Sport, 24 agosto 2020

“Squadra divisa in 3 spogliatoi e regole rispettate! L’estate? Trascorsa visitando il bel Ticino”: Kienzle si racconta

Tra passato (Ambrì), presente e futuro: il difensore del Davos è intervenuto ai nostri microfoni mentre il club grigionese è alle prese con la preparazione estiva

DAVOS – Un mese e mezzo o poco meno: ecco quanto manca al ritorno (si spera) della LNA. Il campionato svizzero di hockey si prepara, le 12 squadre cercano di affilare le “armi” per farsi trovare pronte all’esordio in quella che si preannuncia una nuova stagione calda, equilibrata ma piena di dubbi. Purtroppo col COVID-19 sempre in agguato, con i numeri dei contagi che salgono e scendono di continuo, nessuno può stare tranquillo. Ne sa qualcosa anche Lorenz Kienzle che, col suo Davos, nella prima sfida del nuovo campionato affronterà il Bienne. “Subito una sfida delicata e intensa”, ha sottolineato l’ex Lugano.

Lorenz, prima di tutto come stai? Non è stato un periodo facile per nessuno quello vissuto specialmente da marzo a maggio…
Io sto bene, così come la mia famiglia. Purtroppo questa situazione ha condizionato le vite di tutti, ma ormai il virus c’è e prima di annientarlo dobbiamo saperci convivere. Per questo dobbiamo prendere tutte le misure e le attenzioni del caso ed è quello che stiamo facendo a Davos.

Cosa ha deciso la società per permettere alla squadra di allenarsi e di prepararsi in vista del campionato?
Chiaramente dobbiamo rispettare le indicazioni date a livello federale, come ad esempio lavarsi sempre le mani, e inoltre non ci cambiamo nello stesso spogliatoio tutti quanti. In realtà ne utilizziamo bene 3.

Siamo ad agosto, voi siete tornati sul ghiaccio l’1 agosto, ma in mezzo ci sono state anche le vacanze. Il club vi ha messo qualche vincolo o vi ha dato la libertà di andare dove meglio preferivate?
L’unica cosa che la società ci ha chiesto era di dire dove saremmo andati e le date di partenza e di arrivo. Per il resto non abbiamo avuto nessuno sul collo: Reto Raffainer ci ha sempre tenuti informati, inoltre, su quali fossero i Paesi a rischio stando alla lista stilata dal Governo.

Hai deciso di viaggiare in estate?
No, dovevo andare in Sardegna ma poi ho rinunciato. Ho cancellato le vacanze: non mi fidavo, soprattutto per il bambino. Sono stato in Ticino: ci sono posti belli e meravigliosi da visitare e ne ha valsa la pena.

La situazione nei Grigioni sembra abbastanza serena per quanto riguarda il Coronavirus. Che estate state vivendo come squadra?
Io a dir la verità faccio avanti e indietro dal Ticino, ma sì… qui la situazione sembrerebbe sotto controllo. Come squadra, ovviamente, non possiamo far altro che allenarci, bisogna quasi far finta che non sia successo nulla per farci trovare pronti all’esordio. Chiaro che quando poi accendi la tv o leggi un giornale e senti la situazione nel mondo…. Un po’ di sicurezza ti assale. Ma non possiamo fermarci e soffermarci troppo su tutto questo: dobbiamo mantenere e migliorare la nostra forma in vista di ottobre.

Altre due settimane d’attesa, rispetto al 18 settembre quando era previsto l’avvio della stagione. Un male o un bene?
Siamo hockeistici, siamo professionisti: noi vogliamo giocare, la voglia di tornare a competere è grande. Chiaro, sempre nel rispetto delle regole perché anche il bene della società va considerato…

Parlando di regole e di rispettarle… non possiamo non parlare dell’abrogazione del limite dei 1'000 spettatori che scatterà dal 1° ottobre…
Questa è una cosa positiva per noi giocatori: ho giocato senza pubblico a fine febbraio ed è davvero impressionante e ti manca la motivazione. Sembrava di essere in allenamento. Non me ne vogliano gli altri Paesi, ma in Svizzera abbiamo delle bellissime curve, un tifo caldo e rumoroso… rinunciarci è davvero complicato.

Dopo Lugano hai vissuto due anni a Friborgo, uno complicato ad Ambrì e un altro a Davos: cosa ti aspetti da te stesso ora?
Devo continuare sulla falsa riga del finale della scorsa stagione: stavo migliorando, stavo ritrovando il mio hockey, ma ora dovrò fare un passo in avanti anche sul ghiaccio. A Lugano ero abituato a spingermi in attacco: dovrò tornare a giocare così, a differenza della passata stagione quando mi limitavo al mio compitino perché avevo bisogno di ritrovare le giuste sensazioni dopo quell’anno difficile in Leventina.

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