Mondo, 25 novembre 2019

“È ora di finirla con il mito dei molestatori di strada bianchi”

Una ragazza francese punta il dito contro gli uomini di altre culture e religioni misogine che importunano le donne negli spazi pubblici trattandole come puttane , e denuncia il colpevole silenzio delle femministe di sinistra che tacciono per non alimentare il razzismo e l’islamofobia


A sinistra il manifesto utilizzato in Francia per una campagna contro le molestie di strada che ha fatto arrabbiare la femminista francese Solveig Mineo ( a destra) , la quale in un video ha preso le difese degli uomini “bianchi” 


Lunedì 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Quando si parla di violenza sulle donne sipensa soprattutto a quella che avviene fra le mura domestiche o alle molestie sul posto di lavoro. Ma non vanno dimenticate le violenze (stupri, insulti e molestie varie) che centinaia di migliaia di donne europee sono costrette a subire ogni anno in strada da sconosciuti che a volte agiscono in gruppi, come dei lupi predatori.

In Francia questo fenomeno ha assunto negli ultimi anni dimensioni sempre più preoccupanti. A tal punto che nel 2014 un gruppo di cittadini aveva fondato un’associazione (Stop Harcèlement de Rue) che si proponeva di lottare contro questo malandazzo. Nel suo sito internet questa associazione precisa di non volere che la sua lotta “sia strumentalizzata a dei fini razzisti, xenofobi e islamofobi”, perché a suo dire “non si può combattere contro una discriminazione a spese di un’altra”. L’associazione condanna dunque le proposte che mirano a stigmatizzare una parte della popolazione, perché “questo tipo di discorso ha per conseguenza quella di nascondere la realtà di ciò che sono le molestie di strada”.

VI SONO CULTURE E RELIGIONI PIÙ MISOGINE DI ALTRE

Già, ma come si fa a comprendere e combattere questo fenomeno se in nome del politicamente corretto e dell’antirazzismo si evita di dire certe scomode verità perché le stesse potrebbero alimentare pregiudizi e discriminazioni verso una parte della popolazione maschile ? Premesso che di molestatori maschi ve ne sono in ogni Paese, in ogni cultura, in ogni religione e in ogni razza, non vedo cosa ci sia di male ad ammettere che le popolazioni di certe culture e di certe religioni siano più misogine di altre. E non vedo cosa ci sia di male ad ammettere che vi sia una correlazione fra l’aumento delle molestie (e degli stupri) di strada registrato negli ultimi anni un po’ ovunque in Europa (in particolare in Svezia, Francia, Germania, Belgio e Inghilterra) e la massiccia e incontrollata immigrazione extraeuropea, composta in gran parte da giovani maschi “single” provenienti da Paesi islamici. Vi ricordate ad esempio gli stupri e le molestie di massa commessi a Colonia la notte di San Silvestro del 2015 da parte soprattutto di centinaia di giovani nordafricani ?

Tutti sanno queste cose, ma pochi osano dirlo apertamente, per paura di essere accusati di razzismo. Le associazioni femministe preferiscono sparare nel mucchio mettendo tutti i maschi sullo stesso piano. O addirittura se la prendono solo contro gli uomini “bianchi”, che da qualche tempo sono il bersaglio preferito delle suprematiste di genere femminile – specialmente quelle di sinistra - che in tal modo non corrono il rischio di essere accusate di razzismo o xenofobia o islamofobia.

UN MANIFESTO CHE DISCRIMINA GLI UOMINI BIANCHI

Un esempio lampante lo si è avuto in Francia qualche mese fa, quando in un manifesto contro le molestie di strada affisso in diverse città per iniziativa dell’associazione “Stop Harcèlement de Rue” – cioè proprio quella che non vuol fare discriminazioni - sono stati raffigurati tre uomini bianchi che molestano una ragazza. Questa campagna di sensibilizzazione discriminatoria verso l’uomo bianco ha suscitato la rabbia di Solveig Mineo, una ragazza che si è creata un proprio sito femminista ( denominato “Bellica” ) per poter dire liberamente certe verità che le associazioni femministe di sinistra tendono a nascondere. In un video di 19 minuti (*) intitolato “En finir avec le mythe des harcèleurs de rue blancs” (“È ora di finirla con il mito dei molestatori di strada bianchi”) la femminista che si definisce “bianca, occidentale e libertaria” osserva ironicamente che un po’ in tutti i settori della vita quotidiana ci si sforza di promuovere la “diversità” sostenendo che è una ricchezza, ma poi quando si parla di molestie in strada stranamente la Francia “ridiventa di un bianco immacolato”.

LE MOLESTIE DI STRADA AUMENTATE CON L’IMMIGRAZIONE DI MASSA

La giovane donna prosegue affermando di essere stata molestata in strada moltissime volte da maschi magrebini, ma mai da un bianco. E dice che, al riparo da orecchie indiscrete, pure molte sue amiche e conoscenti ( anche delle femministe di sinistra) sostengono la stessa cosa. “Non dico che i bianchi non siano misogini o violenti, ma nel caso delle molestie di strada gli autori sono nella stragrande maggioranza degli uomini non bianchi, provenienti dal Maghreb”. E dopo aver infranto questo tabù Solveg Mineo arriva al nocciolo del problema osservando che “le molestie di strada aumentano forzatamente quando in Europa si registra un arrivo massiccio di popolazioni la cui cultura è più misogina della nostra, per le quali lo spazio pubblico appartiene agli uomini e che considerano le donne autoctone delle puttane perché non nascondono il loro corpo, .”

L’ANTIRAZZISMO CHE FRENA LE FEMMINISTE A DANNO DELLE DONNE

Poi la stoccata alle femministe, perché “tutte le loro associazioni sovvenzionate sanno benissimo chi sono i responsabili della quasi totalità delle molestie di strada in Francia” ma a causa dell’influenza della sinistra antirazzista “è diventato impossibile per una femminista evocare la realtà etnica e culturale dei responsabili senza essere messa immediatamente al bando; ma l’antirazzismo non ha nulla a che vedere con il femminismo”. Inoltre a suo dire la maggior parte delle associazioni femministe francesi sono nelle mani di una corrente ideologica di estrema sinistra che considera l’uomo bianco il “dominante” per eccellenza, il nemico da abbattere.

“Forse – è il suo amaro sfogo finale - la vita delle giovani donne nelle grandi città sarebbe stata più dolce se la Francia fosse rimasta xenofoba. È triste da dire ma molti esseri umani rispettano solo la forza. In ogni Paese ci

sarà sempre un certo numero di stupidi, ma io preferisco vivere in un Paese di stupidi razzisti che proteggono i loro figli piuttosto che in un Paese di stupidi antirazzisti che non proteggono le loro figlie da uomini del Terzo mondo che le trattano ripetutamente da puttane. Forse una certa dose di razzismo è necessaria alla sopravvivenza del femminismo”.

IL VELO ISLAMICO UN RIMEDIO CONTRO LE MOLESTIE MASCHILI?

In Ticino la situazione non sembra ancora così grave come in Francia, e però sarebbe ora che le femministe rossoverdi nostrane si decidano a riconoscere che a livello europeo v’è un indiscutibile nesso fra l’aumento delle violenze e delle molestie di strada e il massiccio afflusso di giovani maschi “single” provenienti da Paesi e da culture che hanno poco rispetto per le donne e che prevalentemente sono di fede islamica. Paesi, come ad esempio l’Iran, dove le donne che si rifiutano di indossare il semplice velo islamico vengono messe in prigione come delle pericolose sovversive , perché il Corano - al versetto 59 della sura 33 - impone alle donne di coprirsi dei loro veli “in modo da essere riconosciute (ndr. come musulmane praticanti ) e non essere molestate” : come dire che le donne che non portano il velo possono esser molestate dagli uomini perché sono considerate delle peccaminose seduttrici e tentatrici, ossia delle puttane! Ecco che influsso può avere la religione…

Non per nulla in Francia esiste un’associazione che si chiama “Ni putes ni soumises” (“Nè puttane, nè sottomesse”) formata da donne musulmane che si rifiutano di sottomettersi all’uomo portando il velo ma che allo stesso tempo non vogliono essere considerate delle puttane . L’associazione venne fondata nel 2003 da Fadela Amara, di origini algerine, e si batte per un Islam più moderno e per far sì che anche le donne che vivono nei Paesi musulmani abbiano più diritti e non siano più obbligate a portare burqa, niqab e veli vari. Quindi in Europa vi sono donne musulmane che si battono per liberare le donne musulmane dalla schiavitù dei veli , mentre molte femministe europee di sinistra si battono per consentire alle musulmane europee di indossare il burqa. È il mondo che va alla rovescia, o no?

Il CORANO CONSENTE AI MARITI DI BATTERE LE MOGLI

E lo stesso Corano , al versetto 34 della sura 4, consente ai mariti di battere le loro mogli in caso di dissenso : un termine che “secondo tutti gli esegeti – come riferisce l’esperto di diritto arabo e musulmano prof. Sami Aldeeb in un libro interamente dedicato all’interpretazione di questo versetto - comprende il rifiuto della donna di avere dei rapporti sessuali e di compiere i doveri religiosi previsti nell’islam, compreso il porto del velo”.

Quelle femministe che per non sembrare razziste difendono la “libertà” di indossare il burqa in Svizzera , ossia difendono uno degli odiosi simboli islamisti della sottomissione delle donne agli uomini, dovrebbero decidersi a leggere il Corano, e quando finalmente capiranno qual è la fonte di ispirazione e di istigazione di tante molestie e violenze sulle donne da parte di un buon numero di seguaci di Allah sbarcati in Europa, forse la smetteranno di stendere tappeti rossi all’avanzata dell’islamizzazione.

Giorgio Ghiringhelli

 

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