Ticino, 20 giugno 2019

"Candidato alle federali? Ci sto seriamente pensando"

L’avvocato Battista Ghiggia nel 2015 fu candidato al Consiglio degli Stati, elezione mancata di poco, e in vista delle sempre più vicine elezioni federali di ottobre gli abbiamo chiesto cosa ne pensa del lavoro svolto dalla delegazione ticinese a Berna in questi quattro anni, la sua opinione sul Consiglio federale e sul cruciale rapporto della Svizzera con l’Unione europea e l’Accordo quadro. Non poteva mancare una domanda su Ignazio Cassis e, ovviamente, se intende ripresentarsi alle prossime elezioni.

La sua ultima esperienza politica è stata la corsa alle elezioni federali di quattro anni fa, quando era candidato per il Consiglio degli Stati. Secondo lei, in base ai candidati e agli schieramenti che si sono annunciati finora, prevede qualche cambiamento o rimarrà tutto come prima (fatto salvo per chi lascia)?

Per quanto concerne il Consiglio Nazionale la congiunzione rosso-verde mette a rischio in via principale il secondo seggio del PPD, in via subordinata il secondo seggio della Lega e in via ancora più subordinata il seggio dell’UDC.

Il Consigliere degli Stati PLR Fabio Abate non si ripresenterà. Chi, secondo lei, ha più chance di prendersi il suo posto?

Se chi crede nei valori che la destra da sempre difende, quali la sovranità nazionale, la neutralità, la difesa e la creazione dei posti di lavoro per i cittadini ticinesi, l’esercito e che ha votato contro lo spazio economico, per l’espulsione dei criminali stranieri, accettato l’iniziativa del 9 febbraio 2014 per mettere un freno all’immigrazione e da ultimo respinto con un secco no la direttiva europea sulle armi, si saprà mobilitare per portare un suo candidato al Consiglio degli Stati, ritengo che le chances per l’area di destra di conquistare il seggio possano essere concrete.

Secondo lei la deputazione ticinese a Palazzo federale ha fatto un buon lavoro? 

Alcuni deputati, pochi, hanno fatto un egregio lavoro, la stragrande maggioranza ha dato un segnale di rassegnazione piegata dietro il solito “a sa po’ mia”.

Da quasi due anni la Svizzera italiana è rappresentata da un italofono, Ignazio Cassis. Che giudizio si è fatto del suo operato?

Me lo sta chiedendo seriamente? Perché se così è dovrei dedicarle molto tempo per risponderle. Lei mi sa indicare un solo intervento, provvedimento o altro da lui fatto o ispirato a favore del Ticino (non del PLR) che abbia portato a risultati concreti o perlomeno apprezzabili e degni di nota? Se mi dice il ricevimento in pompa magna del Segretario di Stato americano Pompeo, le rispondo che questo sarà ricordato dalla popolazione ticinese solo per aver paralizzato il traffico dell’intero Cantone per tutta la giornata.

Del lavoro del Consiglio federale in generale invece che idea si è fatto?

Il Consiglio Federale svolge purtroppo nella maggior parte dei casi solo un’attività di amministrazione corrente e quando si tratta di prendere delle posizioni ferme su temi importanti o di osare ed avere delle visioni, ad esempio per quanto concerne nuove tecnologie e adeguamento delle rispettive condizioni quadro per poter operare con maggior dinamismo, si limita a subire gli eventi. Mancano coraggio, visione e slancio.

Un argomento di cui si discute continuamente sono i rapporti con l'UE, argomento ancora più delicato in questo periodo con l'avvicinarsi della firma all'Accordo quadro (o una sua improbabile rinuncia). Secondo lei, la Svizzera sta difendendo bene i suoi interessi nei confronti di Bruxelles, o potrebbe fare meglio?

Occorre premettere che la negoziazione di accordi internazionali è sempre difficile, difficoltà che aumenta sicuramente tanto più il Paese è importante dal punto di vista economico e del suo peso internazionale e ciò per il semplice fatto che ogni Paese, a giusto titolo, fa i suoi interessi senza guardare tanto in faccia agli altri. Ciò non è invece il caso per la Svizzera, la quale cerca sempre una soluzione equa, nel senso che si pone troppo spesso nella posizione di dar seguito alle rivendicazioni della controparte.

Con più una controparte è arrogante, inaffidabile e con prospettive incerte come lo è l’UE, tanto più occorre dimostrare fermezza, decisione, non cedere ai ricatti, saper dire di no tutte le volte che serve, rispedire al mittente le provocazioni e avere la fantasia di cercare soluzioni alternative con altri Stati che apprezzano di più le peculiarità svizzere. In conclusione, pur ammettendo una situazione negoziale in un clima difficile, la Svizzera ha difeso molto male i suoi interessi nell’ambito della negoziazione con l’UE.

Il Consiglio federale ha abdicato al suo ruolo politico di mettere dei paletti ai negoziatori e di comunicare i punti imprescindibili in modo chiaro sin dall’inizio. Per la fregola di voler trovare un accordo, sotto la pressione della grande industria che condiziona fortemente l’operato dei partiti di centro PLR e PPD, i referenti politici di tali partiti hanno dato l’indicazione ai negoziatori, come lo hanno fatto i socialisti, di chiudere un accordo a qualsiasi costo. Operazione negoziale iniziata male e che sta terminando peggio.


In Europa, in quasi tutti i paesi, la tendenza è che i partiti di destra nazionalisti, o populisti, sono in continua ascesa, tendenza che si è confermata alle ultime elezioni europee. In Svizzera invece, se si guardano le ultime elezioni cantonali in diversi cantoni e i risultati delle votazioni, sembra che stia succedendo il contrario. Come se lo spiega?

La Svizzera ha anticipato la tendenza attualmente in atto in diversi paesi europei. I successi della Lega e dell’UDC sono iniziati nella metà degli anni novanta, periodo nel quale i partiti nazionalisti e sovranisti nel resto dell’Europa non avevano ancora spiccato il volo. Alle ultime elezioni federali del 2015 la destra ha raggiunto delle percentuali di consensi attorno al 30%, quota che per i parametri svizzeri è decisamente alta. È pertanto normale, direi quasi fisiologico, che vi sia un rallentamento, rispettivamente un calo.

Probabilmente non potrà rispondermi, ma la domanda è d'obbligo. Lei sarà di nuovo candidato alle elezioni federali di ottobre?

Mi è stato chiesto e vengo incoraggiato da tanti amici dell’area della destra ticinese di rimettermi a disposizione per centrare questa volta con successo l’obiettivo che nel 2015 era stato mancato per poco. Ci sto pensando seriamente.

kc

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