Mondo, 11 marzo 2019

"Lei sembra un maschio...". E per i giudici non è stupro

"Sembra un maschio, non è stupro". È quanto si può leggere in una sentenza per un presunto stupro su una ragazza che risale al marzo del 2015 e avvenuta in Italia.

Come riporta "Repubblica" la ragazza un giorno, appena arrivata a casa, racconta alla madre di essere stata violentata. Immediatamente si reca in ospedale, dove i medici riscontrano lesioni compatibili con la violenza sessuale. Agli inquirenti la 22enne racconta di aver passato una serata con alcuni compagni della scuola serale. Poi l'abuso da parte di due ragazzi. Uno faceva da palo mentre l'altro l'avrebbe violentava. La prima sentenza, quella di primo grado, arriva il 6 luglio del 2016. I due giovani accusati vengono condannati rispettiavmente a 5 e a 3 anni. La faccenda però si ribalta nel tribunale d'appello con l'assoluzione dei due imputati.

Il motivo è che i giudici non hanno ritenuto credibile la ricostruzione della giovane. Ma tra le carte della sentenza in appello, come riporta "Repubblica", c'è qualcosa di strano. I giudici infatti si sarebbero lasciati andare a
commenti piuttosto forti sulla ragazza che hanno immediatamente messo in allarme anche le toghe della Suprema Corte.

Nelle motivazioni della sentenza si legge: "In definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata "goliardica", trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare Melendez (al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di "Nina Vikingo", con allusione a una personalità tutt'altro che femminile, ma piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare) inducendolo ad avere rapporti sessuali come una sorta di sfida".

Parole fin troppo chiare quelle dei giudici della Corte d'Appello di Ancona. A quanto pare ad influire sulla decisione delle tre magistrate potrebbe essere stato l'aspetto della vittima definita troppo "mascolina". Adesso toccherà alla massima istanza stabilire come sono andate davvero le cose e porre fine alla vicenda giudiziaria.

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