Svizzera, 09 dicembre 2020

Al via a Bellinzona il processo di un rifugiato accusato di crimini di guerra

Il Tribunale penale federale di Bellinzona processa per la prima volta un criminale di guerra, un ex leader dei ribelli liberiani. L'uomo, che di nome fa Alieu Kosiah, è detenuto in Svizzera da sei anni e deve affrontare un processo per crimini commessi tra il 1993 e il 1995 durante la guerra civile.

Kosiah, 45 anni, è accusato di aver ordinato l'uccisione o di aver ucciso lui stesso dei civili e di aver reclutato e comandato almeno un bambino soldato. Peggio ancora, è sospettato di aver orchestrato maltrattamenti, fino all'omicidio di 18 persone, contro la popolazione civile. La lunga lista di crimini comprende anche saccheggi, trasporti forzati in condizioni terribili, tortura di civili legati e trascinati a terra, stupri ripetuti di una donna, l'accoltellamento di una persona sopravvissuta e denunciante, l'uccisione di 18 persone, e l'esecuzione di due soldati di etnia Krahn. Per non parlare del terribile destino di un insegnante della Chiesa Libera Pentecostale
il cui petto è stato squarciato con un'ascia e il cui cuore è stato strappato da un bambino soldato prima di essere mangiato crudo dai leader del gruppo. "Kosiah non ha fatto nulla per fermare la carneficina: l'unica cosa che ha fatto è stato alzare le braccia in aria in segno di giubilo", dice l'atto d'accusa.

Kosia, in detenzione preventiva da più di sei anni, nega tutte le accuse contro di lui e dice di essere vittima di una cospirazione. "Il mio cliente spiega che non si trovava nel distretto di Lofa al momento dei delitti. Ciò che ha vissuto non è quello che viene descritto nell'atto d'accusa. È felice di poterlo spiegare ai giudici per ripristinare il suo onore. La sua eccellente memoria, la sua fede in Dio e la disciplina militare gli hanno permesso di tenere duro in prigione. Non ha animosità, e si avvicina a questa udienza con molta serenità" dice l'avvocato di Kosia.

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