Ticino, 04 maggio 2020

"Lavoro ridotto per docenti e funzionari cantonali, c'è disparità di trattamento?"

“A causa dell’emergenza coronavirus molte persone si sono ritrovate a casa da un giorno all’altro senza poter contribuire al benessere della nostra società con il lavoro e l’apporto che davano quotidianamente. Altre si sono invece ritrovate a lavorare più intensamente anche con molte ore straordinarie per garantire i servizi di base efficienti e funzionali nel limite delle restrizioni e nel rispetto delle normative imposte per bloccare la diffusione del virus, questo con maggior impegno”. Inizia così l’interrogazione che il deputato leghista Fabio Badasci ha inoltrato oggi al Governo.

“Il settore privato – continua – ha potuto fortunatamente far capo al lavoro ridotto per quei dipendenti che non hanno potuto lavorare, con uno stipendio ridotto al 80% per le ore perse, a condizione che prima venissero “consumate” le ore in esubero fino a un limite di +20 ore. Poi ogni datore di lavoro era comunque libero di coprire il 20% perso tramite un contributo aziendale.  Nel pubblico invece sembrerebbe che tutti abbiano diritto allo stipendio al 100%, sia per chi ha dato, e magari dato di più, sia per chi ha dovuto purtroppo rimanere a casa. Questo sia per i dipendenti Cantonali che per i Docenti, dove il dibattito in corso in questi giorni per l’inizio delle scuole ha evidenziato
ancora di più il problema (dichiarazione di Direttori delle scuole alla tele dove confermano che molti Docenti hanno il certificato medico)”.

E ancora: “L’eventuale stipendio al 100% è coperto dal Cantone e quindi – ricordiamolo - da noi cittadini e cittadine, anche da quelli e quelle che si sono visti il salario decurtato del 20%”.

Alla luce di quanto esposto, ecco le domande sottoposte al Consiglio di Stato nell’intento di “evitare disparità di trattamento tra pubblico e privato e tra i dipendenti che hanno lavorato e chi no”.

1. Corrisponde al vero che tutti i dipendenti pubblici avranno diritto allo stipendio al 100% indistintamente dalle ore fatte in periodo di lavoro ridotto?

2. Se si, non ritiene il CdS che si crei disparità di trattamento all’interno dell’amministrazione e scuole tra chi ha comunque dovuto lavorare a favore della comunità e faticare per mantenere le norme imposte contro la diffusione del Covid-19, e rispettivamente chi - per il blocco imposto delle attività, subito anche dal privato dove però ha perso il 20% di salario - ha potuto/dovuto stare a casa?

3.  Come intende affrontare la questione il CdS? E sulle ore in esubero e non consumate da chi era a casa?

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