Mondo, 19 settembre 2019

Bibbiano e lo scandalo dei bambini strappati alle loro famiglie insabbiato dai media e dalla sinistra

Lo scandalo di Bibbiano e dei bambini strappati dalle loro famiglie che ha sconvolto la vicina penisola nelle scorse settimane ha fatto emergere un sistema, quello dell'affido familiare, corrotto e disumano. Benchè la vicenda sia avvenuta in Italia, anche in Svizzera vi sono stati, e vi sono tuttora, polemiche e scandali sul modo in cui bambini vengono strappati ai propri genitori per essere dati in affidamento.

Basti pensare allo scandalo dei bambini tolti alle proprie famiglie e collocati coattamente in istituti, perché figli di madri sole, povere o nomadi. Una pratica controversa in vigore in Svizzera fino all'inizio degli anni '80.

Probabilmente una delle pagine più scure della storia recente svizzera che ha toccato circa 100'000 bambini con il parlamento svizzero che recentemente, nel 2016, ha deciso di stanziare una somma di 300 milioni di franchi per risarcire le vittime di questa pratica.

Ancora oggi il sistema di affidamento, in particolare il ruolo delle Autorità regionali di protezione, è spesso soggetto a critiche e regolarmente emergono casi discutibili di bambini allontanati dalle proprie famiglie per essere dati in affidamento.

Quanto successo in Italia e a Bibbiano, oltre alle polemiche sulle responsabilità politiche di quanto avvenuto, può essere di insegnamento alle nostre latitudini in modo che la stessa cosa non si ripeti nel nostro paese. Il seguente articolo è un estratto di un testo pubblicato sul sito “IlGiornale.it” che riassume, in modo chiaro e completo, quanto successo.

L'inchiesta coordinata dalla procura di Reggio Emilia che prende il nome di "Angeli e Demoni" vede al centro della indagini la rete di servizi sociali della Val D'Enza e del comune di Bibbiano. Secondo quanto scritto nell'ordinanza del tribunale, alcuni degli operatori dei servizi sociali avrebbero falsificato le relazioni da consegnare al Tribunale dei Minori in modo da riuscire ad allontanare i bambini dalle proprie famiglie per poi darli in affido ad amici e conoscenti.

Un meccanismo messo in piedi per interessi economici. E non solo. Dietro a questi traffici, si legge nelle carte, ci sarebbe un "fattore ideologico". Dall'inchiesta è emersa una serie di accordi sottobanco e favoritismi che svela un'enorme rete formata da enti privati e pubblici e collegata anche dalle istituzioni. Un sistema fatto di intrecci e atrocità che, per anni, sarebbe servito a favorire un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro.

Le indagini

Tutto è iniziato nell'estate del 2019. Quando il pm di Reggio Emilia Valentina Salvi, insospettita dall’alto numero di denunce fatte dai servizi sociali nei confronti di genitori accusati di compiere violenze in famiglia, ha deciso di far partire le indagini, che hanno coinvolto avvocati, psicologi, assistenti sociali e politici.

Tra le segnalazioni sospette, vi era un gran numero di accuse di abusi sessuali e maltrattamenti che, nella maggior parte dei casi, erano state archiviate perché infondate o prive di prove. Dall'inchiesta della procura sono emerse finte relazioni, falsi documenti e pressioni psicologiche utilizzate dagli psicologi per riuscire a plagiare i minori. Vere e proprie opere di convincimento, meccanismi di persuasione e storie di fantasia per scredire le famiglie dei piccoli. Una volta "plagiati" i bambini avrebbero dovuto denunciare i genitori, raccontando di ver subito violenze mai avvenute.

Lavaggio del cervello e torture

Secondo quanto emerge dai documenti, i bambini, venivano manipolati nel corso delle sedute di psicoterapia alle quali erano tenuti a sottoporsi, come indicato dai servizi sociali. Per condizionare le dichiarazioni dei minori, i terapeuti utilizzavano anche dei macchinari. A confermarlo uno strumento trovato, e poi sequestrato, durante le perquisizioni presso il centro "La Cura", luogo in cui si svolgevano gli incontri tra le piccole vittime e gli psicologi. Lo strumento, definito dagli stessi terapeuti "macchinetta dei ricordi", avrebbe aiutato i bambini a eliminare dalla mente le brutte vicende del passato, come si evince dalle intercettazioni. Quei ricordi "riposti in cantina, ma sempre pronti a tornare fuori". Inizialmente si era parlato elettrochoc, diffondendo la bufala degli elettrodi attacati alle mani e ai piedini dei bambini, che venivano assaliti da scosse elettriche. In realtà, come avevano specificato gli investigatori di Reggio Emilia, le cose non stavano proprio così. I macchinari sui corpicini dei bambini sono stati utilizzati, ma non si trattava di scosse elettriche. Bensì di una terapia utlizzata pur non essendo idonea a nessuno dei casi in questione.

Su una bambina in cura è stato utilizzato un dispositivo chiamato Neurotek. Si tratta di un macchinario inventato negli Usa, che non produce scosse, bensì trasmette piccole vibrazioni. La terapia per la quale sarebbe stata utilizzata la macchina è chiamata Emdr. Letteralmente significa desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari e si tratta di "un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, in particolare allo stress traumatico". Come spiegato sul sito www.emdr.it dell'associazione Emdr Italia.

Nelle 277 pagine dell’inchiesta esaminate da ilGiornale.it, vengono riportate ore e ore di intercettazioni fatte dai carabinieri di Reggio Emilia, che testimoniano i lavaggi del cervello ad opera dei medici nei confronti dei bambini. Secondo quanto registrato durante gli incontri con gli psicologi, i minori venivano spinti a confessare episodi mai avvenuti (nella maggior parte dei casi, abusi sessuali o violenze fisiche).

Per rendere ancora più credibili le violenze, venivano addirittura "manomessi" i disegni fatti dai bambini. È successo infatti che, gli psicologi, infatti, aggiungessero particolari inquietanti, spesso con una chiara connotazione sessuale. Durante le ore di terapia, gli operatori mettevano in scena anche "giochi di ruolo" per influenzare i bambini, dove i terapeuti si travestivano da personaggi delle fiabe per rappresentare i loro genitori intenti a far loro del male.

Il giro di soldi e le mazzette

Questi, secondo l'indagine "Angeli e demoni", erano solo alcuni dei metodi adottati nei confronti dei bambini con l'obiettivo di allontanarli dai genitori, per poi darli in affido e sottoporli ad un circuito di cure private a pagamento della Onlus piemontese Hansel e Gretel. L’associazione, gestista da Claudio Foti assieme alla moglie Nadia Bolognini, si sarebbe aggiudicata l’utilizzo di ambienti pubblici senza partecipare a nessuna gara d’appalto e occupando lo stabile senza pagare alcun canone d’affitto.

Foti è da molti considerato uno specialista in materia di trattamento di monori vittime di abusi. Tema su cui, ha scritto persino molti trattati e tenuto lezioni, in tutta Italia, per formare, con il suo metodo, altri psicoterapeuti. Secondo le accuse, una volta affidati alle cure della Hansel e Gretel, i bambini sarebbero stati sottoposti a sedute di psicoterapia pagate, dal Comune, circa 135 euro l’una, "a fronte della media di 60-70 euro e nonostante il fatto che l’Asl potesse farsi carico gratuitamente del servizio". Un meccanismo che avrebbe causato un danno economico per l’Asl di Reggio Emilia e per l’Unione, quantificabile in 200mila euro.

Funzionava così. Il pagamento del lavoro di psicoterapia avveniva senza rispettare le solite procedure d’appalto: "Gli affidatari venivano incaricati dai Servizi Sociali di accompagnare i bambini alle sedute private e di pagare le relative fatture a proprio nome", si legge. Ma questi soldi venivano poi ricevuti dagli affidatari attraverso rimborsi, sotto una finta causale di pagamento. Così venivano falsificati anche i bilanci dell'Unione dei Comuni coinvolti.

Dietro questo meccanismo intriso di illeciti sarebbe stato individuato, per prima cosa, un interesse economico che legava i dipendenti dell’Unione ai responsabili della onlus privata. Da una parte la Onlus diventava affidataria dell’intero servizio di psicoterapia voluto dall’Ente e, dall’altra, alcuni dipendenti dello stesso Ente ottenevano incarichi di docenza retribuiti per master e corsi di formazione tenuti sempre dalla Onlus.Un sistema talmente consolidato da aver portato all’apertura di un Centro Specialistico Regionale per il trattamento del trauma infantile derivante da abusi sessuali e maltrattamenti. Risultato poi, di fatto, una costola della Onlus.

E, proprio all’interno di questo centro specialistico, veniva garantita ai minori l’assistenza legale. L’avvocato, selezionato dai Servizi Sociali, era sempre lo stesso. Anche lui indagato per "concorso in abuso d’ufficio". Per favorire il legale, inoltre, sarebbero state create false gare d’appalto, gestite sempre dalla dirigente del Servizio.

Bambini nelle mani di amici e conoscenti

Secondo quanto emerge dall'ordinanza della procura di Reggio Emilia non sono pochi i casi in cui gli affidatari, a cui venivano dati i bambini, avevano relazioni amicali o, addirittura, sentimentali con i responsabili dei servizi sociali. Spesso coppie arcobaleno. Ed è proprio in quei casi che molte volte i soldi per il mantenimento che venivano dati alle coppie di affidatari superavano la soglia minima consentita. Il tutto giustificato da falsi documenti che sostenevano che il bambino in questione avesse bisogno di maggiori cure in quanto problematico. Tra i casi riportati nell’ordinanza vi sarebbe, infatti, una bambina data in affido a Daniela Bedogni e Fadia Bassmaji, una coppia omosessuale unitasi civilmente nel 2018. Federica Anghinolfi, capo dei servizi sociali finiti sotto accusa, aveva avuto relazioni amicali con la coppia, e con Bassmaji risulta esserci stata persino una relazione sentimentale.

Gli indagati di Bibbiano

È finito agli arresti domiciliari il sindaco del Partito democratico di Bibbiano, Andrea Carletti. Nei suoi confronti, il gip Luca Ramponi, ha rifiutato per due volte la richiesta da lui avanzata di liberazione. Al momento, sospeso dal suo incarico pubblico dalla Prefettura e autosospeso dal Pd, il primo cittadino attende le decisioni che saranno prese sulla misura cautelare dal Tribunale del Riesame nella prossima udienza.

Oltre a lui, si trovano agli arresti anche una coordinatrice dei servizi sociali finiti sotto accusa, un’assistente sociale e due psicoterapeuti della Onlus coinvolta: Claudio Foti e Nadia Bolognini. Foti è stato accusato di aver indotto con la forza una ragazza a testimoniare contro il proprio padre. L’uomo venne accusato dalla figlia di abusi sessuali. Storia che poi la ragazza ha smentito con decisione in aula di tribunale. Nei confronti del terapeuta anche l’accusa di abuso d’ufficio in concorso. Si suppone che Foti fosse a conoscienza del fatto che il lavoro all’interno de "La Cura" doveva essere preceduto da una regolare gara pubblica. Al momento, per lui gli arresti domiciliari sono stati revocati, sostituiti dall’obbligo di dimora a Pinerolo. Si trova agli arresti domiciliari anche la responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della Val d’Enza, Federica Anghinolfi.

Per altre otto persone sono state eseguite misure cautelari di natura interdittiva ed è stato imposto il divieto temporaneo di esercitare attività professionali. Si tratta di operatori socio-sanitari, dirigenti comunali e anche educatori. Nei confronti di una coppia affidataria accusata di maltrattamenti, sono state applicate misure coercitive di divieto di avvicinamento al minore.
Gli indagati sono in totale 29. Tra loro ci sono anche nomi noti, come l'avvocato Marco Scarpati e il direttore generale dell'Ausl Fausto Nicolini. Per loro non sono state applicate misure cautelari. I due sono al momento accusati di abuso d'ufficio in concorso con il sindaco Andrea Carletti. Nell’inchiesta sono indagati anche gli ex sindaci del Pd di Montecchio Emilia e Cavriago, Paolo Colli e Paolo Burani, in carica all’epoca dei fatti. Tra i reati contestati frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione e peculato d’uso. Intanto continuano le indagini su settanta casi di affido.

Bibbiano e la questione politica

“Verrà creata una banca dati e nascerà una squadra speciale per la protezione dei minori. Si confronterà con i ministeri, e la commissione parlamentare che verrà istituita, per avere un monitoraggio del percorso dei piccoli affidati. Tutti gli operatori dovranno sentire il fiato sul collo da parte della magistratura che farà i controlli”. Così annunciò il pentastellato ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede poco dopo la pubblicazione dell’inchiesta "Angeli e Demoni". Fu forse il primo a pronunciarsi sul caso, dando il via ad uno scontro politico che ancora non ha trovato soluzione.

L’inclusione nel registro degli indagati di tre sindaci targati Pd ha da subito scatenato l’ira dei partiti. Dalla Lega, al Movimento Cinque Stelle, fino a Fratelli d’Italia (uno dei partiti che più ha condotto la lotta per tenere accesi i riflettori sulla vicenda), tutti si sono scagliati contro il Partito democratico, accusando i vertici per non aver preso subito provvedimenti nei confronti dei propri sindaci e di aver messo davanti il garantismo, tutelando gli indagati, ancor prima di spendere due parole nei confronti delle presunte vittime. Un silenzio, quello dei dem, che ha scatenato l’ira del leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, che in un video messaggio pubblicato sui suoi canali social arrivò a definire gli allora avversari di governo "il partito di Bibbiano". Un’appellativo incettabile per i vertici del Pd che, a suo tempo, minacciarono querele a tutti coloro che, come Di Maio, si fossero permessi di associare il nome del partito all’orrenda vicenda (di cui però i dem hanno continuato a parlare poco o nulla).

Nel frattempo, da luglio, l’ex governo in carica composto da Lega e Cinque Stelle decise di far partire una commissione d’inchiesta parlamentare sugli affidi dei minori, per cercare di fare chiarezza sulle vicenda e puntare la lente d’ingrandimento sul tema degli affidamenti in tutta Italia. Decisi e compatti, i due partiti avevano deciso di indagare sullo scandalo mentre, il Partito Democratico, sviava l’argomento, tanto da far infuriare l’opinione pubblica.

Nei mesi successivi alla pubblicazione della vicenda, per tutte le strade d’Italia si è diffuso lo slogan "Parlateci Di Bibbiano", con le lettere delle prime due parole che ricordano il simbolo dei dem. Ma, se prima dello strappo dell’ex vicepremier Matteo Salvini, il Movimento Cinque Stelle aveva incluso nei punti che descrivevano le priorità dei pentastellati nel programma di Governo la riforma sugli affidi. Dopo solo due mesi e con un alleanza capovolta, le cose sembrano essere cambiate. Nei punti presentati nel programma dal neo governo giallorosso, la riforma sugli affidamenti dei minori è del tutto scomparsa. Una sopresa, che considerato il precedente silenzio del Partito Democratico sulla questione, fa pensare che i gialli si siano piegati al volere dei dem e abbiano deciso di cucirsi la bocca. Un cambio di rotta che riaccende le polemiche.

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