Sport, 07 maggio 2021

1992, grande sorpresa: Danimarca campione!

Raccontiamo la storia della rassegna continentale dalla prima edizione in poi

A quegli Europei per lei trionfali la Danimarca non avrebbe dovuto esserci. Nelle qualificazioni era stata preceduta dalla Jugoslavia di Savicevic, Boban e di Suker, una nazionale che pareva destinata alla gloria: talento, estro e qualità per strabiliare il mondo. Ma le cose non andarono esattamente così. Succede che agli inizi degli Anni Novanta nei Balcani si sta combattendo una feroce guerra. È storia di eccidi, massacri, fosse comuni, è storia di milizie che saccheggiano e mettono a ferro e fuoco interi villaggi; paramilitari che uccidono e stuprano le dome con irrisoria freddezza. Serbi, bosniaci e croazi, che il maresciallo Tito era riuscito a tenere insieme per tanti anni, sono diventati nemici implacabili. Intere famiglie sono distrutte dall'odio.


Quella Jugoslavia calcistica non ha dunque più senso, in patria non la vuole più nessuno. Tanto talento sprecato. Il terribile conflitto balcanico, che lascerà tracce indelebili, induce l’ONU ad adottare severe sanzioni contro Belgrado. Ad una decina di giorni dall’inizio degli Europei, infatti, la Jugoslavia viene punita: alla rassegna svedese ci andrà la Danimarca, che nelle eliminatorie si era accontentata del secondo posto. La politica, disse qualcuno, ha prevalso sullo sport. L’UEFA viene fortemente criticata per aver ceduto alle pressioni dei potentati. La Jugoslavia resta a casa, anche se i suoi giocatori avrebbero preferito giocare.


Ci vorranno comunque altri 8 anni prima che quella nazionale venga dissolta definitivamente. Chi invece non c’è più è l’Unione Sovietica: la caduta del Muro di Berlino ha accelerato il processo democratico oltre la cortina di ferro. A Mosca è in pieno corso il cambiamento. E anche il calcio non si sottrae al vento della perestrojka. D'ora in poi l’URSS si chiamerà Comunità degli Stati Indipendenti e con questo nome partecipa agli Europei del 1992, insieme alla Svezia padrona di casa, la Germania, l’Olanda detentrice del trofeo, la Scozia (che ha eliminato la Svizzera) e quindi la Francia diretta da Michel Platini, la ripescata Danimarca e l’Inghilterra. Non c’è l’Italia di Azeglio Vicini. Dopo la delusione dei Mondiali casalinghi, gli azzurri si trascinano
appresso polemiche e contestazioni, e prima della fine del girone (nel quale s’impongono gli ex sovietici) il commissario tecnico viene sostituito da Arrigo Sacchi che Berlusconi, su pressing dei vari Van Basten e Gullit, riesce a... sbolognare a Matarrese.


Due compagini del Nord Europa
Le favorite al titolo sono le solite: Olanda, Germania e Francia. I transalpini hanno disputato una fase di qualificazione da manuale: gioco, reti e spettacolo. Michel Platini vuole la sua personale consacrazione da commissario tecnico. Per il momento è sulla cresta dell’onda. La realtà tuttavia è diversa: nel girone 1 finisce a gambe all’aria insieme all’Inghilterra; entrambe patiscono il gioco intenso ed aggressivo della Svezia ma, soprattutto, della rivelazione Danimarca. Le due compagini del Nord Europa passano a braccetto mentre in Inghilterra scoppiano le polemiche per la conduzione a dir poco disastrosa del CT Taylor. Platini, che ha capito l’antifona, rassegna le dimissioni.

Nell’altro raggruppamento si qualificano Olanda e Germania, come ampiamente previsto. Scozia e Comunità degli Stati indipendenti si rivelano avversarie tutto sommato inferiori. E così si giunge alle semifinali, dove la prima grossa sorpresa è dietro l’angolo: l’Olanda, la squadra probabilmente più forte del torneo, viene eliminata da una Danimarca solida e resiliente. La squadra del contestato Nielsen costringe gli Orange ai rigori, nei quali vengono impallinati. Nell’altra semifinale la Germania, avanti 3-0, quasi si fa raggiungere agli svedesi che non mollano mai. Prevale, a non dubitarne, l’equilibrio e la sostanza teutonica.

La finale si gioca a Goteborg il 26 giugno: tutti i favori sono per Sammer e soci. Ma la partita dice altro: i danesi sono motivatissimi e la Germania li soffre sin dalle prime battute. Schmeichel è una saracinesca, Brian Laudrup l’architetto, Povlsen un terminale temibile. In mezzo Vilfort e Jensen danno i tempi e il ritmo al gioco. Per i tedeschi è notte fonda. Una rete per tempo di Jensen e dell’eroico Vilfort regalano alla Danimarca il titolo europeo. E pensare che non doveva nemmeno esserci.

HEINZ NICOLUSSEN

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