Mondo, 11 novembre 2019

Elezioni spagnole, la destra nazionalista diventa terzo partito del Paese

Il primo ministro socialista uscente Pedro Sanchez ha vinto domenica le quarte elezioni legislative in quattro anni in Spagna ma, con il suo PSOE indebolito, queste nuove elezioni anticipate non hanno migliorato le sue possibilità di formare un governo. E se il PSOE e la sinistra perdono terreno, pur mantenendo più seggi, il PP e in particolare i nazionalisti di VOX conquistano diversi nuovi deputati.

Dopo che sono stati scrutinati quasi il 100 percento dei seggi, il Partito socialista (PSOE) di Pedro Sanchez, che sperava di ottenere una chiara maggioranza per porre fine al blocco politico che affligge il paese dal 2015, ora ha solo 120 deputati.

Sotto le grida di incoraggiamento dei suoi sostenitori, si è comunque impegnato a "sbloccare la situazione politica e formare un governo progressista". Se riuscirà a tornare al potere dalla Camera dei deputati, cosa che non è riuscito a fare dopo le elezioni di aprile, Pedro Sanchez si dovrà probabilmente accontentare di un fragile governo di minoranza costretto a negoziare il sostegno caso per caso in Parlamento.

Chi esulta davvero da queste elezioni è VOX, partito nazionalista anti-immigrazione e euroscettico, entrato in parlamento solo lo scorso aprile con 24 deputati eletti, che la sua ascesa meteorica e conquistando questa volta 52 seggi diventando così la terza forza politica.

I conservatori del Partito Popolare (PP, 87 seggi) hanno rialzato la testa dopo aver ottenuto il peggior risultato della loro storia a aprile (66 seggi) mentre la sinistra radicale di Podemos ha perso sette deputati (35 contro 42 ad aprile) mentre i liberali di Ciudadanos cadono da 57 a 10 deputati.

Ma il parlamento spagnolo è ancora una volta bloccato, com'è dalla fine del bipartismo PP-PSOE nel 2015 con l'arrivo di Podemos e Ciudadanos. Né un blocco di sinistra (PSOE, Podemos e la sua lista dissidente Mas Pais) né un'alleanza delle adestra (PP, VOX e Ciudadanos) raggiungono la maggioranza assoluta di 176 seggi su 350.

Per quel che riguarda la questione catalana, i partiti pro-indipendenza catalani hanno consolidato la loro rappresentanza, totalizzando 23 seggi (contro i 22 di aprile) dei 48 disponibili in Catalogna.

Durante la campagna, Pedro Sanchez ha cercato di mobilitare il suo elettorato contro l'ascesa di Vox, che ha presentato come un ritorno del francoismo, denunciando la destra che non ha esitato ad allearsi con questo partito per prendere il controllo di Andalusia, la regione più popolosa della Spagna, la regione di Madrid, la più ricca, e il municipio della capitale.

Il risultato di domenica favorisce il proseguimento dell'instabilità politica. Antonio Barroso, analista di Teneo, vede due modi, entrambi difficili, di formare un governo. Il primo: "un accordo tra partiti di sinistra - PSOE, Podemos e Mas Pais - ma che richiede l'astensione di partiti minori nel voto di fiducia". Il secondo: un'astensione del PP per lasciare che Pedro Sanchez governi in minoranza. Ma "la competizione tra PP e Vox spinge il PP a non consentire la formazione di un governo di sinistra", ha detto ad AFP.

"Sarà difficile sbloccare la situazione, ma nessuno in questo momento ha il coraggio per convocare nuove elezioni. Questo è l'elemento più importante che ci impedirà di tornare alle urne", ha aggiunto Oriol Bartomeus, professore all'Università Autonoma di Barcellona.

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