Sport, 02 settembre 2019

La passione per lo sport elisir di giovinezza…

Renata Coda, brasiliana e ticinese d’adozione, organizza tornei internazionali di tennis

Quest'anno spegne sessanta candeline, ma da quando Renata Coda bazzica sulla terra rossa non è cambiata di una virgola, come se il tempo per lei non fosse trascorso. O forse nell'organizzare tornei internazionali di tennis ha trovato il suo elisir di giovinezza. Cinque figli e la passione per lo sport, Renata ha coinvolto tutta la famiglia in queste avventure.

Era il 2005 quando si è imbarcata, un po' per caso, nel primo torneo maschile organizzato a Chiasso che si è poi svolto l'anno successivo. Ma facciamoci raccontare da lei questa bellissima storia. 

“All'epoca i miei figli giocavano a tennis a Chiasso, facevano i corsi nella scuola tennis. Paolo Carobbio, che aveva organizzato un ITF a Como, arrivò con la proposta di fare un Challenger a Chiasso nell'aprile del 2006 - ci racconta Renata - C'era bisogno di un comitato organizzatore e siccome già facevo parte del comitato del club mi sono proposta. È andata talmente bene che mi hanno invitata anche a far parte dell'organizzazione del torneo di Como, che si svolgeva ad agosto, già quell'anno. A Chiasso l'avventura durò 3 anni, a Como invece prosegue tutt'ora, quest'anno è la 14esima edizione.” 

Le spiace non farlo più in Svizzera?
Sì, ma non c'erano più le condizioni e le premesse in quel momento.

In Ticino però il grande tennis è tornato con il torneo WTA di Lugano, non le piacerebbe sperimentare il campo femminile?
Col passare degli anni, siccome la mia famiglia è piuttosto impegnativa, il tempo diminuiva e ho dovuto accantonare l'organizzazione vera e propria persino del torneo di Como. Infatti adesso arrivo solo per la settimana dell'evento e faccio funzionare la “macchina” organizzativa. Lascio montare il circo agli altri e io mi occupo della parte operativa. Inoltre ho intrapreso anche una “carriera” parallela come arbitro di nuoto e sono abbastanza impegnata durante l'anno. Quindi, se si trattasse di un Challenger, potrei anche provarci perché conosco bene la materia ma passare al femminile sarebbe una sfida bella ma troppo impegnativa per la mia situazione attuale. 

In tutti questi anni i ricordi e gli aneddoti saranno tantissimi, cosa le ha lasciato il segno?
Più che cosa, chi. Si tratta di El Aynaoui (ex giocatore professionista marocchino, già numero 14 ATP ndr), il personaggio e il tennista che è stato, soprattutto per il grande favore che ci fece nel 2008. Non avevo una entry list molto prestigiosa, noi ci eravamo conosciuti a Como l'anno prima ed era nata un'amicizia. L'ho chiamato e gli ho chiesto se non avesse voglia di venire a Chiasso a giocare con una wild card e lui ha accettato, è arrivato e ha persino vinto il torneo.

Durante la settimana del torneo quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi da affrontare? 
La più bella è l'ambiente famigliare e il contatto diretto con i giocatori. Alcuni di loro tornano da allenatori con mogli e figli. Alla fine i ragazzi un po' li adotto, per me il giocatore è la figura centrale e tutto ruota intorno a lui, mi occupo del loro benessere, e cerco di fare in modo che abbiano le migliori condizioni per competere, perché alla fine è il loro lavoro, il resto lo lascio agli altri. Di lati negativi sinceramente non ne vedo perché amo le sfide e organizzare bene un torneo vuol dire riuscire a risolvere tutti gli imprevisti. L'unica cosa brutta è che gli anni passano e il fisico regge un po' meno. 

Ha una famiglia numerosissima, come hai fatto a convincerli tutti a seguirti in queste imprese? 
Era la settimana di Pasqua, non c'era scuola e ho detto loro che la mamma organizzava questo torneo, chiedendo ai miei figli se volessero fare i raccattapalle, e li abbiamo messi in campo. Addirittura ci sono state alcune partite dove c'erano ben 4 “codini” (piccoli Coda ndr) sul terreno da gioco. Stessa cosa anche per il torneo di Como, che è sempre caduto alla fine delle vacanze estive. Con gli anni però posso dire con orgoglio che queste esperienze hanno fatto crescere i miei figli. Da raccattapalle sono passati a giudici di linea per poi aiutarmi sempre più. La mia grande, Luisa, è il mio braccio destro da 5 anni e anche Claudia è fissa al players desk.

Sono passati tantissimi giocatori in questi anni, chi vorrebbe vincesse il torneo di Como nel prossimo futuro?
Sono davvero tanti, si. Se guardiamo la lista dei primi 100 attuali possiamo spuntarne parecchi. Lasciamo da parte questa edizione, mi piace sempre quando è una giovane speranza a vincere, così poi possiamo “vantarci” di averli lanciati. Non credo che verrà ma è un ragazzo che mi ha impressionata tantissimo nell'ATP 250 di Rio lo scorso febbraio, Pedro Martinez (spagnolo 22enne 153 ATP ndr), un terraiolo che si farà notare.

Quindi segue il circo tennistico tutto l'anno?
Seguo e quando posso vado anche sul posto a vedere. Ho avuto anche la fortuna, sempre grazie a El Aynaoui, di poter andare al Roland Garros e ho avuto diversi altri inviti ma cadono sempre in periodi difficili. Sono però più votata al tennis maschile, se devo scegliere, mi sento più a casa.

In Svizzera dopo Federer e Wawrinka facciamo un po' fatica a livello maschile, perché secondo lei? 
Penso che la Svizzera sia un paese dove, in generale, le famiglie tengono tanto agli studi dei propri figli e per emergere davvero devi iniziare presto e non è facile e spesso si preferisce dare la precedenza alla scuola. È molto difficile per lo sport in generale, non solo per il tennis, e le scuole da noi non favoriscono lo sport d'élite. Quando si va al liceo c'è da fare una scelta. 

Passiamo ai pronostici, chi vince la 14esima edizione del torneo ATP Challenger Città di Como? 
Sono originaria del Brasile e perciò mi piacerebbe che, per una volta, vincesse Thomaz Bellucci, anche perché conosco bene tutto il suo turbolento percorso. Ma sono molto colpita dall'australiano Christopher O'Connell, quindi mi sbilancio e punto su di lui.

E gli US Open?
Sul torneo femminile non posso esprimermi più di quel tanto, perché sono poco informata ma sarebbe bello se ci fosse un nome nuovo. In campo maschile ho un desiderio nel cuore: il 21esimo Slam di Federer, ma so che ha un tabellone tosto. Non dovesse essere lui, un outsider, ma temo fortemente la figura di Djokovic. 

L'anno prossimo la troveremo ancora alla guida del torneo? 
La voglia c'è, quindi se il fisico regge certamente sì. Spero che il regolamento si modifichi ancora, rispetto alla versione di quest'anno che ha ingrandito il tabellone e abolito praticamente le qualificazioni in favore dei giocatori già di un certo livello. I giovani sono stati indubbiamente penalizzati.

FAUSTO FUNI

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