Ticino, 10 febbraio 2020

Tuto Rossi lancia due interpellanze di fuoco contro la società Rabadan

Tuto Rossi ce l’ha proprio col Rabadan, in particolare con la società che organizza. Non solo il bicchiere, suo pallino da un po’, anche se tutto parte da lì. A suo avviso, anche comportamenti prepotenti.

E allora interviene politicamente, chiedendo con un'interpellanza “di rifiutare di consegnare le chiavi della città a Re Rabadan durante la cerimonia d’apertura del carnevale, di intervenire presso i capi della società Rabadan allo scopo di ricondurli immediatamente nell’ambito della legge e di mettere a pubblico concorso l’organizzazione del Carnevale Rabadan, poiché la società Rabadan ha perso la legittimità popolare e è diventata un business”.

Nel suo lungo testo, Rossi parte da quello che, ai tempi, funzionava. “Tutti i Bellinzonesi hanno sempre sostenuto la società Rabadan perché organizzava il risotto popolare, il palo della cuccagna, il tiro alla fune, le visite agli ospizi e l’accoglienza degli amanti del nostro carnevale. Per questo il popolo, compreso il sottoscritto Consigliere Comunale - è sempre stato favorevole ad assegnare a questa società l’organizzazione del Rabadan, senza guardare troppo da vicino la base legale e qualche opacità contabile”, inizia.

Ma “da alcuni anni tuttavia, la società Rabadan si è trasformata in un business a scopo di lucro, con un giro d’affari di due milioni di franchi, e l’organizzazione di manifestazioni che nulla hanno a che vedere con il Rabadan. Quest’anno Rabadan ha gettato la maschera per assumere i panni del Landfogto Geissler che obbligava i commercianti a piegarsi sotto le sue ordinanze liberticide, come l’obbligo di salutare un cappello posto su un palo in mezzo alla piazza del mercato”, è l’attacco.

Gli atteggiamenti contestati sono:

"• Obbliga tutte le tendine a rifornirsi dal medesimo distributore (Stradrinks AG) cosicché alla fine del carnevale i ristorni sulle bibite non vanno più agli esercenti, ma se li pappa lei.
• Obbliga tutte le tendine a comperare da lei i cosiddetti bicchieri monouso biodegradabili (che poi finiscono nel termovalorizzatore di Giubiasco come gli altri…) applicando una cosiddetta “Ecotassa” che in realtà è una “Ecocassa” pro sacoccia (che si potrebbe chiamare “EcoTruffa” perché le tasse in buon diritto le percepisce lo Stato e non una società privata)
• Tenta di obbligare tutte le tendine a mettere una cassa registratrice collegata con una loro banca dati in modo da controllarle
• Ha intenzione di fare pagare le consumazioni con il microchip inserito nel bicchiere del Rabadan in modo da togliere agli esercenti la gestione della liquidità
• Insomma vuole schiavizzare tutti i prestatori di servizi per guadagnare solo lei".

Rossi torna sulla riunione del 6 febbraio con gli esercenti. “Ha convocato gli esercenti chiedendogli di firmare un ordinanza liberticida piena di obblighi assurdi e inapplicabili, come per esempio il divieto al personale delle tendine di toccare i bicchieri, il divieto da fare toccare i bicchieri tra di loro, l’obbligo delle maschere e del popolo del carnevale di posare sul bancone ognuno il proprio bicchiere in modo separato evitando di toccare il bicchiere degli altri, il divieto di servire birra alla spina, l’obbligo di servire a cascata le bevande da una brocca penzolante che non deve toccare i bicchieri”.

“I capi del Rabadan sono troppo intelligenti per non sapere che simili imposizioni sono inapplicabili nella festosa confusione di carnevale, e hanno come vero scopo quello di fare innervosire la gente obbligandola a estenuanti code, con la conseguenza di litigi e tafferugli”, prosegue Tuto Rossi, che citando un’intervista a un membro del comitato racconta come esso “ha minacciato gli esercenti, che non firmeranno l’ordinanza liberticida, di vietare loro la distribuzione delle bibite".

È la goccia che fa traboccare il vaso. "Basta! La società Rabadan ha perso ogni legittimità popolare di rappresentare il Carnevale di Bellinzona. Non c’è nessuna base legale che autorizza i trasferimento per un’intera settimana dei poteri pubblici a questa società privata, la quale non ha nessun diritto di usurpare le leggi e di sopprimere la libera concorrenza. Per suggellare il profondo disaccordo dei bellinzonesi verso questa “dittatura pseudo-carnevalesca”, chiediamo al Sindaco di rifiutarsi di consegnare la chiave della città a Re Rabadan”.

E due. Ormai siamo oltre la guerra aperta, si potrebbe dire. 58 minuti dopo aver inviato in redazione la prima interpellanza in cui chiede al Municipio di Bellinzona di non consegnare le chiavi del Carnevale al Re perché la società Rabadan non rappresenterebbe più il carnevale, eccone una seconda, sempre a firma Tuto Rossi.

“Tutti siamo preoccupati per l’ambiente e il riscaldamento climatico. Il mare di plastica che galleggia in mezzo all’oceano ci impressiona tutti, e tutti vogliamo fare qualcosa.

Non dubitiamo quindi della buona fede di chi ha immaginato che anche il Rabadan dovesse fare qualcosa. Tuttavia le iniziative messe in campo dalla società Rabadan sono contradditorie, opache e soprattutto inefficaci”, inizia. “Prima di obbligare gli altri ad assumere comportamenti ecologici, il Comitato Rabadan dovrebbe dare il buon esempio”.

E qui partono gli attacchi: “Invece di comperare prodotti a chilometro-zero, la società Rabadan importa dall’estero il capannone e molto altro materiale, con pesanti autocarri a diesel estremamente inquinanti. Anche il bicchiere Rabadan viene dall’Italia (quasi tre tonnellate di carico) con un autocarro a combustibile fossile, e quindi con un pesante impatto ambientale. Oltretutto questo bicchiere non è per nulla ecologico come ha detto Nicola Forrer del Laboratorio cantonale d’igiene a La Regione, poiché se entra in contatto con un altro oppure anche solo con la spina della birra può diventare un pericoloso trasmettitore di contagio”.

Rossi prosegue: “Contrariamente a quanto raccontato dal comitato della società Rabadan, il bicchiere Rabadan serve per la raccolta di dati sugli utilizzatori e come mezzo di pagamento. È ciò che affermano Lorenzo Pisoni e Stefano Fraioli, i due ragazzotti Liguri che hanno inventato il bicchiere, proprio con lo scopo di fare business con la raccolta dei dati oltre che ecologia. Si può quindi immaginare che anche la società Rabadan un domani voglia obbligare il popolo del carnevale a pagare tramite il microchip inserito nel bicchiere. Anche il bicchiere monouso biodegradabile ha una funzione grana, piuttosto che green. La nostra città è infatti dotata di un termovalorizzatore che smaltisce nello stesso modo ecologico la plastica e il materiale biodegradabile. Quindi il suo scopo è di guadagnare obbligando le tendine a venderlo a prezzo maggiorato”.

Ecco quindi le domande:

"1. Perché Rabadan che vuole farsi chiamare RabaGreen importa dall’Italia con grande inquinamento il Capannone altro?
2. I famosi bicchieri “ecologici” sono stati importati dall’Italia? Da dove esattamente?
3. Se sì, quale è stato l’impatto ambientale del trasporto di ben 30'000 bicchieri?
4. Come è nato il contatto tra la società Rabadan e i due ragazzotti liguri che fanno i bicchiere multiuso per la raccolta dei dati?
5. Quanto sono costati i 30'000 bicchieri acquistati dalla Società Rabadan? Il Municipio ha visto il contratto? È sicuro che sotto non ci siano retrocessioni o controprestazioni, visto che la società italiana che li produce è composta da due semplici giovanotti?
6. La società dei due giovanotti quanto guadagnerà con il Rabadan, visto che finora non ha mai fatto una manifestazione così grossa?
7. Il Municipio ha visto la pretesa onorificenza del National Geografic al bicchiere dei due giovanotti?
8. Su che base legale la Società Rabadan può imporre al pubblico di bere solo da determinati bicchieri, agli esercenti di servire solo da brocche senza toccare i bicchieri, e limitare la libertà del cittadino?"

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