Mondo, 04 marzo 2019

Un cartellone di benvenuto con una donna che porta il velo islamico crea scalpore in Svezia

Su un cartello pubblicitaria digitale all'ingresso di Gävle, cittadina svedese di 100'000, da alcuni giorni si può vedere una donna musulmana che porta il velo islamico dare il benvenuto ai visitatori.

In un commento pubblicato su Facebook, e riportato dalla testata svedeseNyheter Idag , il comune spiega il motivo che sta dietro a questo modo “esotico” per dare il benvenuto ai visitatori, sostenendo che la città di Gävle è una città "grande diversità".

"La donna nell'annuncio è una delle molte donne musulmane di Gävle e ha scelto di indossare l'hijab perché vuole e perché si sente sè stessa con il velo", scrive il direttore delle comunicazioni Johan Adolfsson.

La scelta di mettere una donna con il velo islamico in un cartellone che dovrebbe rappresentare la cittadina svedese non è però andata giù a molti, sia fuori che dentro Gävle. L'immagine ha rapidamente fatto il giro del web, con diversi che denunciano l'ennesima evidenza dell'islamizzazione dell'Europa e della Svezia in particolare.

Anche diversi politici locali hanno preso posizione sul cartellone. Come Roger Hedlund, membro del Parlamento come rappresentante dei democratici svedesi e anche consigliere comunale di Gävle, il quale si dice critico nei confronti dell cartellone. "Perché legittimare un capo che per molte donne significa costrizione e oppressione? Che segnale invia? ", afferma Hedlund.

La democratica cristiana Soheila Fors condivide un messaggio che ha ricevuto da una musulmana di Gävle: "Sono musulmana, ma non indosso un velo. Mia sorella è rinchiusa in Iran per essersi tolta il velo. E qui il comune pubblicizza chi indossa il velo. Perché non chiedono a musulmani senza velo? Non capiscono che l'odio e la persecuzione contro di noi che non portano il velo sono riconosciuti e approvati dall'annuncio? ", dice il messaggio.


Inoltre, è emerso che la donna musulmana in questione, Suzan Hindi, aveva precedentemente lavorato come guida in una moschea salafita accusata di estremismo e aveva anche legami con la controversa organizzazione musulmana dei Fratelli musulmani.

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