Mondo, 19 gennaio 2020

Ecco cosa prevede il piano ONU per la Libia

Domenica alle 13:00 a Berlino tutti i capi di Stato ed i rappresentanti invitati per la conferenza sulla Libia saranno già al proprio posto: la tanto attesa riunione, programmata inizialmente per novembre, dopo tanti rinvii aprirà i battenti con sul tavolo delle discussioni una bozza di documento di 52 o 55 punti che verranno, nell’immediata vigilia del vertice, messi al centro di possibili ulteriori modifiche. L’impressione di queste ultime ore, è che quella di Berlino potrebbe essere una ripetizione più in grande della conferenza di Palermo del novembre 2018. L’unica differenza è data dal fatto che, a differenza che nel capoluogo siciliano, in questo caso sono attesi molti più capi di Stato e di governo. Basterà questo per coronare di successo l’appuntamento voluto da Angela Merkel?

Occhi puntati sul possibile nuovo governo

Già a dicembre, in occasione del Med2019 ospitato a Roma, negli ambienti diplomatici circolava la voce secondo cui la conferenza di Berlino, prevista entro la fine dell’anno appena trascorso, rappresentava di fatto l’appuntamento ideale per “apparecchiare” una resa del premier libico Al Sarraj. In quel momento, il governo di Tripoli era già in profonda difficoltà: lo stallo della battaglia per la presa della capitale da qualche settimana era stato rotto dalle avanzate del generale Haftar, supportato da settembre dai contractors russi della Wagner. L’intervento al fianco di Al Sarraj della Turchia di Erdogan, è servito per dare una certa scossa sul fronte governativo ma l’obiettivo del presidente turco non è tanto quello di salvare a tutti i costi l’attuale premier libico, quanto quello di salvaguardare gli interessi di Ankara sviluppati in queste ultime settimane.

Per questo, come dichiarato da una fonte diplomatica, alla fine della conferenza di Berlino è già tanto se Al Sarraj rientrerà a Tripoli. Uno dei punti fondamentali del documento sulla Libia che dovrebbe essere approvato nella capitale tedesca, riguarda per l’appunto la nomina di un nuovo governo che abbia questa volta l’appoggio sia delle istituzioni dell’ovest del paese che della Cirenaica. L’obiettivo dunque, è quello di dare alla Libia un esecutivo approvato sia dal Consiglio di Stato (organo fuoriuscito dalle elezioni del 2012 ed
in mano in gran parte alla fratellanza musulmana, con sede a Tripoli), sia dalla House of Representatives. Quest’ultimo è il parlamento uscito dalle elezioni del 2014 che ha sede a Tobruck e che, di fatto, rappresenta il braccio politico del generale Haftar. Contestualmente alla nomina di un nuovo governo, si potrebbe giungere ad un accordo su un nuovo consiglio presidenziale formato non più da 9 elementi, come attualmente, bensì da 3. In ogni caso, Al Sarraj dovrebbe essere fuori dai giochi, se ovviamente le aspettative saranno confermate, mentre Haftar dal canto suo non dovrebbe subire alcun obbligo di far indietreggiare le sue truppe dai dintorni di Tripoli.

Il generale spera nella possibilità di essere a capo di un esercito riunificato libico. E la riunificazione delle forze di sicurezza, assieme a quella degli enti economici e delle istituzioni più importanti, è uno degli obiettivi cardine della conferenza di Berlino. Sul come realizzarli però, al momento vige non poca incertezza.

Una “road map” dopo Berlino?

Fin qui dunque quello che serpeggia dalla capitale tedesca a poche ore dall’apertura dei tavoli di confronto. Ma è sul dopo che la conferenza di Berlino rischia di assomigliare e non poco alla conferenza di Palermo. I temi infatti che, soprattutto in ambienti Onu, si tendono ad evidenziare riguardano il “consolidamento della tregua”, l’avvio di “negoziato politico” e, dulcis in fundo, “nuove elezioni”. A Villa Igiea, l’hotel dove è stata organizzata la conferenza di Palermo, al termine della conferenza stampa finale del premier Giuseppe Conte e dell’inviato Onu Ghassan Salamé, si parlava di tre elementi per i mesi successivi a quell’incontro: una conferenza intra – libica, prevista ad aprile, nuovo esecutivo e nuove elezioni.

In parole povere, ciò che si sta ascoltando in queste ore a Berlino sul dopo conferenza non è distante da quanto promosso a Palermo alla chiusura del vertice del novembre 2018. Solo il tempo dirà se l’esito finale di questi due appuntamenti sarà altrettanto simile oppure diverso. Per il momento, occorre semplicemente registrare come le intenzioni delle Nazioni Unite in primis corrano sul filo delle passate esperienze diplomatico – politiche.

Mauro Indelicato / insideover.it


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