Sport, 21 gennaio 2019

Sadiku, storia di un attaccante che ha scalato l’Everest

Il centravanti albanese è tornato a Lugano. A Cornaredo già si sogna

LUGANO - Il titolo si presta all’equivoco. In realtà è soltanto un modo di spiegare chi sia Armando Sadiku, attaccante albanese di 27 anni, che nel mese di marzo del 2011 giunse in Ticino accompagnato dalla fama di “sconosciuto” o mister nobody, ma con un grande obiettivo: vincere nella vita e provare a regalare alla sua famiglia, di origini umili, una stabilità economica che ben difficilmente l’Albania avrebbe potuto darle.

Al suo arrivo a Locarno si chiesero tutti chi fosse quel ragazzo nemmeno ventenne dal cognome che suonava un tantino di “lugubre”. Sarà “sadico” sottoporta?, titolava un quotidiano ticinese. Davide Morandi, tecnico emergente di quei tempi ed ora opinionista affermato della TV di Stato, non ebbe dubbi: Armando ha il fiuto del gol, è un uomo votato al gioco d’area e soprattutto, ecco la vera differenza, rispetto ai giovani locali, ha tanta fame, tanta voglia di arrivare e di intraprendere una bella carriera. Ma per lui (ecco l’aggancio con il titolo di cui sopra), c’e una montagna da scalare.

Il mentore
Per il Locarno non è un momento particolarmente felice. Manca qualcuno che la butti dentro. Morandi, però, non se ne cruccia: se arriva qualcuno di buono, ci salveremo. Detto fatto, ecco Armando, un centravanti sveglio e voglioso ma assolutamente da svezzare. Il tecnico di Ascona si da subito da fare e “adotta” il timido e umile balcanico. Lo fa sentire come a casa sua, se lo coccola pure ma non gli risparmia nemmeno dure critiche. Una volta gli disse: “Non sei nessuno….” dopo una prestazione incolore. Ma lo fa a fin di bene e il ragazzo, intelligente e furbo come una volpe, capta il messaggio.
Risultato: al termine del campionato 2011/2012 il Locarno salva il suo posto in Challenge League. E pensare che in quella stagione la categoria era stata tagliata da 16 a 10 squadre. I verbanesi compiono insomma un’autentica impresa e Armando, con le sue 19 reti, contribuisce alla grande al risultato. Al Lido (ahi quanta nostalgia di quei tempi…) si respira un’aria festaiola. Ad ogni partita c’e da divertirsi. Ma, quasi inevitabilmente, i due grandi protagonisti della cavalcata storica, Morandi e Sadiku appunto, sono attratti dalle sirene bianconere e giustamente decidono di sfruttare al meglio questa opportunità che il presidente Angelo Renzetti offre loro.

Destini differenti
Davide Morandi e Armando Sadiku devono far compiere il salto di qualità al Lugano. Ma se per l’albanese le cose vanno bene (20 gol e capocannoniere di Challenge League) per il tecnico locarnese succede il contrario e viene presto licenziato. Al suo pupillo si aprono comunque le porte del calcio che conta: la montagna è quasi scalata. Resta l’ultimo decisivo gradino. Il più difficile. Presto Armando, chiamato così in onore di Maradona, lo supererà. Prima con l’ingaggio a Zurigo e quindi con la convocazione in Nazionale da parte del CT dell’Albania Gianni De Biasi. L’uomo che il Locarno aveva soffiato al Chievo nel 2011 sta per diventare un punto fermo della squadra balcanica. “Sadiku è il classico uomo d’area, che sa fiutare bene le situazioni ma che può anche creare gli spazi per gli inserimenti dei compagni. Ho intravvisto in lui anche le doti del leader, malgrado sia di carattere piuttosto chiuso”. Per De Biasi, l’ex bomber del Locarno e del Lugano è una “certezza” e agli Europei del 2016 Sadiku saprà ritagliarsi uno spazio da protagonista.

Lo storico Europeo
Il 19 giugno del 2016 sarà per sempre stampato nella memoria degli albanesi. La nazionale di De Biasi ottiene i suoi primi punti in una competizione di livello internazionale, battendo (1-0) la Romania grazie ad una rete di Sadiku. La montagna è vinta, la bandiera piazzata in cima: il bomber ha superato la sua più grande sfida. Ora è un giocatore affermato e rispettato. Eppure proprio ad inizio di quell’anno Sadiku è ceduto in prestito dallo Zurigo al Vaduz dopo un girone d’andata così così. Ma lui non se ne rammarica più di quel tanto e grazie ai suoi 8 gol salva la squadra del Liechtenstein e condanna, udite udite, i tigurini alla Challenge League. Clamoroso ma vero! Al momento di andare a Vaduz disse: “Io dove mangio, do il sangue. Non si discute, farò il meglio per il Vaduz, se ci sarà un gol da fare, lo farò. In realtà spero di essere già salvo così che a Zurigo non ci andrò nemmeno”.
Parole dure.

Il ritorno a casa
Nel gennaio del 2017 Sadiku ritorna a Lugano. C’era già stato una volta e si è guadagnato la simpatia di tutti: presidente, compagni e pubblico. Con Alioski al suo fianco, contribuisce a portare i bianconeri in Europa League. Ma il suo destino ancora una volta è segnato: grazie alle sue reti e alla sua dedizione fa lievitare i prezzi e il Legia Varsavia versa nelle casse dell’FCL 800 mila euro. Renzetti, che cerca sempre di far quadrare il bilancio, lo lascia partire seppure a malincuore.
In Polonia si metterà in mostra, un po’ meno nel Levante (Spagna), a causa anche di un infortunio, che nello scorso mese di agosto lo costringe a finire sotto i ferri per una operazione al ginocchio. La lunga pausa agonistica non impedisce ad Armando e al presidente Renzetti di “sentirsi”. Sono pronto a tornare a casa, afferma. Detto fatto si sottopone alle visite mediche e guadagna il diritto a rivestire di nuovo la maglia che ha sempre avuto nel cuore. E chissà che ora non compia un’altra impresa, riportando il Lugano in Europa. Sarebbe la seconda volta. Ben tornato bomber. Per Fabio Celestini un’opzione offensiva di lusso.

B.C.

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