Svizzera, 21 marzo 2019

Aveva aggredito una dipendente di un centro per richiedenti l'asilo fino a farle perdere un occhio, condannata a 18 anni di carcere

Igor Kravarik / BLICK
Il tribunale cantonale di Zurigo ha condannato martedì una richiedente l'asilo per tentato omicidio ad una reclusione di 18 anni, confermando così il verdetto di primo grado. Nel novembre 2015, la donna aveva brutalmente attaccato una dipendente di un centro per richiedenti l' asilo a Embrach, ferendola gravemente.

Come riporta il Blick, il Presidente della Corte ha parlato di un "atto assolutamente privo di senso e incomprensibile" il quale "non si può ragionevolmente capire". L'imputato aveva agito in modo "estremamente brutale e implacabile".

Le assicurazioni della donna secondo cui non voleva uccidere la vittima "ma solo farle del male" sono "pretesti senza alcuna giustificazione", ha detto il giudice. La spaventosa violenza con cui colpì la sua vittima per diversi minuti con una falce non lascerebbe altra conclusione che vi fosse una chiara intenzione di uccidere.

La vittima, oggi quasi trentenne, ha descritto l'accaduto in modo credibile e senza esagerazione e le sue dichiarazioni coincidono con i risultati dell'inchiesta, ha aggiunto il giudice.

I fatti risalgono al 18 novembre 2015. La richiedente l'asilo, cittadina della Costa d'Avorio, doveva essere trasferita presso un alloggio destinato a donne singole e famiglie, trasferimento a cui la donna si opponeva. Nel momento in cui la dipendente è entrata nella sua stanza per aiutarla a fare i bagagli, la richiedente l'asilo aggredisce la giovane con una falce da giardino per poi cospargerla di benzina.

Mentre la sua vittima si trova a terra gravemente ferita, la donna indossa una parrucca, prende delle medicine e fugge dalla finestra. Verrà fermata poco dopo e da allora si trova in detenzione. La falce l'aveva trovata in un orto in cui venivano portati i richiedenti l'asilo, mentre la benzina l'aveva ottenuta semplicemente chiedendola ad un responsabile del centro, spiegando che volesse organizzare una grigliata. Secondo quanto emerso al processo, non avrebbe dato fuoco alla giovane perchè avrebbe sentito dei rumori nel corridoio.



La vittima sopravviverà alla brutale aggressione, ma riporterà ferite permanenti. Colpita alla testa e al torace, la giovane aveva riportato un polmone perforato, la perdita della vista da un occhio e danni permanenti all'altro. Parte del viso è rimasto paralizzato e presenta vistose cicatrici. "La vittima soffrirà per tutta la vita a causa di quanto avvenuto" ha detto il giudice.

Nell'emettere la sentenza, il giudice precisa anche di aver tenuto conto della situazione problematica della donna in Svizzera, del suo disturbo psichiatrico e della sua difficile infanzia.

Secondo quanto riferito, la donna era una di 14 figli nati in una famiglia di agricoltori. Dopo alcuni anni di scuola avrebbe dovuto iniziare a guadagnare soldi per la famiglia all'età di dieci o undici anni. Fu forzatamente sposata quando aveva 15 anni, ma fuggì dopo solo pochi mesi di matrimonio.

Nel 2010 è arrivata in Svizzera per alcuni mesi, poi è tornata in Costa d'Avorio, e nel 2011 si ritrova nuovamente in Svizzera dove chiede asilo. Asilo che le è stato respinto, ma, a causa di una richiesta di riconsiderazione, la donna era ancora in Svizzera al momento del reato.

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