Sport, 25 marzo 2019

“L’Ambrì Piotta è tornato a regalare emozioni forti”

La stagione dei biancoblù alla lente del giornalista di Teleticino Stefano Sala

AMBRÌ - La stagione dell’Ambrì Piotta la riassumiamo in due parole: da favola! Nessuno se l’aspettava, forse solo Luca Cereda, per altro intimamente. Per parlare di questa piccola impresa ci siamo rivolti ad uno dei massimi esperti di hockey del Cantone, il giornalista e opinionista di Teleticino, Stefano Sala.

La notizia forse più importante è che finalmente il club e soprattutto la squadra hanno ritrovato una perfetta simbiosi con i tifosi, cosa che in passato si era rivelata fondamentale. Pensiamo agli anni Ottanta e Novanta. Solo questione di risultati o c'è dell'altro? 
Questa è una delle vittorie del nuovo corso Ambrì, che ricordiamolo è iniziato 3 stagioni fa con Luca Cereda sulla panchina dei Rockets. Certo i risultati aiutano, nello sport è un teorema, non c’è pubblico senza risultati. Poi ci sono le emozioni: la squadra è tornata a regalare emozioni al pubblico e i tifosi sono tornati a sentirsi parte della squadra. Lo spirito Ambrì, che nelle ultime stagioni si era un po’ smarrito; le tradizioni, tu puoi prendere allenatori e giocatori da ogni parte del mondo ma non devi mai dimenticarti le tue radici, chi sei e da dove arrivi. È una regola di vita. 

La scommessa di Lombardi su Cereda e Duca è stata vinta. Quanto merito c'è del tecnico e quanto del DS? 
Sono un duo e separare i meriti non è possibile. Era una scommessa quasi sicura, e il presidente meritava di vincerla dopo anni di delusioni e sacrifici invani. 

Parliamo della squadra analizzando i singoli reparti. Partendo della difesa. 
La difesa ha retto bene, a me è piaciuto molto Ngoy, nei playoff è stato straordinario, ha fatto valere la sua enorme esperienza. Fora ha vissuto molte emozioni in questa stagione, dalla chance NHL, alla bocciatura, e un ritorno molto probabilmente non preventivato. Non è stato facile, poi il servizio militare, che gli ha portato via energie. Ha lavorato in silenzio, mai un alibi, un ragazzo che non va sopra le righe. Ha subito qualche critica ingiusta da parte di una frangia di tifosi, eppure ha disputato un playoff da vero leader. Plastino è calato nel finale, non è una bocciatura, ha dato tanto. Capisco però che la societàstia guardando altrove, fa parte del processo di crescita. Per Guerra peccato vada a Davos. Non dimentichiamo poi Isacco Dotti, una scommessa vinta e Fischer, che nei playoff ha mostrato grande personalità. 

Fondamentali i portieri e la sana concorrenza. La presenza di Manzato ha aiutato Conz?
Ci hanno visto lungo ad Ambrì, prima prendendo Conz che il Friborgo aveva letteralmente scaricato, poi raccogliendo per strada Manzato che a Lugano non aveva posto. Spesso però si dimentica chi quotidianamente lavora sulla loro tecnica e nella loro testa, e cioè Pauli Jaks: a lui spetta il grande merito di aver ricostruito la fiducia in Conz.

Capitolo attaccanti: Kubalik stratosferico...
Mancherà…per lo spettacolo, per i punti, per il leader che stava diventando. Mi è piaciuto tantissimo in gara 4, l’ho visto difendere, pensare più alla squadra che ai suoi punti, una partita matura da vero leader. 

Novotny uomo squadra imprescindibile,vero?
Cì colpì particolarmente, ricordi? Eravamo io e te a Lugano durante la Champions Hockey League. Il suo nome è famoso in Europa, pensavo fosse arrivato a fine carriera e invece ha ancora molto da dire in una squadra di giovani che ha bisogno della sua esperienza. Poi è entrato nel cuore dei tifosi con il Geyser Sound, questo ti fa capire la sua sagacia.

D'Agostini è tornato sui suoi standard: può ancora essere decisivo?
Troppi infortuni per lui purtroppo. Per ora sono in stand by con Paolo Duca, qualora la squadra dovesse qualificarsi per la Champions Hockey League gli verrà sottoposto un contratto come quinto straniero. Attenzione però la squadra prenderà il quinto solo in caso di competizione europea, altrimenti inizierà con 4.

Sono esplosi Zwerger, Müller e Hofer...
Gli austriaci sono stati straordinari, Zwerger cresciuto: Ambrì credo sia la sua giusta dimensione. Fossi in lui non andrei a cercare altrove. Hofer ha lavorato tanto, il salto dalla EBEL alla National League è notevole. Nei playoff poi è esploso, avesse anche il killer instinct davanti alla porta sarebbe eccezionale. A Linz era abituato a giocare playoff tirati alla morte e contro il Bienne si è visto. Peccato per l’errore in gara-5. Müller ha faticato un po’ nei playoff, mi è parso un po’ nervoso ma credo faccia parte di un processo di crescita. Patrick Fischer spero lo tenga in considerazione. 

Il sistema di gioco di coach Cereda richiede molti sforzi fisici: dunque possiamo dire che la preparazione atletica sia stata fondamentale? 
Ed ha funzionato, con meno infortuni rispetto al passato. Poi che la preparazione fisica fosse alla base del Cereda- pensiero lo avevamo visto a Langenthal due stagioni fa, i suoi Rockets viaggiavano al doppio rispetto ai giocatori di Hans Kossmann. Rimasi impressionato da Noele Trisconi, non riuscivano a stargli dietro, gli avversari, ma anche i compagni.

Il futuro: come rimpiazzare Guerra? E Kubalik resterà? Novotny ha rinnovato. Plastino e D'Agostini devono rimanere? 
No, come dicevo prima, D’Agostini, come stanno pensando ad Ambrì, può essere un ottimo quinto straniero, che poi scommetto saprà ritagliarsi un ruolo importante. Plastino non faticherà a trovare un’altra squadra, la società fa bene a guardarsi intorno. L’Ambrì Piotta dopo questa stagione ha guadagnato rispetto e credibilità. Adesso sono gli agenti a chiamare Paolo Duca. 

Ripetersi la prossima stagione sarà insomma dura... 
Durissima, nella vita come nello sport sono tutti contenti, a parole, quando ci sono queste imprese. Ma la prossima stagione nessuno sarà disposto a dividere una fetta di torta con l’Ambrì Piotta. Il compito, inaspettato, di Cereda sarà quello di trasformare la rabbia e la delusione di questa eliminazione contro il Bienne in energia. Dovranno essere bravi a ripartire sapendo che ci saranno da fare i punti di Kubalik e rimpiazzare l’esperienza di Guerra, i nuovi dovranno entrare in un gruppo rodato e votato al sacrificio. Una bella sfida insomma.

Per chiudere: la nuova Valascia è imprescindibile nel processo di crescita. A che punto siamo? 
Dicono manchi una firma, la più importante, ma non ne so di più di quanto comunicato dalla società. Credo siano solo aspetti burocratici. Certo la pista nuova ci vuole, è un processo irrinunciabile, un passo in avanti. Però non entrare più alla Valascia… Chissà quanti sbaglieranno strada alle prime partite. Mi ricordo quando il Milano passò dal Piranesi al Forum di Assago, un salto nel futuro, dall’utilitaria all’astronave, però non era la stessa cosa, i tifosi storici faticarono, non si sentivano a casa.

A.M.

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