Svizzera, 24 febbraio 2020

Due rapinatori ultraviolenti condannati a 16 e 14 anni di carcere

L'11 dicembre 2017, camminando nel cuore della notte in una via di Ginevra, un uomo era stato preso di mira da due delinquenti che volevano derubarlo. Armati di coltello, si sono scagliati sulla vittima dimostrando una violenza inaudita.

Dopo averlo costretto a terra, lo hanno pugnalato sei volte nell'addome e nel torace e altre quattro volte nelle gambe. Solo grazie al fortunoso arrivo di un gruppo di pompieri che passavano di lì in quel momento aveva impedito che l'aggressione non avesse conseguenze peggiori. I due ladri si erano subito dati alla fuga ma furono fermati poco dopo. Si tratta di due marocchini, di 33 e rispettivamente 20 anni, il cui processo si è tenuto questi giorni.

Questo venerdì, il tribunale penale di Ginevra ha condannato i due per tentato omicidio, oltre che rapina, a 16 anni di carcere il più anziano dei due e 14 anni il
più giovane. Alla fine della loro pena, saranno espulsi dalla Svizzera, a vita per il 33enne, per 12 anni per il ventenne.

Il presidente della corte Katalyn Billy, citata da "20 minutes", ha affermato che le pugnalate sono state fatte "freddamente, meccanicamente, con forza e determinazione". I due uomini volevano "imporre la loro legge senza esitare a sacrificare la vita di una persona dalla quale non avevano sofferto", tranne per il fatto che non l'aveva lasciata andare. Per quanto riguarda le altre rapine, commesse anche quelle con un coltello, gli imputati hanno scelto "vittime isolate, in preda ai fumi dell'alcol, vulnerabili" e si sono avvalsi di "violenza gratuita e inutile, inversamente proporzionale all'obbiettivo della rapina, vale a dire telefoni cellulari e poche decine, o al massimo centinaia, di franchi".

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