Sport, 19 gennaio 2021

“Conte mi ha insegnato ad essere un calciatore”

Nostra intervista a tutto campo con il difensore del Lugano Mijat Maric

LUGANO - Non sono molti i giocatori che hanno potuto beneficiare dei consigli e delle direttive di allenatori come Antonio Conte e Vladimir Petkovic. Uno di questi è il difensore del Lugano Mijat Maric, che sul suo cammino di calciatore si è trovato fianco a fianco con due personaggi che a modo loro hanno caratterizzato l’ultimo ventennio.

Esperienze, come dice il bianconero, che gli hanno segnato la carriera e forse gli permettono di essere ancora sulla breccia a quasi 37 anni. Punto di riferimento per i suoi compagni, il giocatore di origini balcaniche è un esempio di dedizione e umiltà, uno che non si “ tira mai indietro”. “In un periodo come questo, in cui l’essere umano è confrontato con una grave pandemia, è importante che riaffiorino quei valori che sono andati persi: una su tutti la solidarietà. Anche noi giocatori dobbiamo dare l’esempio ed essere responsabili”. E proprio a causa del coronavirus, che ha costretto alcune squadre ad andare in quarantena e saltare di conseguenza alcune partite, il massimo campionato svizzero è in questo week end con il recupero Sion-Lugano. La stagione, insomma, è iniziato assai precocemente: in passato non crediamo sia mai successo. Il Lugano è comunque pronto: “Siamo decisi a confermare quanto di buono abbiamo fatto sino a dicembre scorso” avverte Maric, con cui abbiamo voluto ricostruire in “pillole”
la sua carriera. Dagli esordi nel Minusio al Lugano attuale.

MINUSIO: “Da ragazzino mi appassionai subito al calcio. Abitavo a Riazzino ed un amico mi chiese se volessi allenarmi col Minusio. Cominciò tutto lì: poi passai al gruppo sportivo Sassariente e quindi approdai al Bellinzona. Nel club granata giocai nella Under 15 e successivamente nella Under 17. Mi ricordo che fu Enrico Morinini a segnalarmi al Lugano, quello del fratello Roberto e dei vari Gimenez e Rossi”.

PIER TAMI: “Ricordo la sua grande attenzione ai dettagli, la sua grande conoscenza della materia anche se era ancora un giovane tecnico. Purtroppo, con lui e altri, disputammo l’ultima stagione del “vecchio” Lugano prima del fallimento. Nel marzo del 2003, dopo una partita casalinga, ci dissero che era finita. Ci rimasi male: terminava un’era, nonostante i dirigenti si fossero prodigati per sventare la chiusura”.

VLADIMIR PETKOVIC: “Sempre nel 2003 passai al Malcantone/Agno e lo ritrovai come allenatore. Fu una esperienza straordinaria. Fummo promossi all’ultimo assalto (nello spareggio contro lo Chaux de Fonds) grazie ad una punizione di Marcelo Citran, provocata da un fallo sul sottoscritto. Già allora si capì che Vladimir ne avrebbe fatta di strada. Uomo di poche parole ma estremamente efficace. Non mi sono stupito dei suoi successi come tecnico”.

ANTONIO CONTE: “Mi ha allenato nella stagione 2008/2009 a Bari. Promozione in Serie A e grandi elogi per il gioco mostrato dalla squadra. Giocai poco ma in quell’esperienza capii molto cose: che in Italia il calcio è vissuto in modo diverso, più sentito e più professionale. E l’attuale tecnico dell’Inter mi insegnò a diventare un calciatore. Per questo motivo lo ringrazio. Ricordo che in quel Bari avevo come compagni Ranocchia e Masiello”.

BELGIO: “La mia carriera è per così dire sbocciata lì. Dapprima nell’Eupen e poi nel Lokeren. La presenza dell’Eupen nella massima serie nazionale è ancora oggi considerato un miracolo. È un po’come se il Giubiasco giocasse in Super League. Una piccola cittadina di 20 mila abitanti che si confronta con i grandi club di Bruxelles, Bruges, Anversa e Liegi… Ho giocato in Belgio una decina di stagioni, segnando fra l’altro una trentina di reti. Esperienza bellissima, resa ancor più eclatante dalle due Coppe vinte col Lokeren…”

MARCO PADALINO: “Avevo 33 anni quando la mia carriera era ad un bivio. Un giorno mi telefona il mio ex compagno di squadra ed attuale direttore sportivo Marco Padalino e mi dice: verresti a Lugano? Non ci volevo credere! Sarei tornato alle origini, sarei tornato nel club che in pratica mi aveva lanciato. Il fatto di sentire tanta fiducia nei miei confronti mi fece decidere in fretta...”

IL CORONAVIRUS: “Questo è un brutto periodo, per tutti. Purtroppo nello sport si vive alla giornata e nell’insicurezza più assoluta. Ti alleni molto e con dedizione e non sai se giocherai o meno. Ormai il calendario è dettato, per altro giustamente, dal medico cantonale. Questa è comunque una occasione imperdibile: sono in questi momenti che l’uomo deve ritrovare quell’umanità per certi versi perduta. Non dobbiamo perdere la speranza”.

EUROPA E COPPA: “Non ci nascondiamo. Sappiamo di avere un bel gruppo, unito, solidale: tutti i giocatori remano nella stessa direzione. Sappiamo di avere una squadra tosta e temuta. L’intesa col Mister è ottima. Ci faremo trovare pronti e se possibile cercheremo di stare più in alto possibile. Obiettivi? Stiamo con i piedi per terra, cammin facendo capiremo… L’Europa e la Coppa Svizzera sono comunque nelle nostre corde”.

MAURIZIO JACOBACCI: “È molto preparato e trasmette sempre sensazioni positive. Ha un’idea del calcio precisa e cerca con coerenza di portarla avanti. Non è scontato nel calcio di oggi. Se siamo riusciti a diventare una squadra compatta, solida e concreta è merito suo. Mister Jacobacci è un punto di forza”.

MAURO ANTONINI

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