Sport, 07 marzo 2021

“Queste partite sono tese anche a livello giovanile”

Stasera alla Valascia quarto derby stagionale. Ne parliamo col doppio ex Krister Cantoni

LUGANO/AMBRÌ - Krister Cantoni è un privilegiato, perché ha potuto vestire sia la maglia dell’Ambrì Piotta sia del Lugano. Ma non solo: ha potuto giocare derby indimenticabili sui due fronti. Come non ricordare, a questo proposito, la storica finale del 1999 nella quale i bianconeri sconfissero i biancoblù (nei quali militava Cantoni) e alzarono la coppa del titolo proprio sotto la cupola della Valascia. Oppure la sfida dei quarti di finale nel 2006, nella quale Cantoni, stavolta impegnato sul fronte avverso, contribuì alla famosa “remuntada” della sua squadra (gestita dapprima da Huras e poi dal duo Zanatta/Kreis) che recuperò da un parziale di 0-3 nella serie sino a chiudere per 4-3 nel settimo e decisivo match. Cantoni è stato certamente uno dei giocatori più duttili, passando senza troppi problemi dal ruolo di attaccante (nell’HCAP) a quello di difensore (nell’HCL). Un elemento sempre prezioso per entrambe le formazioni ticinesi. Essendo di madre finlandese Cantoni ha pure agganciato al volo la possibilità di emigrare nel paese scandinavo, più precisamente nel Turku dove ha fatto la conoscenza un certo Petteri Nummelin, diventato poi il “più grande di tutti i tempi”, come afferma un nostro collega.

Oggi Krister allena i giovani del Lugano (gli Under 17 categoria Elite) e continua a suonare in un gruppo rock, una passione che non l’ha mai abbandonato. A poche ore dal primo dei due derby della Valascia (il secondo si giocherà fra 5 giorni) abbiamo sentito l’ex biancoblù ed ex bianconero per farci raccontare il meglio delle sue esperienze sui duefronti.

Krister: com’è iniziata la sua avventura hockeistica?
Leggendo un annuncio sul Corriere del Ticino. Si rendeva noto che erano aperte le iscrizioni per giocare nell’HCL. Detto fatto i miei genitori mi portarono alla Resega: avevo soltanto tre anni! Da lì in poi ha scalato tutte le categorie giovanili e sempre come attaccante.

Poi però è arrivato l’Ambri e la finalissima del 1999.
Eravamo riusciti a disputare una regular season stupenda, tutto girava al meglio e quindi eravamo caricatissimi per giocare contro i bianconeri. Purtroppo però abbiamo pagato la mancanza di esperienza contro un avversario mentalmente più preparato. Eravamo un po’ scarichi anche fisicamente… Certo è che per i tifosi leventinesi vedere un bianconero alzare la coppa del titolo sotto la cupola della Valascia è stato un colpo durissimo da digerire.

Un altro derby che ha fatto storia, Cantoni lo ha vissuto con la maglia bianconera. Quarti di finale stagione2005/2006.
Certi momenti restano stampati nella mente per sempre. Sembravamosull’orlo del precipizio mentre ad Ambrì forse si esultava gi. I quarti, insomma, sembravano giocati ed invece il Lugano con i vari Nummelin, Metropolit ed altri campioni è riuscito a sovvertire il pronostico e a concludere con la settima partita da vincitore.

Alla fine dell’ultimo confronto della finale con il Davos (sconfitto per 3-1) lei è stato immortalato mentre imitava il tiro con l’arco, un gesto
non casuale.
Sì è vero, era la risposta a quei tifosi leventinesi che, quando sembravano volare in semifinale (l’Ambrì conduceva 3-0 nella serie), c’hanno preso in giro scrivendo su uno striscione “… fino all’ultima freccia”. Memori di ciò, abbiamo voluto ribattere scherzosamente ai loro sfottò.

Il Lugano del 2006 lo si può considerare il più forte dell’ultimo ventennio?
A livello di talento sicuramente eccezionale, poi c’era grande sinergia tra i giocatori, compattezza tattica, carattere e grinta da vendere, oltre alla consapevolezza dei propri mezzi, con ogni giocatore che sapeva esattamente i compiti che svolgere.

Avendo vissuto in entrambe le realtà hockeistiche ticinesi, chi meglio di lei può dire quali sensazioni si provano, specialmente giocando i derby.
Sono due mondi completamente opposti. In Leventina la passione è incredibile ed il fatto di aver raggiunto la finale con il Lugano nel 1999 è stato un avvenimento, storico per l’HCAP e per tutto il suo ambiente festante. NelLugano pure tanta passione ma anche grande lucidità e tranquillità perché abituati spesso a vincere. Sono comunque realtà dalle quali vieni inevitabilmente contagiato, questo è poco ma sicuro. Vivere i derby è un momento davvero speciale dove chiunque – alludo soprattutto ai giocatori ticinesi - sente una grande pressione.

Nel 2009 lei ha attaccato i pattini al chiodo ed ha cominciato ad allenare i giovani del vivaio bianconero. Anche qui ha assistito a tanti derby, vissuti forse in modo diverso sulla panchina.
Vi assicuro che l’adrenalina è uguale, le emozioni sono tante, non cambia molto, il derby è sempre un appuntamento speciale, non importa quale sia la categoria. L’allenatore è emozionato ma ovviamente in panchina deve mostrare tranquillità per non esasperare troppo i ragazzi.

Un pronostico sul derby di stasera?
Diciamo 4-3 per il Lugano dopo l’overtime. La chiave tattica? L’Ambrì eserciterà una grande pressione e il Lugano dovrà gestire bene l’uscita dal proprio terzo… 

Krister Cantoni: i ricordi migliori della sua carriera?
Ce ne sono stati parecchi. Ne cito due: il primo l’ho vissuto nella stagione 1991/1992 quando John Slettvoll mi convocò in occasione del match esterno con il Berna. Mi ricordo quando siamo entrati nel vecchio Allmend di Berna, c’erano 16.000 spettatori, e durante la fase di riscaldamento ho sentito le gambe tremare. Il secondo riguarda il gol che ho segnato, sempre a Berna, al portiere Tosio, che è sempre stato il mio idolo.

In sede di presentazione abbiamo parlato anche della sua passione per la musica. Suona ancora?
Mi esibisco con il mio gruppo, con il quale suono da molto tempo, anche se ora abbiamo dovuto rallentare nostra attività a causa del coronavirus… Mi auguro che presto allenti la sua morsa, la gente è esausta…

GIANNI MARCHETTI

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