Svizzera, 17 giugno 2019

Quadri: "I camerieri di Bruxelles hanno fretta di disarmarci"

*Dal Mattino della Domenica. Di Lorenzo Quadri

Oltre al danno, la beffa. Il Diktat disarmista dell’UE sarebbe dovuto entrare in vigore nientemeno che il prossimo 1° agosto, giorno della festa nazionale. Ricordiamo che l'ennesima calata di braghe nei confronti dell’UE, appoggiatamore solito - dai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale e dal triciclo PLRPPD- P$$ venne approvata a livello nazionale nella votazione dello scorso 19 maggio. Ma il Ticino disse No. Solo il nostro Cantone infatti ha resistito al lavaggio del cervello ed al terrorismo di regime con cui la casta spalancatrice di frontiere pretende di spingere gli svizzeri a rottamare la propria indipendenza e la propria sovranità. Evidentemente in questo risultato la Lega ed il Mattino hanno giocato un molo.

La posta in gioco

E’ palese, e l’abbiamo detto più volte, che la vera posta in gioco non era il numero di colpi che può contenere un caricatore, ma l’indipendenza della Svizzera. La minaccia di un’espulsione da Schengen, con tanto di ritomo, per gli svizzerotti, al regime del visto, era francamente ridicola. Nemmeno i cittadini albanesi sottostanno all’obbligo di visto; ed infatti l’Olanda ne ha chiesto la reintroduzione per motivi di sicurezza (la criminalità albanese, specie di stampo mafioso, dilaga grazie alla libertà di movimento all’intemo dello spazio Schengen). Allo stesso modo, lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia PLR-PPD-PSS smania per firmare (ma deve contenersi fino alle elezioni federali di ottobre, altrimenti alle urne son dolori) non è certo una semplice questione “commerciale”: in gioco c’è il futuro della Svizzera.

Una sola priorità

Con la calata di braghe davanti al Diktat disarmisi a dell’UE è stato svenduto un altro pezzo del Paese. E qualche tamberla, sotto le cupole federali, pensava di mettere in vigore le nuove regole antisvizzere addirittura il 1° agosto. Hai capito? A Berna ci sono dei beoti che pensavano di festeggiare il Natale della Patria assestandole un bello schiaffone. Un affronto a tutti quei cittadini che sono ancora legati al proprio Paese, al contrario dell’establishment eurolecchino. Ed anche la dimostrazione che, per i camerieri dell’UE in Consiglio federale e per i loro burocrati con i piedi al caldo, la Svizzera non conta nulla. La priorità è una sola: giù le braghe davanti agli ordini in arrivo da Bruxelles! Sollecitata da una domanda “ad hoc”, lunedì la ministra di giustizia liblab Karin Keller Sutter (KKS) ha dovuto dichiarare davanti al Consiglio nazionale che la data d’entrata in vigore del Diktat disarmista non sarebbe stata il 1° agosto. Oltretutto, non si capisce che fretta ci sarebbe di applicare la direttiva UE sulle armi contro la quale, peraltro, è pendente anche un ricorso della Repubblica Ceca. Sarebbe infatti il colmo se gli svizzerotti dovessero mettere in vigore delle regole comunitarie... ancora prima degli Stati membri. Ma purtroppo, con i calatori di braghe compulsivi che ci ritroviamo a Berna, al peggio non c’è limite.

Due misere settimane!

La liblab KKS ha dunque annunciato che la data di entrata in vigore del Diktat UE non sarà il 1° agosto, ma figuriamoci! Sarà invece “un’altra”. Quale altra? Forse il gennaio 2020, o magari anche dopo, dal momento che non c’è alcuna fretta di mettersi a 90 gradi? Macché! Il mistero (?) è stato svelato qualche giorno dopo. La direttiva entrerà in vigore... il 15 agosto! Resisi conto che la data del Primo d’agosto rischiava - giustamente! - di provocare un putiferio, i bernesi hanno rinviato della miseria di due settimane! Perché ubbidire a Bruxelles è imperativo! Anche da simili vicende ci si rende conto che, con questa partitocrazia PLR-PPD-PSS ed i suoi politicanti, siamo messi davvero male. E intanto, non contenti di calare le braghe, paghiamo pure le marchette da 1.3 miliardi all’UE “per oliare”.

*Edizione del 16 giugno 2019

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