Svizzera, 28 gennaio 2021

"Vietare il burqa sarebbe illiberale", ma quando era il crocifisso...

Qualcuno si ricorderà come, fino a quache anno, uno dei temi portati in avanti dalla sinistra ticinese riguardava il divieto di esporre il crocifisso nelle scuole e più in generale una maggior separazione tra stato e religione. Solo qualche anno fa, nel 2018, ambienti della sinistra ticinese avevano lanciato l'iniziativa "Per un Ticino laico" che chiedeva che la religione cristiana avesse lo stesso statuto delle altre religioni. L'iniziativa fallì per mancanza di sottoscrizioni, e da allora sulla tematica religiosa la sinistra non sembra essersi profilata tanto come prima. Ma nel frattempo si è cominciato a discutere del divieto del burqa, un altro simbolo religioso.

E diventa quindi interessante "ripescare" quei politici che, fino a qualche anno fa, peroravano la causa del divieto del crocifisso nelle aule scolastiche oggi siano contrari al divieto del burqa perchè "illiberale". È il caso della Consigliera nazionale verde Greta Gysin, autrice nel 2010 di un'interrogazione intitolata "Crocefisso nelle scuole pubbliche: qual
è l'opinione giuridica del Consiglio di Stato?" (qui) in cui, in sostanza, si chiedeva al cantone di rimuovere i crocifissi da tutti gli edifici della pubblica amministrazione.

Ma ecco che, dieci anni dopo, vietare simboli religiosi d'un tratto "non è più la soluzione" ed è "illiberale". La stessa Gysin che nel 2010 chiedeva al governo ticinese di vietare il crocifisso negli edifici statali in un'intervista rilasciata al portale SwissInfo (la trovate qui, in francese) sostiene che "non è assolutamente liberale vietare un simbolo religioso". Certo dieci anni non sono sicuramente pochi e in questo lasso di tempo uno può anche cambiare idea, anche se qualcosa ci dice che non è una questione di tempo ma piuttosto a quale religione appartiene il simbolo che si sta vietando.

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