Sport, 17 giugno 2019

Bentancur-Bellinzona il matrimonio è servito

Il procuratore sudamericano pronto ad entrare in società. L’opinione degli esperti

BELLINZONA - Mancano solo i dettagli e poi, salvo clamorosi ribaltoni per altro non previsti, il Bellinzona dal prossimo mese di luglio si avvarrà della collaborazione di Pablo Bentancur, agente di diversi calciatori sudamericani di fama e già azionista di minoranza del Lugano, club che ha aiutato a centrare la promozione nella massima serie nella stagione 2014/2015 con l’innesto di cinque giocatori della sua “scuderia” (Malvino, Barbosa, Renato Cesar, Melazzi e Cortelezzi).

Manca solo l’ufficialità e nella Capitale i tifosi sono in fibrillazione: c’è voglia di Challenge League e Don Pablo ha certamente i mezzi per dare un colpo di mano. In che modo, è chiaro: il procuratore uruguaiano-peruviano metterà a disposizione della società dei giocatori affini al progetto tecnico e in grado di fare la differenza. Non ci saranno innesti di capitali, come qualcuno può essere indotto a pensare. No, al club verranno messi a disposizione esperienza, competenze e professionalità. Il suo arrivo potrà dare nuova linfa alla società granata oppure non è il momento giusto per questa operazione? Lo abbiamo chiesto a sei “esperti”.

Manuele Morelli, ex presidente ACB
A mio parere la società non deve avere fretta ad ambire alla promozione nella lega cadetta. Occorre consolidare le basi per poi costruire il futuro con concrete e giustificate ambizioni ma con la dovuta serenità e su solide basi. Portando a Bellinzona un manager di calciatori, immagino i più sudamericani, significa chiudere in faccia le porte al lavoro eccellente del Team Ticino, lasciando unicamente un piccolo spiraglio ai ragazzi formati nalla struttura con sede a Tenero; legarsi di fatto ad un unico procuratore è limitante, perciò ben vengano le collaborazioni ma su più fronti e con un occhio di riguardo al citato Team Ticino. Valorizziamo in sostanza i nostri calciatori e non quelli degli altri, perlomeno in Prima Lega Promotion, categoria nella quale il budget è ancora sopportabile. Un tantino diverso il discorso il Challange League, ma diamo tempo al tempo, la fretta è spesso una cattiva alleata. Capisco Bentancur: Bellinzona rappresenterebbe per lui uno spiraglio da offrire su un piatto d’argento ai clienti meno dotati. Ma forse un tantino comodo, no?

Luca Sciarini, giornalista Teleticino
Pablo, che ho conosciuto ai tempi della promozione del FC Lugano nel 2015, è un vero uomo di calcio. Lavora ai massimi livelli internazionale e ha contatti con manager e club che vanno per la maggiore. I dirigenti granata, che in questi anni hanno fatto un ottimo lavoro ottenendo grandi successi, ammettono però da tempo di essere arrivati al massimo delle loro potenzialità. C'è bisogno di un aiuto, di qualcuno che possa allacciare rapporti ai piani più alti, per permettere ai granata di continuare a crescere e tornare così in quella Swiss Football League che una piazza come quella bellinzonese merita. Bentancur è un manager appassionato e quando si innamora di un progetto dà tutto sé stesso. Sono certo che darà una spinta vigorosa, sia a livello tecnico che di esperienza calcistica. Dovranno essere bravi gli attuali dirigenti a capire la figura di Pablo, che a volte può apparire ingombrante per il suo entusiasmo contagioso e il vigore che sa trasmettere a tutti i livelli.

Enrico Lafranchi, giornalista
Il mondo del calcio è cambiato, oggi anche al Sud delle alpi vanno di moda i russi o gli ucraini che dir si voglia (Lugano, Chiasso). Pablo Bentancur a Bellinzona? Purché la sua non sia una gestione che sconvolga, subito o magari durante come era avvenuto con Giulini, le filosofie calcistiche dell’ACB caduta impietosamente nel 2013 sollevando un polverone immenso e inquietante. Non vorrei fare da bastian contrario dicendo che il contorno di un’altra beffarda chimera potrebbe profilarsi all’orizzonte. Non basta una “scottatura”? La società è già colata a picco. Bentancur a Bellinzona non esiste! A dire certe cose, è risaputo, si rischia l’impopolarità. Ma è bene guardarsi da certi personaggi imprevedibili: intelligenti, ma scarsamente affidabili.

Livio Bordoli, resp. tecnico FTC
Il mio giudizio su Pablo è globalmente positivo. L’ho conosciuto a Lugano l’anno della promozione. Grazie anche a lui siamo saliti in Super League: e non solo per gli inserimenti dei giocatori della sua scuderia quali Malvino, Cortelezzi, Renato Cesar e via dicendo, ma anche perché è andato a prendere elementi come Rossini, Djuric e Lombardi che ci hanno permesso di avere una rosa allargata e più soluzioni tecniche. Pablo abita in Ticino e ormai conosce benissimo il nostro calcio. Con i tempi che corrono, lui è certamente un acquisto azzeccato. L’ACB merita altri palcoscenici e Bentancurt è in grado di contribuire in modo importante al raggiungimento della Challenge League.

Baldo Raineri, ex tecnico Chiasso
Credo si tratti di una scelta giusta. Il Bellinzona ha bisogno di qualcuno che possa trasmettere competenza, conoscenze e professionalità. Pablo Bentancur è un agente serio e i risultati li abbiamo visti a Lugano, quando portando alcuni giocatori di qualità ha permesso alla squadra bianconera di salire di categoria. In passato ho lavorato con lui e mi sono trovato bene. Sa fare calcio e quando si fissa un obiettivo lo vuole raggiungere a tutti i costi. Se l’ACB è pronto ad accoglierlo e sostenerlo, allora dico che è un acquisto azzeccato. La società granata vuole la Challenge League e lui può essere decisivo.

Arno Rossini, tecnico e osservatore
Sono piuttosto perplesso, non lo nego. Bentacur è un agente che vuole vincere e naturalmente fare i suoi interessi. Se il suo arrivo è accompagnato anche da una strategia comune alla società, beh, allora il connubio potrebbe anche funzionare. Ma questa è una condizione dalla quale non si può prescindere. In passato a Bellinzona ci siamo già scottati, per chi non lo ricordasse! Il dirigente sudamericano ha comunque conoscenze e preparazione, su questo non si discute, del resto abbiamo visto cosa ha fatto a Lugano. Alternativa? La società ha sinora fatto benissimo e non l’ha detto nessuno che sia obbligata a salire di categoria. I progetti e le strategie “fatte o pensate in casa” hanno bisogno di tempo: se si punta sull’identità e sul settore giovanile raramente si sbaglia…

B.C.

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