoi
testi fondatori alla stessa stregua di ogni altra dottrina o religione, senza subire censure o incorrere in denunce penali.

Come si legge nella sua “Carta dei valori” pubblicata sul sito www.vigilanceislam.com (che fa un’informazione seria e documentata) l’ASVI difende la democrazia, di cui fanno parte integrante il rifiuto di ogni forma di violenza, di razzismo e di xenofobia, la difesa della preminenza delle leggi sulla religione e della libertà religiosa nello spazio privato, ma che comporta altresì il rifiuto della sharia e la protezione dello spazio pubblico contro i tentativi di penetrazione dell’islam. Per raggiungere i suoi obiettivi l’ASVI punta soprattutto sull’informazione (anche con la partecipazione a dibattiti e manifestazioni), ma pure sull’utilizzo dei diritti popolari e sull’appoggio ad azioni in Svizzera e all’estero in sintonia con i suoi stessi obiettivi. Fin dalla sua costituzione l’ASVI, che è molto attiva soprattutto nella Svizzera romanda e che con pochi mezzi fa un lavoro di informazione davvero formidabile, era stata presieduta dalla combattiva e coraggiosa giornalista e scrittrice Mireille Vallette, alla quale nell’autunno del 2019 è subentrata un’altra donna: Fabienne Alfandari .

Comitato di Egerkingen (Canton Soletta)

Questo comitato, che prende il nome dalla località solettese in cui ha sede, era stato costituito da un gruppo di persone militanti soprattutto nell’UDC e nell’Unione democratica federale allo scopo di lanciare nel 2007 un’iniziativa popolare avente per obiettivo l’introduzione di un divieto di costruire minareti in Svizzera. Nel 2009 l’iniziativa venne accolta dal Popolo con il 57,5% di voti favorevoli, creando sorpresa e scalpore in tutto il mondo.

Nel 2016 questo comitato si è nuovamente attivato promuovendo il lancio di una nuova iniziativa popolare che proponeva di inserire nella Costituzione federale il divieto di dissimulare il volto in pubblico, con un testo simile a quello già approvato nel 2013 in Ticino dal 65,4% dei votanti. Lo scorso 7 marzo l’iniziativa è stata approvata dal 51,2 % dei votanti e da 20 Cantoni su 26, e la Svizzera è così diventata il quinto Paese in Europa a vietare il velo integrale in pubblico, dopo Francia, Belgio, Austria e Danimarca. Il comitato di Egerkingen, presieduto dal consigliere nazionale Walter Wobmann (UDC), ha fatto parlare di sè anche in occasione delle elezioni federali del 2019, quando ha diffuso dei manifesti in cui si accusava il PLR di difendere gli islamisti : accusa motivata dal fatto che il PLR aveva votato in Parlamento assieme al PSS contro una proposta mirante a vietare i finanziamenti esteri alle moschee e ai centri culturali islamici (con l’obiettivo di ostacolare il diffondersi dell’islam politico in Svizzera). E guarda caso il partito liberale si è schierato con motivi pretestuosi anche contro l’iniziativa antiburqa…

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