Mondo, 04 gennaio 2021

La giustizia britannica rifiuta l'estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti

Lunedì la magistratura britannica ha respinto la richiesta di estradizione del fondatore di WikiLeaks Julian Assange negli Stati Uniti, che vuole processarlo per la pubblicazione di centinaia di migliaia di documenti riservati.

La battaglia legale per il 49enne australiano divenuto simbolo della lotta per la libertà d'informazione tuttavia difficilmente avrà fine con la sentenza odierna, essendo ancora possibile presentare ricorso.

Assange rischia 175 anni di carcere negli Stati Uniti per aver distribuito, dal 2010 in poi, più di 7000'000 documenti classificati sulle attività militari e diplomatiche statunitensi, in particolare in Iraq e Afghanistan.

Gli Stati Uniti accusano il fondatore di WikiLeaks di aver messo in pericolo le fonti dei servizi americani, un'accusa che lui contesta. Tra i documenti pubblicati c'è un video che mostra i civili uccisi dal lancio di un elicottero da combattimento americano in Iraq nel luglio 2007, tra cui due giornalisti della Reuters.

Julian Assange era stato arrestato nell'aprile 2019 dopo sette anni dietro le mura dell'ambasciata ecuadoregna a Londra, dove si era rifugiato dopo aver violato le condizioni della sua cauzione, temendo l'estradizione negli Stati Uniti o in Svezia, paese dove è stato perseguito per stupro, accusa nel frattempo caduta.

Spettava quindi alla giustizia britannica stabilire se la richiesta di estradizione degli Stati Uniti dinanzi a loro soddisfaceva una serie di criteri legali, tra cui il fatto che non fosse sproporzionata o incompatibile con i diritti umani.

Durante cinque settimane di udienze, a febbraio e settembre, gli avvocati di Assange hanno denunciato una procedura "politica" basata sulle "menzogne". L'accordo USA-Britannico vieta "espressamente" l'estradizione per "reati politici".

Uno psichiatra che lo ha visitato ha poi fatto riferimento a un "altissimo" rischio di suicidio se dovesse essere estradato negli Stati Uniti. Gli impulsi suicidi di Julian Assange "derivano da fattori clinici (...) ma è l'imminenza dell'estradizione che scatenerà il tentativo", ha detto lo psichiatra Michael Kopelman in un'udienza di fine settembre, stimando che le sue condizioni "peggioreranno considerevolmente" se verrà estradato. La giudice Vanessa Baraitser ha infine stabilito che "le procedure descritte dagli Stati Uniti non gli impediranno di suicidarsi (...) per motivi di salute mentale" e ha quindi respinto la richiesta del governo statunitense. Nel pomeriggio si terrà un'udienza per stabilire se Assange deve essere rilasciato.

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