Opinioni, 28 settembre 2019

Legittima difesa e limiti della democrazia rappresentativa

Con 50 voti contro 35 (+ un’astensione) il Gran Consiglio nella seduta dello scorso 16 settembre ha bocciato sia l’iniziativa popolare intitolata “Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa” e sia il controprogetto elaborato da Sabrina Aldi (Lega dei ticinesi) che, pur sposando il principio del rimborso integrale dei costi per l’avvocato di fiducia in caso di assoluzione dell’imputato per legittima difesa, proponeva di completare il testo dell’iniziativa con alcuni articoli atti a definire le procedure da seguire per ottenere l’indennizzo.

I promotori dell’iniziativa , lanciata nel 2016 dal Guastafeste e da altri 14 cittadini che militano o hanno militato in ben otto partiti o movimenti politici , avevano fatto sapere che se il controprogetto fosse stato approvato essi avrebbero ritirato l’iniziativa, evitando così di far spendere inutilmente circa 350'000 franchi per una votazione popolare che a questo punto è ormai diventata inevitabile e il cui esito a favore dell’iniziativa ci sembra ampiamente scontato. Quei soldi avrebbero potuto essere destinati in modo più intelligente proprio a coprire integralmente per almeno i prossimi 20-30 anni i costi dell’avvocato di fiducia a carico di quei cittadini che in futuro fossero assolti da un giudice per legittima difesa, come chiede per l’appunto l’iniziativa.

Un deputato dei Verdi in vena di spiritosaggini ha ribattuto che se proprio volevamo far risparmiare quei soldi allo Stato avremmo dovuto ritirare l’iniziativa bocciata dal Gran Consiglio. Ma perché mai dovremmo ritirare una proposta che, anche se non di vitale importanza, è stata comunque sottoscritta da ben 9'248 cittadini e che a nostro parere otterrà i favori del popolo con una percentuale attorno al 60 % ?

Perché siamo così ottimisti ? A parte il fatto che durante la raccolta delle firme abbiamo potuto verificare sul terreno l’ottima accoglienza riservata dai ticinesi di ogni tendenza politica alla nostra proposta, va ricordato a chi ha la memoria corta che già in diverse occasioni i ticinesi hanno dimostrato di essere particolarmente sensibili ai temi in qualche modo legati alla sicurezza, distinguendosi a livello nazionale. Ad esempio nel 2016 il Ticino era stato il Cantone che maggiormente aveva sostenuto (con il 59,4 % dei voti) l’iniziativa dell’UDC che chiedeva l’espulsione dei criminali stranieri, e qualche mese fa il Ticino era stato l’unico Cantone a votare ( con il 54,5% dei voti) contro la trasposizione nel diritto svizzero di una modifica delle direttive dell’UE sulle armi.

La Lega dei ticinesi e l’UDC hanno tenuto conto di questi chiari segnali e si sono schierati all’unanimità a favore del controprogetto, che certamente rispecchia la volontà della stragrande maggioranza dei loro elettori. Il PPD in questa occasione ha dimostrato una certa sensibilità agli umori popolari , sostenendo con 10 voti contro 4 e un’astensione la proposta, che è stata appoggiata con convinzione anche dalle due rappresentanti del movimento “Più Donne” ( Tamara Merlo e Maristella Patuzzi).

I deputati del PLR, del PS e dei Verdi non hanno invece voluto tenere conto di certi segnali, e del fatto non trascurabile che nel comitato promotore siede il 50% dei consiglieri nazionali ticinesi, e hanno votato in blocco sia contro l’iniziativa e sia contro il controprogetto.

Il voto negativo dei deputati rossoverdi non ci ha sorpreso, visto che questi partiti sono ideologicamente contrari a qualsiasi forma di violenza e a qualsiasi proposta che miri a rafforzare la sicurezza dei cittadini. Basti dire che Nicola Corti, esprimendosi a nome del gruppo socialista, si è opposto all’iniziativa affermando fra l’altro che “essa tutela delle vittime che reagiscono commettendo a loro volta un reato” ! Roba da non credere ! Detto in altri termini, per il PS chi difende se stesso o altre persone da un’aggressione, ferendo o uccidendo l’aggressore, è comunque colpevole anche se il giudice lo assolve per legittima difesa ! Insomma, per i socialisti la violenza non è mai giustificata, e quindi ad esempio se una donna venisse stuprata essa dovrebbe limitarsi a graffiare il proprio aggressore senza fargli troppo male. Un’ideologia buonista che rasenta la vigliaccheria!

Per quanto riguarda il PLR ci ha invece deluso e sorpreso non tanto la sua opposizione all’iniziativa e al controprogetto, ma il fatto che non uno solo dei 23 deputati presenti abbia votato a favore. Un voto compatto che puzza tanto di ordine di scuderia o di sudditanza verso alcuni tromboni del partito e che non è certamente rappresentativo di quelle migliaia di elettori del PLR che hanno sottoscritto l’iniziativa e che in votazione popolare la sosterranno. Basti pensare che nel comitato che ha lanciato l’iniziativa siede Moreno Colombo, già deputato nonché candidato al Consiglio di Stato per il PLR. Senza dimenticare che fra i firmatari dell’iniziativa parlamentare presentata nel settembre del 2016 a Berna da Lorenzo Quadri (e nel frattempo bocciata dal Parlamento) per chiedere una modifica del Codice penale atta a potenziare il diritto alla legittima difesa per chi è aggredito in casa propria vi era pure l’allora consigliere nazionale del PLR Ignazio Cassis. Ammettendo per ipotesi che solo il 35% degli elettori del PLR condivida il principio proposto dall’iniziativa , sarebbe bastato che in Gran Consiglio anche i deputati del PLR avessero sostenuto almeno il controprogetto con la stessa percentuale (cioè otto deputati ) per farlo approvare evitando così una votazione popolare. Il voto monolitico del PLR ha insomma falsato la realtà e ha messo in evidenza una volta di più certi limiti della democrazia rappresentativa (tale di nome ma non sempre di fatto). Ma per fortuna in questo Paese contro i giochini di Palazzo vi è ancora la democrazia diretta…

E ora dunque la parola passerà al popolo, che sarà chiamato a votare sull’argomento domenica 9 febbraio 2020.

Giorgio Ghiringhelli

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