Svizzera, 15 gennaio 2021

"Il burqa è lo stendardo dell'islam politico e per questo va vietato"

In un comunicato trasmesso ai media, Giorgio Ghiringhelli esprime "soddisfazione" per il fatto che il Ticino ha fatto scuola per quel che riguarda il divieto di burqa, ritenuta dal "Ghiro" come "una battaglia in cui vi é in gioco non un semplice pezzo di stoffa ma una scelta di civiltà". Secondo Ghiringhelli se l’iniziativa venisse accolta ("come non v’è motivo di dubitare" scrive), questa sarebbe "un'ulteriore dimostrazione del fatto che in questo Paese, grazie alla democrazia diretta, anche un singolo cittadino può ottenere risultati impensabili in altri Paesi".

Più in generale, continua Ghiringhelli, l'approvazione del divieto di dissimulare il volto da parte dei cittadini svizzeri "riproporrebbe lo scollamento fra cittadini e autorità federale già evidenziato in materia di islam quando nel 2009 il popolo approvò l’iniziativa contro la costruzione di minareti".

Ghiringhelli ricorda poi quali sono le motivazioni che lo hanno portato a battersi per il divieto di indossare il burqa. Facendo riferimento al libro della musulmana zurighese Saïda Keller-Messahli, fondatrice e presidente del Forum per un islam progressista e vincitrice nel 2016 del Premio svizzero per i diritti umani, il fondatore de "Il Guastafeste" sottolinea la "preoccupante diffusione della radicalizzazione nelle moschee svizzere" e che in questo contesto "tutti i tipi di dissimulazione della donna sono la bandiera dell’islam politico, che si tratti del foulard, del niqab o del burqa".

Di seguito il comunicato integrale di Giorgio Ghiringhelli:

A dieci anni di distanza dal lancio dell’iniziativa popolare “antiburqa” in Ticino,  esprimo la mia soddisfazione per il fatto che il Ticino ha fatto scuola in questa battaglia in cui vi é in gioco non un semplice pezzo di stoffa ma una scelta di civiltà. A titolo personale aggiungo che se l’iniziativa venisse accolta, come non v’è motivo di dubitare,  sarebbe per me una grande soddisfazione quella di  avere dato un impulso decisivo all’introduzione nella Costituzione cantonale di un articolo ripreso poi  anche nella Costituzione federale: a ulteriore dimostrazione del fatto che in questo Paese, grazie alla democrazia diretta, anche un singolo cittadino può ottenere risultati impensabili in altri Paesi.

A livello più generale, se l’iniziativa venisse accolta si riproporrebbe lo scollamento fra cittadini e autorità federale già evidenziato in materia di islam quando nel 2009 il popolo approvò l’iniziativa contro la costruzione di minareti : e in tal caso quei partiti che hanno manifestato la loro opposizione all’iniziativa “antiburqa” (Plr, Ps, Verdi e Verdi liberali ) + alcuni membri del gruppo del Centro (Ppd-Pbd-Evp) dovrebbero porsi qualche domanda.

Consiglierei ai rappresentanti di questi partiti di leggere il libro (edito nel 2017 ) della musulmana zurighese Saïda Keller-Messahli, fondatrice e presidente del Forum per un islam progressista e vincitrice nel 2016 del Premio svizzero per i diritti umani. Nel suo libro questa signora  riferisce sulla preoccupante diffusione della radicalizzazione nelle moschee svizzere, e punta il dito contro la politica, accusandola di aver negli ultimi anni   “non solo  sottovalutato lo sviluppo dell’islamismo, ma di averlo deliberatamente ignorato” ; inoltre, dopo aver invocato una politica di tolleranza zero verso le incessanti rivendicazioni degli islamisti,  ha scritto : “Attualmente tutti i tipi di dissimulazione della donna sono la bandiera dell’islam politico, che si tratti del foulard, del niqab o del burqa. Questo stendardo rende visibile nello spazio pubblico la progressione dell’islamismo (…) Si deve impedire ogni forma di dissimulazione della donna musulmana, perché essa non rappresenta una prescrizione religiosa ma un imperativo politico degli islamisti”.

Mi auguro che durante i dibatti in vista della votazione gli organi di informazione daranno spazio anche in Ticino a questa coraggiosa donna che certo non può essere accusata di essere islamofoba  e che, come musulmana ,  sa di cosa parla :  al contrario di quelle femministe rossoverdi e di quei liberali che incomprensibilmente si arrampicano sui vetri pur di difendere l’indifendibile velo integrale e la sedicente “libertà” delle islamiste di indossarlo,  facendo così il gioco degli islamisti maschi e misogini  che odiano la nostra società e che sfruttano le libertà della democrazia con l’obiettivo di distruggere la democrazia stessa e sostituirla con  un regime totalitario e teocratico.

Giorgio Ghiringhelli


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