Sport, 19 dicembre 2019

Kapanen, un addio inevitabile. Ma il Grande Lugano davvero non c’è più

L’allontanamento dell’ex head coach del Kalpa Kuopio è stata la classica punta dell’icerberg: i veri problemi, però, stanno a monte

LUGANO – Martedì sera, dopo l’umiliante KO subìto nel derby, lo si era capito: quella al termine del match sarebbe stata l’ultima intervista rilasciata da Sami Kapanen da head coach del Lugano. La domanda, quella “cattiva” e graffiante non è stata ovviamente posta all’allenatore, ma il colpo incassato contro l’Ambrì era troppo duro da digerire, troppo pesante per pensare di tenere saldo un rapporto che già qualche settimana fa sembrava sull’orlo del precipizio. Di conseguenza l’esonero giunto ieri mattina non ha stupito praticamente nessuno.

Kapanen, arrivato a Lugano con poca esperienza e con la bella prestazione ottenuta alla Spengler col Kalpa Kuopio lo scorso anno – peccato che nella squadra finnica militassero giocatori di assoluto valore, come quell’Alexandre Texier che a 20 anni sta facendo molto bene in NHL – non è riuscito a confermare le belle parole spese per lui, non è riuscito a conferire un vero gioco a una squadra che alla fine si è sfaldata, naufragando in maniera indecorosa nel derby della Valascia.

Kapanen alla fine ha pagato per tutti, ma i problemi del Lugano non si fermano e non si possono fermare al 46enne allenatore. Se dal 2006 ad oggi sulla panchina bianconera si sono seduti ben 14 allenatori… evidentemente il problema non sta esattamente lì. Quando si nomina l’Hockey Club Lugano si pensa, tranne i più giovani, a quel Lugano che dominava in Svizzera, quel Lugano di Kent Johansson, di Jörg Eberle, di Kaufmann, di Metropolit, o di Andy Ton e chi
più ne ha più ne metta, ma in questo momento l’HCL non riesce neanche a mettere le emozioni in pista in un derby delicato come quello andato in scena martedì alla Valascia.

I problemi, quindi, non risiedono solo nell’allenatore – che comunque non è riuscito a stimolare i suoi ragazzi – ma anche sul ghiaccio e nei piani alti. È vero ed evidente che le forze da mettere in gioco sono differenti da quelle su cui Berna, Zurigo e Zugo possono fare affidamento per intervenire sul mercato, ma siamo così sicuri che la forza economica e sportiva del Lugano sia così inferiore al Bienne? O magari da altre parti, per esempio ad Ambrì dove nel 2017 firmò un certo Kubalik, sono più bravi? I bianconeri, classifica canta, sono penultimi in classifica e ora la dirigenza non può sbagliare nello scegliere il successore di Kapanen.

La dirigenza, appunto: preparare una stagione di transizione scegliendo prima l’allenatore di un DS è stata una mossa quantomeno contorta. Domenichelli ora potrà scegliere, forse, il suo allenatore ideale… con una squadra praticamente già fatta anche per la prossima stagione! Una situazione non certo idilliaca. Oppure dovrà optare per un traghettatore…

La piazza, così come si è sentito anche sotto le volte della Valascia martedì, è stanca di tutta questa confusione e forse quelle due finali perse tra il 2016 e il 2018 hanno annebbiato le idee dalle parti della Cornèr Arena e alcuni giocatori mancano più di quanto ci si potesse aspettare.

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